Sarebbero opinioni, queste?

Adriana Sartori

di Jacopo Scarinci

Senza girarci attorno: una rappresentante, un’eletta dal popolo può permettersi di dire pubblicamente idiozie come quelle sparate ieri da Adriana Sartori in totale libertà? E soprattutto, la libertà di parola ha dei confini? Se sì, quali?

Torniamo sempre allo stesso discorso: quello che una volta al bar sfogava la propria ignoranza e il proprio bisogno di un palcoscenico veniva ignorato o messo a tacere dai presenti. Oggi, invece, in questa fogna che è il web quella stessa persona è in grado di influenzare e crearsi un seguito. Eppure protagonista di questa faccenda non è uno dei soliti dementi da social network, ma una rappresentante del popolo. Si parla di una che a Balerna lo scorso aprile 389 voti li ha presi ed è diventata Consigliera comunale, di una che alle Cantonali dell’anno passato s’è portata a casa 32’660 voti personali. Un sostegno che si è visto in tutta la sua penosa, triste e mestamente sgrammaticata claque che ieri sera l’ha applaudita, consolata, difesa. L’ignoranza radicata, immanente e allergica a ogni tentativo di correzione: il vuoto torricelliano diventato norma politica.

Sarebbe stato un piccolo ritorno alla decenza vedere delle scuse. Appunto perché in pochi se le sarebbero aspettate, avrebbero avuto un effetto dirompente. Invece della patetica retromarcia – classica toppa peggiore del buco – immaginatevi di aver letto qualcosa tipo “ho detto una cazzata, chiedo scusa a tutti, mi dimetto”. La figuraccia sarebbe rimasta lì, a imperitura memoria, ma almeno sarebbe stata accompagnata da una presa di coscienza, di responsabilità. No, niente di tutto questo.

Un disastro approvato, rilanciato e addirittura – complimenti, era difficile – peggiorato da molti astanti: una cosa che spinge ancora una volta a chiedersi quali siano i confini della libertà d’opinione. La Pretura penale giusto oggi ci ha ricordato – condannando Donatello Poggi – che la libertà di opinione è un diritto prezioso, ma le opinioni non sono tutte uguali, tutte esprimibili liberamente, soprattutto quando infamanti e palesemente in contrasto con quella cosetta che si chiama “realtà”. O, nel caso del post di Sartori, “comune buon senso”. Chissà che non sia un primo passo.

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