Rilassati, amico: il mondo faceva già schifo prima.

Di

paura media

di Marco Narzisi

Gli ultimi fatti di sangue in Germania ci hanno colpito, è innegabile. Siamo talmente scioccati che rabbrividiamo e ci indignamo quando, pochi giorni dopo, arriva la notizia di un ex paziente psichiatrico (tedesco) che uccide il proprio medico. La notizia è ovviamente finita sulle prime pagine anche dei nostri giornali, sull’onda emotiva di quanto accaduto a Monaco e Ansbach e degli altri due delitti di quei giorni.

Ma chi di voi si è indignato quando, nel luglio del 2015, un 50enne del Malcantone è stato condannato per aver aggredito con un martello, guarda un po’ il caso, il suo psichiatra, dopo aver peraltro preannunciato il gesto? Stesso identico caso, paziente che aggredisce il medico, diverso negli esiti solo perché un infermiere ha fisicamente fermato la mano omicida.

Ebbene: di quel caso si è saputo solo al momento della celebrazione del processo, 4 mesi dopo.

Vi siete strappati i capelli? Avete gridato al mondo in declino? Vi siete fatti prendere dal panico? Ne avete, soprattutto, anche solo sentito parlare in giro? E sapevate peraltro che la stessa persona tempo prima aveva aggredito un collega con una sciabola? No, non lo sapevate, probabilmente, perché chiaramente in Ticino nessuno si era fatto saltare in aria o aveva sparato dal tetto di un palazzo pochi giorni prima. Eppure è successo qui, a Lugano, a casa nostra: ma il mondo è andato avanti, nessuno ha reagito con isterismi e attacchi di panico, era una notizia come le altre, criminale locale, due righe di cronaca giudiziaria e non ne sentiremo più parlare.

Manno, 2008: un uomo, residente nella zona, aggredisce un rivale in amore con un bastone infliggendogli poi numerose coltellate, senza però ucciderlo. Anche qui, due righe al momento del processo, e va bene così. Nessun clamore, nessuna caccia al mostro. Nessuna prima pagina. Anche questo è successo dietro casa nostra.

Siamo nell’era della corsa al click e alle visualizzazioni: ma importa ancora a qualcuno se di una notizia grave, ma pur sempre di ordinaria cronaca può creare panico e ansia se schiaffata in prima pagina solo in base al fatto che nello stesso Paese sono accaduti altri fatti di sangue di altra natura nei giorni precedenti?

Il click è sacro, è vita: se domani in Polonia un pazzo furioso sparasse a qualcuno invocando Allah, tre giorni dopo saremmo aggiornatissimi su qualsiasi fatto di cronaca nera polacca, perché quello va di moda in quel momento, un po’ come le tante notizie di abbandono di bambini che alcuni telegiornali italiani ripropongono in sequenza periodicamente e su cui, è doveroso anche precisarlo, l’utente medio del web si accanisce morbosamente. Diciamolo, per onestà intellettuale: il giornalista fa il suo lavoro, è pagato per quello, e  non è forse neanche troppo colpa sua se ormai siamo così abituati al Male quotidiano che molti hanno sviluppato questa specie di insana attrazione nei confronti delle notizie tragiche e cruente, quasi una specie di sindrome di Stoccolma nei confronti del Male che ci ha ormai rapiti da tempo.

Dovremmo tutti restare lucidi, amici, discernere fra l’orrore straordinario e inaspettato e la pur sempre grave, ma comunque quotidiana presenza del Male fra di noi. Perchè del Male non ci libereremo mai, mettiamocelo in testa, e se domani l’ISIS venisse schiantata, ciò non impedirebbe a qualcuno di entrare in una scuola negli USA e sparare all’impazzata o di accoltellare il vicino per una lite fra confinanti: succede,  è sempre successo, è impresso a lettere di fuoco nel mito ancestrale di Caino e Abele, è un substrato atavico dell’umanità. Non vuol dire doversi assuefare, chiaro, ma nemmeno vivere per sempre nel terrore che succeda qualcosa a noi o ai nostri cari: perché può succedere sempre e comunque, che di mezzo ci sia l’Isis, l’ETA, l’IRA o il vicino di casa psicopatico o l’insegnante pedofilo di tuo figlio.

E non può essere una notizia sbattuta a caso in prima pagina a gettarci nell’angoscia: piuttosto, cerchiamo di recuperare lucidità, manteniamo la calma. Niente panico, scrolliamoci di dosso la paura e facciamo la sola, unica cosa che può farci uscire da questa paranoia collettiva: andiamo avanti.

Ti potrebbero interessare: