Che colpe hanno i bambini?

bambinodi Jacopo Scarinci

Ci sono le guerre e le emergenze umanitarie, la fallimentare politica e il voto facile, il pressapochismo e l’inefficienza. E poi ci sono loro: i bambini. Un’inchiesta apparsa sull’edizione di stamattina del Guardian fa luce sulla devastante situazione nella giungla di Calais e sulle colpe della Gran Bretagna.

Non ci sono mortalmente noiosi panegirici sui massimi sistemi in questo lungo articolo, ma c’è Omar di 12 anni ad esempio, un ragazzetto afgano che è arrivato a Calais da solo, attraversando otto paesi e otto frontiere. Un ragazzetto che alla vista della giungla è rimasto terrorizzato. “Pensavo ci fossero case carine, pensavo che sarebbe stata l’Europa che vedevamo alla televisione. Ma non è così. A volte c’è cibo buono, altre non c’è proprio, dobbiamo cercarlo. Ci sono state volte che siamo stati in coda e intanto il cibo finiva.” E gli manca sua madre, rimasta in Afghanistan.

La stragrande maggioranza di bambini presenti a Calais sono afghani e siriani, scappati dalla violenza cieca e fanatica talebana e dello Stato islamico. Spesso da soli, spesso orfani, spesso come raccontato da questa inchiesta capita di trovare bambini di 10 anni che sono responsabili del fratellino di 9 o 8.

E le colpe che per il Guardian ha la Gran Bretagna? Sembra che dopo secoli in cui hanno messo a ferro e fuoco colonie, protettorati, dominion – in pratica, mezzo mondo – i britannici abbiano deciso che l’immigrazione non è una bella cosa. Certo, si potrebbe sindacare non poco sul concetto di “immigrazione”. Un conto è colonizzare manu militari un Paese sostituendo di sana pianta la popolazione nativa, un altro è bloccare a Calais (anche) bambini abbandonati da ogni Dio e ogni uomo, soli nella spazzatura, nel sudiciume, a volte stuprati, altre venduti. Ma tant’è.

In Gran Bretagna hanno scoperto, dicevamo, che l’immigrazione non gli piace. Ci sono i Nigel Farage e i Boris Johnson, ci sono i “leavers” del nord che non hanno mai visto uno straniero in vita loro, certo. Ma c’è anche il laburista Alf Dubs, 84 anni, che a meno di sette anni, nel 1939, scappò dalla sua Repubblica Ceca invasa dai nazisti e fu accolto in Gran Bretagna. Proprio portando la sua esperienza e l’invito a comportarsi con i profughi di guerra esattamente come il Paese all’epoca si comportò con lui, è riuscito a includere il Dubs amendement nell’Immigration act di inizio maggio.

Cos’è il Dubs amendement? Semplice: immediata accoglienza per 3 mila bambini orfani e/o profughi di guerra sparsi nei vari campi in Europa. Cos’è stato fatto da maggio a oggi? Assolutamente niente, dato che l’inchiesta del Guardian nasce appunto dall’immobilismo della politica britannica, con due partiti troppo impegnati nel tirarsi bordate al loro interno per rendersi conto di che emergenza umanitaria ci sia dall’altro lato della Manica.

Chissà se Boris Johnson, tra una pinta di birra e una partita di cricket, oggi, avrà avuto modo di leggere il Guardian.

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