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Indovina chi sputtana la nostra cultura e le nostre tradizioni

di Shevek

Non pensavo. Davvero, non fino a questo punto. Certo, che ‘sto Paese fosse pieno di fascisti intolleranti ormai lo avevo capito. E quasi me n’ero fatto una ragione. Chi me lo fa fare di discutere con ‘sta gente, ché tanto non cambia nulla e io mi faccio solo il sangue acido? Gli garba vivere in una cultura gretta e blindata? Se la tengano. Gli piace vegetare nel loro microcosmo, illusi che l’universo mondo ruoti intorno al loro ombelico ticinese? Chissenefrega. Ma arrivare a tanto… no, beh, dai, no. Ecco perché non volevo scrivere un articolo come questo. Non pensavo di doverlo scrivere. Invece no: mi tocca. Perché non reggo. Perché siamo arrivati troppo oltre. Così mi è salito lo schifo dal profondo e proprio non riesco a star zitto.

Premessa: io sono ateo. Le religioni mi fanno schifo. Tutte, senza eccezioni. Specie quelle monoteiste e rivelate: sistemi dogmatici di lavaggio del cervello, complicate superstizioni escogitate dal potere per perpetuare sé stesso, fondate su pregiudizi idioti e affette da sessuofobia, omofobia, maschilismo, irrazionalismo. Se possibile, l’islam riesce pure a essere un po’ peggio delle altre. Mica per niente significa “sottomissione”. A te piace una fede il cui ideale supremo è la sottomissione? A me no. Mi fa cagare a prescindere. Ma mi fa cagare anche chi dell’islam non capisce una sega e ne sfrutta le magagne solo per giustificare la propria xenofobia.

Tutto è iniziato con la proibizione del burqa: una stronzata sesquipedale. Ce l’hanno rifilata con due scuse: i diritti delle donne e la sicurezza. Ah ah. Minchiate. I diritti delle donne sono già difesi da altre leggi del nostro Paese. Tutto sta nel farle applicare senza sconti né eccezioni: qualsiasi uomo, di qualsiasi religione sia, costringa una donna a vestire come non le garba merita di essere punito e reso innocuo. Tanto basta. E la sicurezza non è minacciata dal burqa. Davvero se volessi farti esplodere in piazza della Riforma occulteresti il tritolo sotto la palandrana islamica? Oppure per passare inosservata e sembrare innocua lo nasconderesti sotto un abito da suora? Cazzate, insomma. Ma vabbe’, almeno una parvenza di senso sembrava esserci: i diritti, la sicurezza… I ticinesi ci sono cascati e hanno proibito il burqa. Amen: è la democrazia diretta. Non è stata la prima e non sarà l’ultima delle idiozie votate dal popolo (da questo popolo, poi… sigh!).

Adesso però tocca al burqini, il costume da bagno femminile islamico. Non nasconde il viso, non può occultare la cintura esplosiva, perciò non è pericoloso. Può perfino essere elegante, colorato e allegro. Ad alcune donne può pure andare a genio: non tutte hanno un fisico da modella, e a qualcuna può non piacere l’idea di mostrare in spiaggia le maniglie dell’amore. Possiamo capirle?

Ma anche il burqini, ahinoi, è diventato oggetto di controversie un po’ ovunque in Europa. Pure in Ticino, dove scopro – orrore! – che in alcune piscine è vietato. Perché? Me lo spiegano gli identitari xenofobi. Non Manuel Valls o Paolo Flores D’Arcais (leggi qui), intellettuali per i quali nutro stima ma dei quali non condivido le riflessioni sul burqini. Che nondimeno sono, appunto, almeno riflessioni serie e dotate di argomenti. Come sono riflessioni ponderate e documentate e originali quelle di Costanza Jesurum (leggi qui) o di Ivo Silvestro (leggi qui): autori di articoli sul burqini meritevoli di esser letti. No, no… qui sto parlando del pattume della cultura (cultura, ah ah) ticinese: porcherie volgari, superficiali e ignoranti sorrette da pseudo-logiche sgangherate.

Prendi per esempio la sommità dell’intellighenzia leghista: Aron d’Errico (e, se lui è la cima, puoi immaginare le qualità intellettuali degli altri). Ecco cosa scrive l’emulo del biondino col codino:

Come si fa a mettere sullo stesso piano i costumi dei nostri antenati, che prima di tutto non coprivano tutto il corpo e soprattutto non avevano nulla a che fare con la religione né con l’ideologia, con il burqini che invece è un indumento ideologico, fondamentalista, retrogrado e barbaro?

Aron! Ma sei fuori? Deliri? Cosa ne sai tu dei motivi per cui una donna indossa un abito? Lo decidi tu se è per la religione o l’ideologia o la tradizione o il pudore o chissà cos’altro? E ancora:

Nelle piscine ticinesi il burkini non ci deve essere e va vietato! Difendiamo i nostri valori, difendiamo la dignità femminile, difendiamoci dagli integralisti islamici che vogliono sottometterci! Burkini nelle piscine ticinesi? NO!

I nostri valori? E quali sono i nostri valori, Aron? Il bikini? Il tanga? Il topless? Questi sono valori? Secondo te la dignità femminile si misura in centimetri di pelle scoperta? Capisci di cosa parli oppure dai aria alle gengive? E poi… vogliono sottometterci? Eh? Ma chi? Ma dove? Qualcuno ha costretto tua moglie a indossare il burqini? Qualcun altro ha obbligato te a farti crescere la barba? Ma che cazzo dici, Aron?

Poi c’è l’altro genio, la giovane promessa democentrista Lara Filippini. Eccola in tutta la profondità del suo “pensiero” nel ricordare Annette Kellerman:

Oggi stiamo discutendo di burkini sì – burkini no, ma non so quanto coloro che sono a favore – tra cui partiti di sinistra e femministe “moderne” – si stiano rendendo contro che questa imposizione “culturale”, a cui noi stiamo stendendo beatamente il tappeto rosso sta riportando indietro le lancette dell’orologio a più di cent’anni fa. Ma è possibile prostrarsi a questa maniera a una cultura non nostra? Annette e tutte coloro che si sono battute affinché noi potessimo essere libere di scegliere i vestiti e i costumi da indossare si stanno rivoltando nella tomba.

Imposizione culturale? Ma di cosa blateri, Lara? Una cultura non nostra? Il due pezzi è parte della nostra cultura? È questa la tua idea della cultura occidentale? È questa la tua concezione della libertà e della dignità della donna? Per caso hai confuso la Svizzera con l’Iran? Qualcuno ti ha costretta a indossare il burqini? No? Allora che ti frega di come si vestono le altre donne? Hai provato a chiedere a loro, proprio a loro, come preferiscono abbigliarsi? Hai verificato di persona? Hai scoperto abusi e sopraffazioni e violenze nelle loro famiglie? Se è così, per quale motivo non li hai denunciati? Se non è così, non ti è sorto il dubbio che magari il burqini è una libera scelta, Lara? Che magari altre donne hanno un senso del pudore diverso dal tuo?

Questo è il vero, drammatico problema: questi intolleranti vogliono negare alla gente il diritto di vestirsi come vuole. Pretendono di imporre a tutti e tutte un dress code in nome di insensate paturnie identitarie. È questa la posta in gioco dietro ‘ste cazzate. Adesso se la prendono col burqini “perché non fa parte delle nostre tradizioni”. E domani? Con il sari delle donne induiste? Con il turbante degli uomini sikh? Fin dove si spingeranno? Vieteranno anche l’hijab, il semplice velo sui capelli? Non possono: altrimenti dovrebbero proibirlo pure alle suore. O magari per le suore concederanno un’eccezione, creando diritti civili diversi in funzione della fede religiosa? E cosa faranno con il pastafariano e il suo scolapasta a mo’ di copricapo? Glielo vieteranno “perché non fa parte delle nostre tradizioni”?

E ancora: quali saranno i limiti esatti? La chiappa può essere coperta o il tanga è obbligatorio? E la coscia? Si può coprire la coscia? E il polpaccio? Il polpaccio va all’aria per forza o può essere occultato? E come la mettiamo con l’ombelico? Lo possiamo coprire, almeno l’ombelico? Si può o non si può? Tutte le donne dovranno per forza andare in piscina con le trippe al vento? Anche quelle che si vergognano e magari ne farebbero volentieri a meno?

E ancora: chi deciderà quali sono le tradizioni di abbigliamento da tutelare? Aron D’Errico? Lara Filippini? E le scriveremo nella Costituzione, insieme al divieto del burqa? Aron e Lara stenderanno un codice speciale per quantificare i centimetri di pelle scoperta per obbligo nelle piscine ticinesi? Un codice speculare e opposto ma altrettanto misogino e intollerante del codice di quell’altro Paese, dove invece alle donne si impone la pelle coperta… come si chiama?… ah, ecco: l’Iran. Toh, che buffa coincidenza!

Siamo al delirio. In nome di un identitarismo cretino, incapace di distinguere i valori culturali profondi dalla moda e dalle convenzioni sociali, costoro pretendono di legiferare sull’abbigliamento. E lo fanno in nome della libertà, senza accorgersi della contraddizione, del paradosso. “Siccome le donne hanno lottato per essere libere di scoprirsi, adesso noi vogliamo obbligarle a scoprirsi”: è questo che ci stanno dicendo.

Ebbene, non avete capito un cazzo. Soprattutto non avete capito come, fra i valori fondanti della nostra cultura occidentale, democratica, moderna, laica e civile, della nostra cultura figlia dell’Illuminismo e dell’89 e del ‘68, ci sia la libertà: libertà di scoprirsi o di coprirsi, di vestire di nero o con colori sgargianti, di indossare il cappello o di girare a capo scoperto, di abbigliarsi da uomo se si è donna o da donna se si è uomo. Insomma la libertà di fare come cazzo ci pare, per i cazzo di motivi che vogliamo, finché non rompiamo le palle agli altri. E no, cari identitari xenofobi di ‘sta minchia: se ci copriamo tanto non rompiamo le palle a nessuno. E nessuno di voi può sindacare sulle ragioni e i motivi, religiosi o ideologici o provocatori, delle nostre libere scelte di liberi esseri umani.

E non sfruttate la scusa dei diritti delle povere donne musulmane, perdìo! Non vi azzardate. Non ci provate nemmeno. Non ricordo nessuno di voi sbattersi per i diritti delle donne in Europa, né delle immigrate né delle europee. Vi dicono niente le violenze domestiche? O il gap salariale? O il soffitto di cristallo? O la modestissima rappresentanza femminile nelle istituzioni di questo Cantone maschilista fino al midollo? Dove siete voi quando si tratta di essere indignati e partecipi davvero? Macché: come dice Pepita Vera Conforti, “tutti bravi a fare i femministi con le mogli degli altri”. Quegli altri di cui non sapete niente e non capite niente. Quegli altri che per voi sono solo un pretesto per difendere i vostri meschini, gretti egoismi di ticinesi, infilati nel buco del culo dell’universo ma convinti di essere al centro di tutto.

Ve lo dico io chi sputtana la nostra libertà e la nostra cultura: voi. Voi leghisti. Voi democentristi. Siete voi gli integralisti. Siete voi i fanatici. A voi l’ISIS vi fa le pippe.

Che schifo.

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Commenti da Facebook

  • Rusky

    chi ha scritto l’articolo qui non capisce assolutamentevun cazzo perchè il voler imporre di accettare il burqini é accettare l’islam salafita. A me stanno sulle balle tutti i caftani burkqa burkini perchè sono il segno di una cultura non nostra. La nostra cultura ê cristiana passata nell’illuminismo di Voltaire. L’Islam invece è retrogrado. E le nostre suore i pinguini fanno parte della nostra cultura cristiana. I sacchi striscianti meno.

    • Giangio

      Caro becero e inutile ignorante,
      la tua scelta di parole mi fa proprio scompisciare dalle risate: “…voler imporre di accettare il burkini..”
      Qui quello che vuole imporre qualcosa a qualcuno sei proprio tu che vuoi vietare a una donna di vestirsi come gli pare.
      Dove proprio non mi viene da ridere è sui “sacchi striscianti” ma in fondo conferma solo che uomo di mmerda sei.
      Schiatta al più presto e fai un favore a tutti che meglio..

  • Lara

    Ma per favore. …stiamo davvero mettendo nello stesso discorso burka e burkini? ???
    Lasciando perdere quello sul burka (tutt’altra cosa vi rammento)…sinceramente sono già state spese troppe parole sul Burkini. …accidenti ma possiamo mostrarci come vogliamo, noi donne? E mi viene la pelle d’oca soprattutto quando altre donne parlano per tutte senza considerare la sensibilità di ognuna. …evviva la libertà di scelta! E detto questo, io, donna, preferisco molto di più vedere indossare un burkini piuttosto che troppa carne o troppe ossa scoperte. Questo sì puo turbare!!!Ma ribadisco….lasciamo almeno la libertà sulle spiagge o in piscina!!!!

  • Johnson

    Ah ah.
    SHEVEK Si supera sempre.
    Tipica persona di estrema sinistra, che se non la pensi come lui sei un imbecille di principio.

    Ci fosse il buon e vecchio fascismo a ripulire il Ticino. ..

  • Uno quasiasi

    Shevek, eccoli qui… si, qui sopra! I docenti che insegnano la dignità nel vestire al resto del pianeta. Tipo l’ultimo luminare qui sopra, Johnson.
    A lui, e ai suoi dodici anni, un po’ di fascismo farebbe veramente bene.
    Già me lo immagino la domenica a guardare gli annunci delle massaggiatrici pubiche brasiliane sul Mattino, poi chiudere il giornaletto del ritardo, e pontificare sulla dignità femminile.
    Sono così… alla nascita con loro dovresti fare come a Sparta.

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