Perché le rockstar non devono andare in pensione

Di Jacopo Scarinci

Axl Rose Ac Dcdi Jacopo Scarinci

La notizia è quella che un po’ ti lascia basito e un po’ ti incuriosisce: Axl Rose sarà sul palco con gli AC/DC nei prossimi tour della rock band australiana, in sostituzione del loro cantante, Brian Johnson, che ha l’udito più che fottuto.

Qualcuno – di poco avvezzi in materia ne è pieno il mondo – si è chiesto se ci fosse davvero bisogno di ciò, unendo il solito sguaiato e noioso “largo ai giovani” di circostanza e qualche riflessione – si fa per dire – sull’altra grande notizia che ha visto protagonista Axl, la reunion dei Guns ‘n Roses.

Axl è stato la rockstar perfetta: bello, dannato, incredibilmente dotato, simbolo autentico di una generazione intera. Adesso è brutto, grasso e con un piede rotto: eppure guardatevi qualche video dei primi concerti di questa reunion dei Guns, ai giovani del famoso “largo ai” di cui sopra bisognerebbe sbarrare la strada con un cingolato se questi sono i cosiddetti “vecchi”. Lo stesso identico discorso si può fare con gli Iron Maiden – che dal vivo sono ancora autentiche macchine da guerra -, con gli U2, Roger Waters, David Gilmour. O con i Led Zeppelin, che nel concerto reunion del 2007 hanno dimostrato come l’età sia un concetto molto relativo. Una volta i giovani erano quelli che a vent’anni o giù di lì pubblicavano Nursery Crime (i Genesis), Atom Heart Mother (i Pink Floyd), Unknown Pleasures (i Joy Division) o Ziggy Stardust (David Bowie). Finché i “giovani” – oggi e un domani – saranno quelle schifezze che trovano abusivamente spazio nelle chart di tutto il mondo, il cielo protegga le icone dei bei tempi che furono. E quelle che sono rimaste suonino in gloria.

Ma tornando agli AC/DC la domanda che si sente in giro – snob e con una puzzetta sotto al naso degna di una vecchia zia – è: perché Axl Rose? Da che mondo è mondo, la musica è un business. Annullare tournée, cancellare date significa mazzate su mazzate, soprattutto per band che sono a tutti gli effetti società con un fatturato. Rob Halford, cantante dei Judas Priest, sostituì per due concerti dei Black Sabbath nel 1992 Ronnie James Dio che si rifiutò di salire sul palco di Costa Mesa e nel 2004 Ozzy Osbourne vittima di una bronchite. Sempre successo, sempre succederà. Business, marketing, chiamatelo come volete: così è se vi piace.

L’hanno fatto per soldi? Sicuramente. Ma se ci si deve indignare, inaciditi e col ditino, ci sono i guadagni annuali dei primi One Direction che passano lì apposta. Lasciamo stare le rock star.

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