L’Islanda operaia sconfigge la superba Albione. Appunti per il futuro

Di Jacopo Scarinci

Islandadi Jacopo Scarinci

“L’Inghilterra esce con umiliazione”, titola il Guardian. “Perdenti!”, scrive a caratteri cubitali in prima il sobrio Daily Mail. “Inghilterra dal cuore rotto”, ci dice il Daily Star facendo un gioco di parole col cognome del portiere inglese, Hart, che ieri sembrava al massimo un portiere d’albergo. “Me ne vado”, riporta il simpatico Mirror. Apoteosi, lo scozzese Daily Record: “Inghilterra fuori dall’Europa due volte in cinque giorni”.

Insomma, l’hanno presa bene i tabloid inglesi nelle edicole oggi. Ma ancor meglio l’hanno presa i tifosi di calcio sui social network. Le battute che si sono sprecate sulla seconda Brexit, le prese per il culo alla superbia calcistica (e non solo) inglese sono figlie non solo di una partitaccia della squadra di Hodgson vinta dai commoventi vichinghi islandesi ma di un “Beh, andatevene, ciao!” tanto comune al “Ma lei cosa fa ancora qui?” rivolto a Nigel Farage da un Juncker che questa mattina all’Europarlamento ha scoperto cosa voglia dire avere della spina dorsale per la prima volta nella sua vita. Il sentimento comune è stato questo, e va oltre le battute. Perché esaurito il lato prettamente ludico, inizia quello serio della riflessione. Sul calcio, of course, ma che è indicatore meritevole dell’andazzo cui sta andando incontro il Regno Unito di Sua Maestà.

La figuraccia rimediata ieri dall’Inghilterra è la riprova che la Premier League è un campionato sommamente sopravvalutato, infarcito di stranieri di ogni tipo e che non fa sbocciare talenti inglesi di lingua cockney manco a pregare. Con la Brexit se ne accorgeranno in Albione. Se ne accorgeranno Chelsea, Manchester City e United, Arsenal che da decenni fanno razzie nei vivai europei prendendo ragazzetti per pochi soldi (Pogba, Piqué, Borini, Fabregas, che vuoi che sia) e campioni per assegni da far impallidire. Il nulla rappresentato dai boriosi inglesi ieri sera al cospetto di 11 assatanati che forse guadagneranno in una carriera l’annuale stipendio di Rooney è il primo campanello d’allarme: Brexit europea, Premierleaguexit prossima ventura.

Onore all’Islanda, squadra simpatica e operaia, artigiana del bel gioco e della passione, luminoso esempio di come in fondo il gioco del calcio sia una cosa semplice: butta la palla dentro una porta, stupido. Gli inconcludenti ricami, pieni di arroganza e poco ma poco talento di quelli che loro pretenderebbero essere fenomeni di Her Majesty, sono stati spazzati via da onesti mestieranti, pronti a spiegare anche col pallone agli inglesi che la superbia non è in fondo questa meraviglia. Cadde Mourinho di superbia, cadde Guardiola e non cadde mai Ancelotti, personaggio simpatico e alla mano. Cadde l’Inghilterra ieri e cadde Nigel Farage, preso per il culo questa mattina da un intero Europarlamento e dal più grigio dei burocrati, Juncker, oggi tornato a nuova vita.

Ci sarà da divertirsi.

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