Albertazzi e il culo delle donne

Di

Albertazzidi Scaramouche

Muore Giorgio Albertazzi, forse sconosciuto alle generazioni più giovani ma rimane comunque un personaggio eccezionale del secolo scorso e di quello attuale. Albertazzi è stato una corda ritorta che ha attraversato i decenni passati, una personalità nata dal sangue della Repubblica di Salò. Arruolato coi fascisti, salvò degli ebrei dalla deportazione. Maschilista, adorò le donne, chiamava i gay “froci”, ma ha baciato Visconti ed era lusingato dalle loro attenzioni. Lui era tutto: pro e contro, sì e no, chiaro e scuro.

Non si definiva. Albertazzi, grande attore, regista, personaggio eclettico e forte, con una vena anarcoide quasi dolorosa e letale. Gli si può dire tutto, ma non che non abbia avuto il coraggio di ciò che fece. Quando gli chiesero cos’era per lui piazzale Loreto, rispose:

Piazzale Loreto fu solo macelleria messicana. Niente altro. Fu uno schifo, per chi l’ha voluto e chi l’ha portato a termine quel disegno. Ma non poteva essere evitato, non nel senso politico del termine, ma perché l’uomo è quella cosa lì.”

Una logica stringente, per quanto possiamo odiare il fascismo e capire quell’epilogo, non ci fu dignità negli sciacalli che guardavano la jena distrutta e umiliata. Non c’è mai dignità nel colpire a posteriori quando il nemico è sconfitto. Lui poi fu assolto dopo due anni di carcere preventivo, ma la macchia di Salò lo ha seguito fino a oggi, fino alla sua morte. Alla sinistra che non gli aveva mai perdonato quell’appartenenza disse solo:

“Neanche io, se è per questo, me la sono mai perdonata. Ma scelsi la parte dei perdenti, quella della Rsi, e lo feci più che per un istinto anarchico che non per convinzione. Fu un mio dramma personale, ma senza rinnegarlo o cercare scorciatoie. Poi a me il pentitismo non piace”.

Giorgio Albertazzi in decenni calcò palchi teatrali, amò donne, ruppe regolarmente la patina di perbenismo della società italiana. Ancora nel 2015, a 91 anni recitava il mercante di Venezia di Shakespeare con Franco Castellano. Grande seduttore, aveva un ottimo rapporto con la morte, al punto di unire eros e thanatos in quello che potrebbe essere il suo epitaffio, la sua eredità. Un appello disperato e gioioso rilasciato in un’intervista all’Huffington Post:

“Ma ci sono modi e modi di morire, come quella donna che regala all’ultimo sguardo dell’uomo non la flebo ma il suo meraviglioso culo. Mostrate le natiche ai morenti!”

E speriamo che Giorgio il suo culo lo abbia visto, perché noi Salò gliel’abbiamo perdonata. Lo dobbiamo a lui e anche a noi stessi.

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