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Come sta la democrazia? Insomma…

a young woman with a voter in the voting booth. voting in a democracy

di Jacopo Scarinci

Come sta la democrazia? Insomma. Non perché è stata decisa la Brexit, ma per come ci si è arrivati. Questo è il vero discorso da fare.

Dobbiamo per una volta fare lo sforzo di non applicare la nostra visione svizzera delle questioni elettorali e calarci nei panni degli altri. La genesi del referendum sulla Brexit non è stata quella da noi ortodossa della raccolta delle firme, del popolo che a gran voce chiede quel provvedimento o contrasta quell’altro. No. Alla Brexit si è arrivati per colpa di una leadership politica imbarazzante come quella di David Cameron. Questo referendum è stato inserito nel programma elettorale dei conservatori per vincere in carrozza le elezioni dell’anno scorso e per depotenziare il populista Nigel Farage: una mossa politica, un azzardo per utile personale – tutto tranne che un democratico appello al popolo. Una leadership politica vera, avrebbe spiegato meglio ai propri concittadini tutto il casino che sarebbe scoppiato – e che è puntualmente deflagrato in un modo così poco british e invero molto latino, povero tè delle cinque. Cameron ha puntellato la propria posizione di Primo ministro lasciando nelle mani del popolo una decisione fondamentale: ha declassato la politica, cortile di casa dei britannici dai secoli dei secoli, ha sdoganato il populismo e consegnato un Paese, privato di guida sicura, al triste spettacolo cui stiamo assistendo.

Per non parlare di Boris Johnson, una cara persona che da sindaco di Londra definiva “malati” gli omosessuali e l’islam una “religione d’odio”: vulcanico ed estemporaneo, appena ha visto i sondaggi favorevoli alla Brexit ne ha preso le redini della campagna col solo fine di far le scarpe a Cameron e di diventare Primo ministro. Un anonimo deputato laburista si è confidato col Guardian ieri, sostenendo che Johnson ha messo a rischio migliaia di posti di lavoro per ottenerne uno lui: magistrale. L’ex sindaco di una metropoli con più abitanti della Svizzera e (probabile) futuro inquilino di Downing Street ha basato tutta la campagna referendaria sul proprio utile personale. In modo discutibile, venendo puntualmente smentito nei vari dibattiti ma si sa, non è più epoca di riflessioni: la gente non vuole riflettere, o non ne è più capace, e se ti dicono che l’UE è un’affamatrice a nulla vale rispondere che – ad esempio, eh! – per quanto riguarda la ricerca in sei anni (dal 2007 al 2013) il Regno Unito ha ricevuto dall’UE 3,4 miliardi di euro in più di quanti ne ha dati per partecipare ai bandi. La realtà dei fatti diventa aria fritta, per manifesta incapacità della politica. I populismi sono in fondo semplici da analizzare, sono figli di un suicidio collettivo: della politica, dell’informazione, della società. Hanno occupato uno spazio lasciato vuoto, non hanno usurpato niente e nessuno. Se non hai più un Tony Blair o una Margaret Thatcher a farti ragionare o a spiegarti – cattiva o no – la loro politica, finisci così: col naso in mezzo alla faccia, col mutuo di 800 mila sterline per una casa che tra un anno ne varrà se non la metà quasi, senza i fondi europei per farti studiare all’università se non sei ricco, con la ricerca bloccata e col Manchester City obbligato a mettere in squadra giocatori inglesi – auguri.

La democrazia sta male? Sì e no. Sì perché non ha saputo far da argine ai populismi ormai diffusi ovunque. No perché non è colpa sua: è cambiato l’elettorato. Se una squadra gioca male a pallone non è colpa delle regole del calcio, ma dei giocatori scarsi. Un elettorato poco istruito, poco consapevole, abbandonato e isolato da anni e anni di governi tutto tranne che attivi sul doppio fronte istruzione/socialità non eleggerà mai i Kohl, i Mitterrand, i Blair che furono, ma arruffapopoli come Johnson e Farage, Le Pen e Salvini.

Bisogna lavorare sull’istruzione e sull’informazione, sulla cultura e sulla storia. Solo così si eviterà ai nostri figli di alimentare questo disastroso mondo di rabbia, egoismo, campanilismo e superficialità oggi evidentemente irrinunciabili. Solo così si scacciano le paure fomentate ad arte da gente che col nobile termine della politica, a conti fatti, ha ben poco da spartire.

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Commenti da Facebook

  • La democrazia sta male, anzi quasi in coma, perché chi lavora senza “santi in paradiso” non conta più un cazzo, non viene difeso da nessuno (sindacati in primis) perché impera il politichese sotto dittatura dei consigli di amministrazione.
    Il “coraggio ” dei sinistrati nella denuncia con le interpellanze parlamentari è meno di una scoreggia nel cesso dove la merda sta traboccando dal water.

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