È uno su cinque, che vi aspettate?

Di Redazione

Bertoli Negozidi Francesco Righetti

“Il Consiglio di Stato ha deciso che…”, “Il Governo risponde che…”, “Il Consiglio di Stato dice che…”, quante volte sentiamo frasi di questo tipo. Dura la vita se sei in costante minoranza come da noi Manuele Bertoli e come succede a chissà quanta altra gente in tutti i cantoni.

La collegialità, sì. E il voto di maggioranza, soprattutto. Formule che suonano un po’ come “Gli svizzeri hanno votato contro l’immigrazione di massa”, anche se è stato il 50,3% di chi ha partecipato al voto, manco della popolazione. Chi vince decide, è la storia più vecchia del mondo. Ma chi è in minoranza ha il sacrosanto diritto di rivendicare il proprio pensiero. Come negli anni d’oro di Berlusconi in qualunque Paese del mondo trovavi italiani in vacanza con indosso una t-shirt che in ogni lingua aveva scritto “Io non ho votato Berlusconi”.

Sulla revoca dei permessi agli stranieri e il loro allontanamento dalla famiglia per motivi economici Bertoli sta facendo obiezione di coscienza, esattamente come si oppone ai tagli o al far polpette della socialità.

E quando per una volta non si ripete l’ovvio, cioè quanto avete appena letto, arriva sempre qualcuno a dire “Però Bertoli è lì dentro e decide”. Bertoli è uno, gli altri sono quattro. Dovrebbe essere sufficiente per capire e spartire le relative responsabilità. Dovrebbe.

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