Terrorismo al Festival?

Di Redazione

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Di Daniele Danesi

 Lo ammetto, sono stato in pena. Non avere notizie di Norman per diversi giorni mi ha fatto preoccupare. Per me Norman è un appuntamento quotidiano con l’assurdità. Ogni volta che apre bocca ne esce qualcosa di criticabile se non addirittura esecrabile. In cuor mio speravo fosse in vacanza e che, comodamente sdraiato sotto a due ombrelloni, fosse concentrato a controllare che i suoi figli non socializzassero con bambini di nazionalità diversa. Invece, finalmente, Norman trova modo e tempo di regalarci un’altra chicca e io, felice come quando usciva Topolino, me la sono letta due volte e l’ho stampata. Perché vivo in Italia e quando parlo di Norman ai miei amici, loro non ci credono, hanno bisogno di prove. Questi San Tommaso sono una cartina di tornasole: abituati ad essere rappresentati da politici di discutibile spessore, non credono possa esistere un Norman Gobbi.

Finalmente, dicevo, il buon Norman si è palesato non con una, ma con due chicche da antologia. Sulla prima ha già detto tutto l’ottimo Filippo Contarini), la seconda la faccio mia. Gobbi continua nel suo (goffo) tentativo di creare inutili allarmismi e, questa volta, per tirare acqua al suo mulino, usa come pale il Festival di Locarno lasciando credere che possa essere un obiettivo sensibile.

Le parole importanti (chi non è leghista può saltare questo paragrafo) sono “Festival” e “Locarno”. La Svizzera è a rischio terrorismo e i terroristi cercano gesti eclatanti, parterre mediatici che però non fanno di certo rima con “Festival” e “Locarno”.

Ginevra, sede della Croce Rossa Internazionale e dell’ONU, è un luogo adatto alle follie dell’Isis, così come Zurigo, simboleggiata dalla Borsa e dalle attività finanziarie elvetiche. Perché – giova ricordarlo – l’Isis non fa guerre di religione.

La prevenzione passa attraverso le collaborazioni internazionali e non attraverso l’isolazionismo, materia in cui Gobbi eccelle perché se è pur vero che è andato a Roma a chiedere lumi sui flussi migratori, qualche giorno prima, ha postato su Facebook la foto della Stabio-Arcisate, a dimostrazione di come l’Italia sia arretrata. Cosa che può pure essere vera, ma tu andresti a chiedere un po’ di zucchero al vicino di casa che prendi per il culo dalla mattina alla sera?

La prevenzione, secondo Gobbi, è fatta da un numero esagerato di poliziotti e dalle videocamere. Le intelligence internazionali hanno ammesso che la tecnologia nulla può contro questi attacchi e, al contrario, offre una percezione sbagliata. Confidare troppo nella tecnologia fa abbassare la guardia su altri fronti, quelli delle indagini sul territorio e le attività di studio. Però Norman, più arretrato dell’Italia che sbeffeggia, pubblicizza la sua bravura sostenendo di usare metodi inutili. A Londra ci sono più di 40mila telecamere in un’area di pochi chilometri quadrati. Nessuna di queste ha impedito l’attacco alla metropolitana.

Gobbi, ostinandosi a fomentare la politica del terrore, getta nel terrore più cupo il popolo che rappresenta.

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