Conosco un’altra umanità

Di

cecitadi Lara Allegri

 “Ma dove andremo a finire se continua così?
si sente spesso dire dalla gente qua e là
Continua violenza, scandali, imbrogli e mali:
dove sono finiti i veri, grandi ideali?”
E’ vero, il mondo oggi si dipinge a tinte scure,
si esaltano gli equivoci, le scene crude e dure,
soldi e facili successi col piglia, usa e getta.
Però, mi si permetta: non è questa la sola umanità.”

(Conosco un’altra umanità – Gen Rosso)

Sempre più spesso mi gira per la testa questa canzone di quando ero una giovane piena di ideali e di speranza. Oggi, quando la canticchio, la preoccupazione fa capolino e mi rendo conto che siamo quasi anestetizzati da tutta la violenza che ci circonda.

Ieri sera alla tele, comoda sul mio divano, mi guardavo una puntata di “Blacklist”. A un certo momento ho guardato mio marito e anche lui ha avuto lo stesso pensiero. Il messaggio che fa passare questo telefilm è che ammazzare a sangue freddo è… facile, normale, quasi necessario. Morte tua, vita mia. Non sorge il dubbio che si potesse fare altro. Ti sei messo in mezzo alla strada? Mi ostacoli nel cammino? Morto.

Nem innanz!

È come se il cuore si fosse anestetizzato. In rete un continuo martellare di immagini di devastazione. Bombe ovunque, cadaveri. Nel commentare l’ennesimo attacco ad un ospedale, che ha portato alla morte l’ultimo eroico pediatra rimasto, ci sono foto di bambini martoriati. Qualcuno clicca il suo “mi piace” per testimoniare vicinanza, altri condividono. E si passa al nuovo post.

Nem innanz!

Uscendo dalla realtà virtuale /televisiva, mi trovo a visitare famiglie in difficoltà perché un loro caro è malato di demenza. Mi raccontano la loro vita durissima caratterizzata da difficoltà finanziarie, ma soprattutto dall’isolamento. Solo ieri, due volte in nemmeno un’ora, mi sono sentita dire “Se ne sono andati tutti”. Un tempo la casa era piena di gente, poi lui si è ammalato e tutti se ne sono andati.

Spesso a parlare sono anziani che assistono il coniuge malato, i figli sono al lavoro. Giornate interminabili con il malato sempre da tener controllato. Nemmeno il tempo di andare in bagno, sempre la costante paura che capiti qualcosa. E anche di notte spesso non si dorme. Il malato si alza diverse volte e con lui il coniuge curante. Una bellissima storia d’amore. Se non fosse che a un certo punto il coniuge “sano” crolla e si ammala. E alora basta, podum mia ‘na sempar innanz!

Ci sarebbe un modo per sostenere queste famiglie: non andarsene! Andare a trovarli, offrirsi per piccole commissioni o magari anche solo per dare un’ora di riposo al familiare curante. Questo prima che esasperati implorino aiuto! Andare a bussare alla porta, farsi offrire un caffè e parlare. Questo potrebbe generare il cambiamento vero e allora si ci sarebbe “un’altra umanità”. Un’umanità di paese e prossimità, che forse non fermerà i conflitti nelle varie parti del mondo. Un’umanità che non farà scalpore come i proclami di tanti politici.

Un’umanità vera, concreta, fatta di gesti, di mani e di volti.

“Conosco un’altra umanità
quella che ora va controcorrente;
quella che sa dare anche la sua vita
per morire per la propria gente.
Conosco un’altra umanità quella che non cerca mai
il suo posto al sole quando sa che al mondo
per miseria e fame tanta gente muore.

Credo, credo in questa umanità
che abbatte le frontiere, che paga di persona,
che non usa armi, ma sa usare il cuore.
questa è l’umanità che crede nell’amore.”

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