Alex Schwazer e il “daimon” greco

schwazer alexdi Libano Zanolari

Povero uomo, incoronato dagli Dei dell’Olimpo e dagli umani, umiliato e piangente come un fanciullo scoperto con le dita nella marmellata, squalificato ed espulso dall’Arma dei Carabinieri per indegnità, lui semi-dio abbandonato da una semi-dea (Carolina Kostner) che lo proteggeva dicendo ai controllori dell’anti-doping che non era in casa, rientrato pochi giorni fa più forte di prima, e ora nuovamente accusato di essere un baro. Di che natura è il “daimon” che muove il marciatore di Sterzing/Vipiteno?

Platone dice che non sarà il “daimon”(il “Ka” vitale degli egizi) a scegliere noi, ma saremo noi a scegliere il nostro “daimon”, (il demone, non il demonio…) che ci spinge a vivere e ad inseguire traguardi, nonostante tutto. Siamo dunque padroni del nostro destino? È una clamorosa novità rispetto al fato imperscrutabile descritto da Sofocle: il dio dice al re (Laio) e alla regina (Giocasta) che non devono avere discendenti, altrimenti il primogenito ucciderà il padre e si accoppierà con la madre. Il figlio nasce ugualmente, il padre, inpaurito, lo affida a un pastore che però non lo “espone” ma lo salva e lo dà in adozione al re di Corinto, che lo chiama Edipo. In viaggio per Delfi Edipo si imbatte in una carovana, e dopo un litigio uccide, senza saperlo, il suo vero padre, Laio. Quindi sconfigge la mostruosa Sfinge che tormenta Tebe. Per riconoscenza viene incoronato re al posto di Laio e ne sposa la vedova Giocasta, in realtà sua madre, da cui avrà quattro figli. Non c’è stato nulla da fare, la volontà divina, sfidata, si è comunque compiuta. Edipo si acceca per non vedere più nulla del mondo.

Schwazer contro tutto e tutti si purifica, aiutato dal maggior fustigatore dei cattivi costumi, quel Sandro Donati che 35 anni fa venne buttato giù dal carro trionfante di Nebiolo e di Samaranch perché, come Vittori, allenatore di Mennea, guastava la festa parlando di doping. Gli stadi sono stracolmi, la moneta tintinna grazie agli sponsor e alla TV: è l’atletica dei fenomeni, in mano ai moderni eredi degli alchimisti che vogliono cavare l’oro dagli intrugli in ebollizione. Schwazer resuscita Donati, il garante, l’acqua santa che lava il peccato. Alex vincendo con un gran tempo i campionati italiani sui 50km è nuovamente sugli altari, quando una notizia pubblicata in anteprima dalla Gazzetta dello Sport lo riporta nella polvere.

Una provetta che al 1 gennaio 2016 risulta pulita, viene sottoposta a un esame più approfondito nei laboratori di Colonia e Montreal, i più avanzati, e risulta contaminata da agenti chimici. Perché non subito? Perché a cinque mesi di distanza? Perché in molti non credono possibile che Schwazer al suo rientro, dopo una lunga cura a pane e acqua, sia riuscito a fare ciò che faceva prima con l’aiuto del doping. Intanto, già a casa sua Alex è aspramente avversato da qualche pretendente al podio olimpico (la nuotatrice Pellegrini, l’atleta Tamberi, uno dei favoriti nel salto in alto). Più in alto ancora, qualcuno, teme un nuovo durissimo colpo alla credibilità dello sport. Teme che a Rio Schwazer vinca ancora, da dopato. Nuovo controllo dunque: dopo un’analisi costosissima, che non si può fare a tappeto, la provetta rivela tracce di testosterone artificiale. Le guardie, pare, acciuffano i ladri capaci di riprodurre una sostanza naturale del nostro corpo in un modo così raffinato da essere difficilmente individuabile. Questa volta però Alex non piange: a muso duro, con Donati, si presenta alla stampa e dice di non aver assunto nulla di proibito, “sarebbe stato troppo scemo” aggiunge,” con tutti i controlli ai quali venivo sottoposto”. Non resta che la tesi del complotto. Qualche signore che attraverso Donati consigliava a Schwazer di non fare il grande tempo ai campionati italiani, di rinunciare a Rio de Janeiro, per esempio.

Oggi ci saranno ci saranno le controanalisi, e si spera, maggiore chiarezza. Si va verso l’ode pindarica o la tragedia greca. Ma il “daimon” lo scegliamo noi come dice Platone, o di noi si impossessa?

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