Le tradizioni non sono leggi

svizzeridi Shevek

Non pensavo. Davvero, eh. Proprio non le prevedevo tante reazioni incazzose nei commenti al mio articolo (leggi qui) sui due ragazzini musulmani di Basilea. Mi sembrava di aver scritto delle tali ovvietà… Invece…

…invece niente: mi pare proprio di aver toccato un argomento sensibile. Qualcuno s’è perfino messo a far del sarcasmo sui bratwurst e sulla parità dei sessi. Sicché mi tocca ribadire e spiegare per chi non capisce, per chi fa finta di non capire e anche per chi rompe i coglioni così, a prescindere.

Cominciamo intanto col fissare un concetto fondamentale: le tradizioni non sono leggi.

È chiaro il concetto, sì? Se non rispetti le leggi, vieni sanzionato, punito, multato, perfino messo al gabbio: si chiama “giustizia”. Se invece non rispetti le tradizioni… boh: cazzi tuoi. Alla peggio, la società ti ostracizza un po’. Se rutti al ristorante, ti guardano male e se insisti ti cacciano. Se non saluti le persone, ti considerano un maleducato e per finire non ti cagano più. Se non mangi il bratwurst, non frega niente a nessuno. Purtroppo mi tocca ripeterlo: non esiste un “Codice svizzero delle tradizioni culturali”. Non ti sta bene, magari perché una certa tradizione ti sembra tanto sacra da meritare di essere rispettata da tutti? Prego, accomodati: puoi sempre lanciare una raccolta di firme per farla inserire nella Costituzione e renderla vincolante. Ma, finché non sta lì, è solo questione di gusti personali. Sotto questo punto di vista non c’è alcuna differenza fra la stretta di mano e il bratwurst. Una tradizione non è una legge.

“Ok, ma come la mettiamo con i due taliban in erba e il loro rifiuto di stringere la mano alle professoresse?”. Anzitutto poniamoci una domanda: perché lo fanno? Qualcuno se lo è chiesto? Soprattutto, qualcuno lo ha chiesto agli interessati? Così, giusto per curiosità, per provare a capire. Se qualcuno lo avesse fatto, avrebbe scoperto come, secondo alcune interpretazioni estreme dell’islam, sia proibito il contatto fra persone di sesso differente, anche se è superficiale come una stretta di mano. Il musulmano estremista spiegherà perché: quel contatto è proibito per rispetto. Infatti i ragazzini non vogliono toccare le professoresse non perché le disprezzano, ma anzi proprio perché le rispettano e non vogliono far nascere in sé stessi pensieri impuri da quel contatto fisico. Non solo: per lo stesso motivo le ragazzine musulmane osservanti non devono stringere la mano ai professori uomini. Come dici? È una boiata? Peggio, ti dico io: è una puttanata sesquipedale! Come tutte le prescrizioni assurde e inutili delle religioni (“Non farti le pippe! Tagliati la pelle sulla punta dell’uccello! Non mangiare il maiale!”). Ebbene, cosa fare con queste puttanate religiose quando entrano nella vita collettiva, per esempio nella scuola? Semplice: se non sono reati, se sono innocue, se non procurano un danno ad altri, basta ignorarle. E no, il rifiuto di stringere la mano non procura alcun danno alle professoresse. Semmai fa sembrare scemi i due ragazzini.

Lo ribadisco: si sarebbe potuta trovare una soluzione soft. Il dialogo, per esempio: una bella chiacchierata dedicata all’argomento, con professori uomini e donne, con un mullah, con i ragazzini e le ragazzine di tutta la classe, musulmani, cattolici, atei e pure induisti e pastafariani, a esporre ciascuno i propri argomenti e controargomenti. Un brainstorming scolastico collettivo avrebbe offerto un’ottima occasione anche per confrontarsi e conoscersi meglio. Comunque alla fine, di fronte al rifiuto pervicace di stringere la mano, si sarebbe potuto chiedere ai due estremisti, per consentir loro di dimostrare un reale rispetto verso il genere femminile pur mantenendo la distanza fisica, di eseguire per esempio un piccolo inchino per salutare le professoresse. Era tanto difficile? Macché: evvai di multa, di sanzione, di pubblico ludibrio e quant’altro. Come se esser buzzurri o fanatici religiosi fosse un reato. Beh, no, non è un reato. È da cretini, però non è un reato. Non. È. Un. Reato.

“Ma appunto: la religione! Quei due rifiutano di stringere la mano alle donne mica perché sono buzzurri, ma perché sono mossi da una religione sessuofoba. Allora cosa dovremmo fare se un giovane razzista rifiutasse di stringere la mano a un professore ebreo?”. È presto detto: niente di niente. Quel giovane razzista dimostrerebbe solo la coglionaggine sua e la stronzaggine delle sue idee. Basterebbe sfancularlo e ignorarlo. A rimetterci è lui, povero sfigato, non il professore, la cui dignità umana non viene nemmeno sfiorata.

Attenzione, perché proprio qui sta il nocciolo del problema. Nel momento in cui, per giudicare un atto innocuo e non proibito dalla legge, andiamo a sindacare le ragioni soggiacenti, infiliamo una china scivolosa da paura. Lo stesso atto, per esempio il rifiuto di una stretta di mano, viene sanzionato non in quanto tale, ma per i suoi motivi? Buzzurro va bene e invece fanatico religioso o razzista non va bene? E dove poniamo il limite? Dove sta l’elenco dei motivi accettabili e di quelli inaccettabili? Chi lo scrive, quell’elenco? Vi rendete conto del rischio della deriva della giustizia, facendo il processo alle intenzioni? Mettiamo in piedi i tribunali del pensiero?

“Sì, però a quelli lì almeno la naturalizzazione mai!”. Oh, ecco un nuovo, interessante argomento sollevato nei commenti: siccome sono dei fanatici musulmani sessuofobi, non hanno il diritto di diventare svizzeri. Immagino lo stesso argomento applicato ai razzisti: se rifiuta di stringere la mano a un ebreo, non può avere il passaporto rossocrociato. Perché la cittadinanza bisogna meritarsela, eh! Del resto è proprio così: per diventare svizzeri bisogna superare una prova. Prova durante la quale si deve dimostrare di parlare bene la lingua, essere integrati nella collettività, essere informati e leggere i giornali, conoscere le istituzioni. Perciò non è strano esigere dal candidato svizzero anche di non essere un musulmano estremista o un razzista antisemita. Giusto?

Boh. Sarà, ma è ben paradossale, se ci riflettete. Quanti svizzeri di nascita conoscono bene anche solo una lingua nazionale? In particolare, quanti svizzeri-tedeschi hanno un Hochdeutsch fluente e senza errori? E quanti ticinesi parlano un italiano corretto? Quanti sono davvero integrati nella propria collettività? Quanti hanno una ricca vita sociale? Quanti leggono i giornali e sono informati? Quanti conoscono le istituzioni? Proposta: becchiamo 10 democentristi a caso e a tutti chiediamo a bruciapelo la differenza fra il Consiglio di Stato e il Consiglio degli Stati, chiediamo quale fa parte dell’Esecutivo e quale del Legislativo e chiediamo pure la differenza fra i due poteri. A malapena la metà saprà rispondere. Scommettiamo? Sia chiaro: non ce l’ho coi democentristi. Li ho presi a titolo di esempio solo perché di solito sono i più patriottici, così orgogliosi di conoscere e amare la propria Heimat. Ma per i socialisti sarebbe uguale, c’è da giurarci. D’altronde qualunque svizzero, magari di famiglia elvetica risalente al 1291, può convertirsi all’islam e diventare un fanatico oppure sviluppare idee razziste e trasformarsi in un antisemita. Come se mancassero gli svizzeri razzisti. Ah ah. Alcuni potrebbero perfino diventare poliziotti o addetti stampa dell’UDC. E allora? Cosa facciamo? A tutta questa brutta gente togliamo la cittadinanza? Volendo esser coerenti con quanto pretendiamo dai nuovi cittadini, dovremmo. O no?

Adesso osservate: nell’articolo qui sopra ci sono parecchie domande. Potranno sembrare provocatorie, ma di fatto sono domande serie. Quindi, invece di partire come al solito con i giudizi gratuiti, le battute e il sarcasmo ad mentula canis, fatemi e fatevi un favore: provate a rispondere.

Argomentando.

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Commenti da Facebook

  • Johnatan

    Quanta filosofia…
    Ma pensi veramente quello che scrivi?
    Perché voi immigrati/naturalizzati avete sempre da ridire? Avete avuto tutto da questo magnifico paese, in cambio dovevate solamente rispettare le regole della nostra società.

    Non siete riusciti, non ci riuscite(vedi l’autore) e mai lo farete. Non lamentatevi se stiamo andando a destra. Siete stati voi a farci pensare che una Svizzera senza immigrati (musulmani radicali in questo caso) sarebbe meglio, e ti dirò di più, sono proprio felice a non essere l’unico a pensarlo, d’altronde quelli come te, sono una minoranza destinata a scomparire dalla Svizzera ( o per lo meno è quello che molti vorrebbero).

    Saluti,
    -J

    • Marco Sciaroni

      Si capisce benissimo il tuo astio verso la filosofia, comune a chi non la comprende: la volpe e l’uva, se hai finito almeno le elementari dovresti conoscere questa storiella. Poi: voi chi? A chi stai parlando? Al pubblico presente nella tua testa ma assente nella realtà? L’articolo pone delle domande, perché non hai risposto? Perché la solita stronzata dei naturalizzati? Un naturalizzato ti ha picchiato da piccolo e sei rimasto urtato? E se proprio vuoi scegliere uno pseudonimo: si scrive “Jonathan”, fenomeno.

      • Shevek

        Boh. Questi vengon qua, buttan giù le loro minchiate gratuite e senza senso, poi spariscono.
        Praticamente ti cagano in casa e se ne vanno.
        Sarebbero stronzi, se non fossero soprattutto dei poveracci.

  • Shevek

    @Johnatan:
    Scusa, ma tu che cazzo ne sai che io sono immigrato/naturalizzato?
    In realtà la mia famiglia è di origine grigionese fin dal XII secolo, ossia da prima del 1291. E allora che cazzo vuoi?
    Shevek

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