Papa Francesco, Vescovo di Roma (Quarta parte)

Di Redazione

Papa Francescodi Fabrizio Eggenschwiler

(Puntate precedenti: Prima – Seconda – Terza)

Su quella “pioda” di Pietro

Continuando il suo “Constitutum”, Costantino proclama la natura di vicario di Cristo del Papa e la sua supremazia sulla potestà imperiale. Parole che sarebbero tornate preziose ai vari Gregorio VII, Alessandro III, Gregorio IX, nelle lotte contro gli imperatori nel XII e XIII secolo.

Inoltre – e qui viene il bello – decreta che (il Papa)abbia la supremazia sulle quattro sedi principali (della Chiesa), Antiochia, Alessandria, Costantinopoli e Gerusalemme, nonché su tutte le chiese della terra:

“Atque decernentes sancimus, ut principatum teneat tam super quattuor praecipuas sedes Antiochenam, Alexandrinam, Constantinopolitanam et Hierosolymitanam, quamque etiam super omnes in universo orbe terrarum dei ecclesias”.

Costantino si impegna poi a costruire, nell’area del palazzo imperiale lateranense una chiesa “caput et verticem omnium ecclesiarum in universo orbe terrarum “ (l’odierna San Giovanni Battista, cattedrale di Roma), nonché le altre basiliche costantiniane, San Pietro e San Paolo, e a donare al Papa il predetto palazzo lateranense, sede pontificia durante il medioevo. Gli fa anche dono del suo diadema e della sua corona. Stando al noto mosaico dell’oratorio di San Silvestro annesso alla Chiesa dei Santi Quattro Coronati, la corona donata sembra il prototipo del “triregno” utilizzato per l’incoronazione papale fino a Paolo VI.

Venendo ai doni temporali, Costantino concede per sempre al Papa e ai suoi successori la sovranità sull’Urbe di Roma, sull’Italia e sulle province occidentali, in sostanza su quello che dopo la sua morte sarebbe stato l’impero romano d’occidente.

Avviandosi alla conclusione, Costantino proclama che a nessuno sarà permesso di opporsi, violare o usurpare le concessioni da lui fatte al Papa e che chiunque ardisse farlo sarebbe bruciato all’inferno (“in inferno inferiori concrematus”).

Il “constitutum” attesta infine di essere stato firmato a Roma il tre delle Calende di Aprile (del 315) dai consoli Flavio Costantino Augusto e Gallicano (in seguito San Gallicano).

Che cosa significa tutto ciò? Che, verso la fine del primo millennio, per affermare e consolidare tanto la sovranità temporale su determinati territori quanto quella “spirituale” su tutti i cristiani, e su tutti i vescovi, si è sentito il bisogno di allestire un documento falso, che proclamasse sia l’una che l’altra sovranità, attribuendolo all’imperatore che aveva riconosciuto il cristianesimo. Se ne può dedurre che fino a quel momento tali sovranità non fossero unanimemente riconosciute e accettate.

Si potrà obiettare che, almeno per quanto concerne la sfera spirituale, il Papa non aveva bisogno di inventarsi un documento falso, visto che il Vangelo di Matteo contiene il famoso passaggio: “Ed io dico a te che tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte dell’inferno mai prevarranno contro di lei. E a te darò le chiavi del regno dei cieli: e qualunque cosa avrai legata sulla terra, sarà legata anche nei cieli, e qualunque cosa avrai sciolta sulla terra sarà sciolta anche nei cieli”. Ma evidentemente queste parole evangeliche non convincono le Chiese non cattoliche della supremazia della Chiesa romana, come non convincevano allora molti cristiani. Inoltre quelle parole figurano soltanto nel Vangelo di Matteo. Anche nei Vangeli di Marco e di Luca esiste il capitolo “Confessione di Pietro”, nel quale Pietro si limita a definire Gesù come “il Cristo”, rispettivamente “il Cristo di Dio”, senza che Gesù esprima commenti su pietre, fondazioni di Chiese, legare, sciogliere. Altri, ben più esperti di chi scrive, hanno fatto notare che la parola aramaica “kefa” (pietra) era usata metaforicamente anche per indicare uno “scocciatore” (“pioda” in dialetto ticinese); e che nel capitolo successivo del Vangelo di Matteo, “Profezia della Passione”, quando Pietro si aggrappa a Gesù: “Deh, che non sia, Signore, questo non ti avverrà giammai”, Gesù gli risponde: ”Va lontano da me, Satana! Tu mi dai scandalo: perché non ragioni secondo Dio, ma secondo gli uomini”.

Infine, come è noto, quando Gesù è tratto in arresto, Pietro è l’unico degli apostoli a rinnegarlo, per tre volte.

(4. segue)

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