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Appunti di Viaggio – Monaco di Baviera, Weinstrasse

Weinstrasse a Monaco, come si evince dal nome, era la strada dove i mastri vinai della Baviera vendevano il loro vino nei giorni di mercato. Passeggiandoci, oggi, di quell’atmosfera si ha solo un ricordo forzato: sai ‘sta storia solo perché ti hanno detto che è così.

In questa strada che collega Marienplatz al Marienhof prima e alla Feldherrnhalle dove fu arrestato Hitler dopo il fallito “putsch della birreria” del 1923 poi, tutto è nuovo e, fondamentalmente, tutto è strano. Strano perché nel fianco destro del Neues Rathaus, costruzione finita nel 1906 e che quindi non ha niente a che vedere coi mastri vinai medievali di cui sopra, quello affacciato su Weinstrasse, trovano spazio negozi di cibo d’asporto, di pacchianissimi souvenir che un bavarese non farebbe entrare in casa sua neanche se preso a baionettate, di articoli sportivi con maglie di Barcellona e Real Madrid in vetrina. E guardando l’altro lato della strada fai fatica a immaginare le botteghe tuttora presenti, ad esempio, a Viktualienmarkt visto che è composto da una lunga fila di palazzoni sedi di banche, fiduciarie, avvocati da tot mila euro all’ora.

Eppure non era così, fino a poco tempo fa. Lo vedi nelle cartoline d’epoca in vendita nei musei, o nelle foto altrettanto d’epoca al piano inferiore dell’Augustiner Klosterwirt, il posto migliore dove mangiare in tutta Monaco e a due passi da Weinstrasse: botteghe, case tipiche e curate, binari del tram, un ambiente tipicamente bavarese che se vuoi respirarlo, oggi, o vai nei paesotti periferici o ti appelli alla nostalgia di epoche mai vissute. I bombardamenti della Seconda guerra mondiale, la speculazione edilizia e il boom economico della ripresa hanno fatto danni incalcolabili, poco ma sicuro. Eppure, se ti sforzi, il profumo del vino riesci ancora a sentirlo.

Ci riesci perché ogni città e ogni strada hanno le proprie storie che si fanno vivere, respirare, comprendere. Ci riesci perché molti anziani e qualche giovanotto vanno in giro orgogliosi con le loro giacche bavaresi e i lederhosen, perché la birra è buona e il mercato, trecento metri più in là, c’è ancora.

Ci riesci perché la storia non si cancella, anche se vecchia di secoli e ricordata solo in pochissime foto e nelle memorie dei bei tempi che furono.

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