RSI e Moviola 340. Come fare buona televisione

Di

moviola 340di Corrado Mordasini

Moviola 340, sul  primo canale RSI, riesce a intraprendere con fantasia e freschezza un’operazione che ai più farebbe tremare le vene dei polsi. Presentare in un orario di grande ascolto, una specie di retrospettiva di filmati d’archivio della nostra televisione. Se mi avessero detto che l’avrei aspettato come si aspetta un amico per l’aperitivo non ci avrei creduto.

Eppure Nick Rusconi, regista, riesce a rendere una trasmissione che poteva essere potenzialmente una palla galattica, qualcosa di veramente gradevole. E una sorpresa è anche il trio di presentatori: Carla Norghauer, il regista di “Sinestesia” Erik Bernasconi e l’eclettica Julie Arlin: il passaggio di consegne tra i tre mattatori di Moviola 340 è sempre fluido e divertente, un’idea interessante per rendere il programma più dinamico.  Tra il carisma irresistibile del regista Erik Bernasconi, la simpatia di Carla Norghauer – ormai quasi da considerare patrimonio nazionale – e la freschezza di Julie – che abituati a vedere ingessata dalle rituali gestualità della meteo non avevamo mai considerato come intrattenitrice – e la regia di Rusconi, il quarto d’ora che ci separa dal telegiornale diventa una pausa piacevole e godereccia.

Chiediamo dunque a Nick Rusconi di spiegarci il segreto di un’alchimia così riuscita.

Nessun segreto, avevo già lavorato con tutti quanti;  con Carla a “Passatempo”, con Erik a “A qualcuno piace corto” e con Julie a “Le nostre vacanze”. Sul set siamo praticamente in 4 e siamo tutti amici.

Nick, dai, dì la verità: chi è il pazzo che avrebbe scommesso su un format del genere?

Il programma lo abbiamo creato qualche anno fa,  lo conduceva Eugenio Jelmini e andava in onda solamente a Natale o per qualche occasione speciale. Avrei sempre voluto realizzarne una versione più ritmata e leggera. L’ho proposto ed è piaciuto.

Qual è il ragionamento alla base di questa operazione?

L’archivio della RSI costituisce un patrimonio inesauribile – oltre che imperdibile – di materiale, e sarebbe un peccato lasciarsi “spaventare” dal bianco e nero o dai tratti nostalgici dei filmati e non sfruttarlo. Moviola nasce proprio così. La sfida era mettere in forma questo patrimonio per il pubblico del 2016 in modo che non risultasse banale o ridondante. E per adesso è stata una scommessa che ha portato i suoi risultati.

Sfruttate biecamente la nostalgia o ci mettete del vostro, e se sì, quanto?

Abbiamo lavorato su tre livelli differenti. Carla ha vissuto parte degli archivi quindi i suoi interventi erano legati a personaggi, storie ed emozioni da lei vissuti. Erik è un regista dentro una moviola. Un creativo che può rimanipolare le immagini. Julie invece è il lato giovane, lei gli archivi li scopre insieme al pubblico.

Carla ormai è Leggenda, Erik un vecchio volpone, Julie invece ha dovuto imparare o è già nata “imparata”? 

Julie non è nata “imparata” ha solo dovuto fare uno switch, la meteo impone un certo rigore che l’intrattenimento invece può non permettersi. Fortuna vuole che oltre ad essere straordinariamente fotogenica è pure brava.

E chi si occupa di redigere i testi degli intermezzi parlati? È un lavoro corale o singolo?

La mia idea era realizzare un programma che non fosse uguale e ripetitivo. Così abbiamo fatto scrivere a Julie, Carla ed Erik i testi. Ognuno di loro ha ricevuto i filmati scelti e li ha trattati secondo il proprio punto di vista. In questo modo oltre che una diversificazione di volti e stili di conduzione anche i contenuti sono messi in forma diversamente, creando dinamicità.

Quanto spazio c’è ancora in RSI per la fantasia e i progetti nuovi?

Devo dire che mi sembra di vedere sempre di più un’apertura verso nuovi progetti, anche da  parte dei produttori. Sarà che ci sono molti nuovi talenti in azienda e che la tecnologia e la realtà attuali impongono un cambiamento di vedute. 

Bravo Nick e bravi tutti, questo a mio modesto parere è un bell’esempio di TV pubblica, di una trasmissione che pur non avendo un budget milionario, riesce nell’intento di farci amare la RSI, anche per quello che è stata, e per il garbo con cui ce lo ricorda. Bravi.  

Grazie!

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