Matteo Pelli ci racconta Andrea Pazienza

Di

Pazienzadi Corrado Mordasini

Andrea Pazienza scriveva di se stesso:

“Andrea Pazienza è il più famoso disegnatore pugliese del mondo. Con il suo segno ha segnato la sua generazione e buona parte di quelle successive, creando storie e personaggi tra i quali Pentothal, Zanardi, Pippo, Pertini e Pompeo. Residente a Bologna, che una volta era capoluogo, produce lì la maggior parte della sua opera. Co-fondatore di Cannibale e Frigidaire, collabora con Linus, il Male e altri ancora. Alto e bello, disegna velocissimo, grazie ai raggi laser che spara dagli occhi. Non è mai stato eletto presidente della Repubblica. Peccato.”

Io e Matteo Pelli condividiamo una passione, quella, appunto, per Andrea Pazienza. Oggi ricorrono i sessant’anni dalla nascita e purtroppo i 28 dalla morte. Mi sono permesso perciò di chiedere a lui, anche se più che appassionato potremmo definire benevolmente malato, qualcosa su quel grande autore e sceneggiatore di fumetti che fu Andrea Pazienza.

Matteo, oggi sono passati sessant’anni dalla nascita di Pazienza. Un genio ribelle, romantico e amaro che ha completamente stravolto il concetto di disegno e sceneggiatura nei pochi anni in cui ha vissuto. Un Michelangelo Merisi della china. Paz moriva nel 1988. Quasi all’età di Cristo. Era un messia del racconto?

Paz era uno diverso, allegro e viscerale triste e ombroso. Per noi quando frequentavo il Centro Scolastico per le Industrie Artistiche era un mito. Un rocker con i pennarelli pantone al posto della chitarra.

Genio, dolore, amore. Quali parole lo definiscono meglio?

Tutte e tre: genio perché come detto prima non si discute, dolore perché nella sofferenza ha prodotto le opere più cariche, amore perché (a suo modo) traspariva nei suoi lavori. In più ci metto l’amore ancora vivo di molti di noi perché quello che ha fatto rimane nei nostri cuori e prende ancora più forza.

Se fosse ancora qui oggi, cosa pensi che ci racconterebbe?

Il mio Pazienza è quello di mia mamma che all’epoca studiava a Bologna e alla quale io (piccolo ma non piccolissimo) chiedevo di cercare tutto quello che poteva su Pazienza. C’erano delle vecchie botteghe che a volte avevano qualche rivista con i suoi disegni, me le portava a casa e le custodivo gelosamente. All’epoca dello CSIA un paio mi furono “stuccate”. Un dramma. Pensa che per i primi 20 anni della mia vita ho studiato per diventare illustratore per bambini e fumettista, inseguendo disperatamente il mio mito.

Se Paz fosse qui oggi?

Avrebbe troppo materiale, forse si sarebbe addirittura annoiato di tutto questo casino. Prevedere un imprevedibile però è difficile, quello che penso io è che Pazienza sarebbe stato comunque un mito.

La sua fu la generazione dell’eroina, eroina che se l’è portato via in un ultimo guizzo di disperazione. La domanda è retorica, ma genio e sregolatezza sono costretti a convivere? Oppure Paz era uno col “mal de vivre”?

Pensando romanticamente potrei dirti che pazzia talento e arte stanno bene insieme, però mi sembra un po’ riduttivo. Il male dentro è quello che se sviluppato ti porta a opere “da paura” come le sue ma poi a prendere anche strade distruttive come quelle che poi ha scelto. Non so risponderti, ti dico però che ogni volta che mi guardo una sua tavola penso “mio Dio quanto mi manchi Paz” perché per me era e sarà sempre il numero uno.

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