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Europei orrendi, finale noiosissima: Portogallo campione

calcio euro 2016 neutrodi Jacopo Scarinci

Ieri sera, in impietosa mondovisione, sono andati in diretta lo sfascio e la povertà del calcio di oggi. Per carità, i simboli di questi Europei sono stati il coprirsi e il fare a gara ad essere la cosa più lontana dal concetto di calcio. Normale che il finale sia stato estremamente coerente: un indecente Portogallo, per giunta senza Cristiano Ronaldo, è diventato campione d’Europa.

Arrivando alle fasi finali come ultimo ripescato, vincendo ai supplementari e ai rigori ottavi e quarti, battendo il Galles in una tragicomica semifinale, approfittando di una Francia impalpabile in finale. Ci siamo fatti due discrete palle a sentire, tra ieri sera e oggi, sviolinate sulla giustizia resa alla nazionale che perse dalla Grecia nel 2004 e termini totalmente a caso come “favola”. Se ce n’è stata una di favola, è stata quella dell’Islanda. Il Portogallo ha ucciso il gioco del calcio dalla prima all’ultima partita, il suo alzare ieri sera il trofeo è semmai sinonimo dello stato attuale di questo sport.

Si vince anche con l’anticalcio, certamente. Mourinho ha fatto le sue fortune così: prima non far giocare gli altri, poi se riesci buttala dentro: ma se riesci, eh. E la Francia – saranno stati la pressione, l’ansia, Hollande in tribuna – non ha di certo giocato calcio champagne. Ma è la regola più vecchia del pallone: se una squadra di falegnami e scarponi non ti fa giocare, tu non li batti neanche se sei il Real Madrid di Puskás o l’Ajax di Cruijff. Puoi avere Griezmann, Pogba e Payet ma poi chi vince son gli altri.

Europei immondi hanno partorito una finale pessima, senza corsa, senza tecnica, senza colpi ad esclusione del palo di Gignac e del gol di Eder. Solo il commento di Armando Ceroni ha permesso di rimanere vigili, ma più per Sissokho “con la gazzosa nelle vene”, per il “tiro decaffeinato” di Adrien Silva o la “discrezione di un palombaro su una pista da sci” di uno che manco ricordo. Una noia mortale di partita, una di quelle che danno santa ragione alle fidanzate che non si spiegano perché il loro compagno occupi il divano guardando 22 tizi e un pallone. Una finale che non ha corrisposto affatto alle valanghe di milioni generati da giocatori che alle volte – spiace – sono più che sopravvalutati. Il Pogba visto ieri sera (e tutte le volte che la partita contava più di uno Juventus-Carpi) non vale neanche uno dei 123 milioni di euro che pagherebbero per lui da Manchester, mentre Griezmann si è dimostrato ben lontano dall’essere paragonabile a uno con los huevos grandi così come Zidane.

Ha vinto il Portogallo ed evviva il Portogallo. Ma evitiamo melense e struggenti cazzate. Il Portogallo di Deco, Rui Costa e Figo perse nel 2004 e quello di questi qua ha vinto nel 2016. Sono solo i tempi che cambiano e il livello che è colato a picco: nulla più. Ahinoi.

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Commenti da Facebook

  • Giorgio

    Insomma ti sei sciroppato 120 minuti di noia. Io, buon profeta, ho ripescato un libro letto anni fa. Ma, come si dice, “morto il calcio, viva il calcio”e e fra qualche giorno ricomincerete con la noia di sempre.

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