Nigeriano ucciso: tante balle, ma contano i fatti

Emmanuel2di Corrado Mordasini

Nella guerra tra tifoserie, e cioè tra chi difende il nigeriano ucciso, Emmanuel Chidi Nnamdi, gridando al razzismo e chi si inventa storie improbabili, dobbiamo cercare di essere lucidi e di guardare ai fatti.

  • Mancini, l’omicida 39 anni, è titolare di un allevamento che conta una cinquantina di tori, con la passione per il pugilato. Alto un metro e 90 e corpulento, è un volto noto della tifoseria ultras della locale squadra di calcio. Per le sue violenze sugli spalti era già stato raggiunto in passato da un provvedimento di Daspo del Questore di Ascoli Piceno. È anche un noto estremista di destra. Questo non ne fa necessariamente un assassino. Sono solo fatti.
  • La dinamica ricostruita dagli inquirenti e stilata in base anche alle dichiarazioni di Mancini, è la seguente: il Mancini vede i due nigeriani che guardano dentro le macchine e pensa che vogliano rubarle. Si avvicina a loro insultandoli, e apostrofando Chineyry, la compagna di Emmanuel, “scimmia africana”. La strattona, provocandole anche delle escoriazioni. Emmanuel reagisce, nella collutazione estrae un palo stradale per colpire Mancini. Ne nasce una rissa, l’africano viene steso con un pugno e colpito mentre ancora a terra, morirà poche ore dopo. Nessuna conferma sui presunti 15 nigeriani che secondo la testimone erano stati chiamati dalla donna.
  • Secondo l’avvocato di Mancini, l’insulto scimmia è ignobile ma sdoganato anche da alcuni onorevoli (ricordiamoci il compianto Bonanno con la Kyenge quando l’aveva paragonata a un orango). Come a dire: insomma, la stessa politica insegna a questa gente, abbiamo gli esempi anche qui da noi.
  • La supertestimone, Pisana Brachetti, sarebbe la stessa persona che sul web denunciava la cattura di gatti a scopo alimentare da parte dei cinesi con retini da pesca. Niente di male anche qui. Ognuno di noi ha diritto di credere alle cose più strane.

I fatti sono questi, un uomo è morto. Pazienza, ne muoiono tanti, ma il web ingigantisce ed esaspera gli animi da entrambe le parti, anche se sarebbe bello avere solo un doveroso silenzio. Non chiediamo punizioni esemplari o, come Salvini, “che Mancini marcisca in galera”, per smarcarsi.

No, chiediamo semplicemente che ci sia giustizia: per neri, bianchi, per tutti, contro la barbarie dell’ignoranza alimentata proprio da quelli come Salvini, che dopo gragnuole di sassate ora ritira il braccio.

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