L’autocertificazione di mafia e Bignasca. Te un certificato di intelligenza no, eh?

Borisdi Corrado Mordasini

“Riuscite a immaginare un documento che attesti: “Si certifica che Tizio non è mafioso né terrorista”? Non vi scappa da ridere pensando che la proposta di crearne uno sia stata formulata da due persone adulte? A me decisamente sì considerando lo spargimento di ingenuità da parte dei mozionanti che tuttavia sbagliano credendo che il popolo sia composto esclusivamente da cretini. Il troppo “stroppia” anche quando si fa del populismo estivo.”

Così scrive Armando Boneff sui social, commentando la proposta di Boris Bignasca e Gianmaria Frapolli. Insomma, non un pericoloso sinistrorso, ma un ex deputato PPD di primo piano. E mica ha tutti i torti. Per essere sicuri sicuri potremmo chiedere ai naturalizzandi:

  1. Certificato di buona salute e garanzia di non contrarre malattie per almeno 10 anni;
  2. Certificato di verginità per le minori di 18 anni;
  3. Certificato di svizzeritudine acquisita con almeno 100 ore di lezioni impartite da maestri selezionati appositamente da una commissione presieduta da Boris Bignasca e Gianmaria Frapolli;
  4. Certificato di garanzia di non avere nessuna intenzione a delinquere per i prossimi 50 anni;
  5. Diploma attestante la padronanza di almeno uno strumento tipicamente svizzero, come il corno delle alpi o il salterio a percussione;
  6. Dimostrazione durante l’esame di saper cuocere a puntino la polenta con la luganighetta;
  7. Dimostrare (musulmani compresi) di riuscire a bere due bicchieri di merlot alla mattina e digiuni senza perdere la lucidità.

E non siamo nemmeno sicuri di averci messo tutto. La strada per delle naturalizzazioni sicure al 100% è ancora in salita, ma noi nei miracoli ci crediamo e ci stiamo lavorando.

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