Amnesty International Svizzera: “Il Consiglio federale ha ceduto alle pressioni dell’industria”

Armidella Redazione

Il fatto che la legge sul materiale di guerra vieti di esportare armi verso un paese che partecipa a un conflitto (interno o internazionale) o che commette gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani, sommato al fatto che Amnesty International ha potuto documentare crimini di guerra commessi dall’Arabia Saudita in Yemen, rende la decisione del Consiglio Federale di autorizzare la vendita di armi all’Arabia Saudita e altri Stati della regione (Emirati Arabi Uniti, Bahrein) coinvolti nel conflitto yemenita, inammissibile e ingiustificabile.

Così Amnesty International Svizzera, da noi interpellata sulla decisione del Consiglio federale di autorizzare l’esportazione di armi per quasi 180 milioni di franchi a paesi sicuramente non in prima linea nella difesa dei diritti umani, spiega la propria posizione e la propria condanna.

Anche perché, continua Amnesty, “il Trattato internazionale sul commercio delle armi (ATT) – adottato dopo lunghi anni di negoziati grazie alla pressione costante da parte di Amnesty International e altre ONG – doveva costituire un minimo di regolamentazione al quale gli Stati dovevano tenersi. L’entrata in vigore del trattato non doveva in alcun caso far sì che gli Stati dotati di una legislazione più severa, come la Svizzera, dovessero ammorbidirla.” Invece non è andata affatto così, in barba all’ATT.

Comprensibile, quindi, che Amnesty International Svizzera sia parecchio delusa da questa decisione e dal fatto che “in seguito alla pressioni da parte dell’industria dell’armamento e dall’ambiente legato alle armi in generale, siano stati introdotti dei cambiamenti nella legislazione svizzera, così da adattarsi «al ribasso» all’accordo internazionale.

Anche perché non si capisce il disegno che ha mosso il Consiglio federale, il quale ha cambiato le regole approvate nel 2015 “usando uno stratagemma, interpretando la regola che vieta l’esportazione di materiale di guerra verso paesi che partecipano a un conflitto interno e stabilendo che possono unicamente essere vietate le esportazioni verso lo Stato nel quale si svolge il conflitto. Nel caso specifico il conflitto interno si svolge in Yemen e le esportazioni verso gli altri Stati implicati nel conflitto sono quindi autorizzate anche se, come l’Arabia Saudita, commettono crimini di guerra quasi quotidianamente, bombardando la popolazione civile yemenita.

La conclusione non può che essere all’insegna dell’amarezza: “Ancora una volta il Consiglio federale ha ceduto alle pressioni dell’industria, sacrificando il rispetto dei diritti umani e forse anche la vita di vittime innocenti in nome dell’economia.

Per completare il quadro, abbiamo contattato anche la sezione svizzera di Medici Senza Frontiere chiedendo loro un parere su questa scelta del nostro governo. Pur ribadendo che MSF è un’organizzazione neutrale che non prende posizione per scelta, soprattutto per non compromettere la propria azione medica e di assistenza, ci hanno detto che nonostante ciò “su certi argomenti, come quando delle strutture medicali sono bombardate (ad esempio l’ospedale di Aleppo la settimana scorsa), denunciamo chiaramente e pubblicamente questi crimini di guerra invocando il diritto di ciascuno ad accedere alle cure mediche senza nessuna discriminazione e chiediamo il rispetto del Diritto Umanitario Internazionale.

Quella del Consiglio federale è una decisione che, alla luce di quanto dichiaratoci da chi opera quotidianamente in scenari di guerra che noi possiamo solo immaginare, ci appare sempre più incomprensibile.

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