Perché è sbagliato prendersela con D’Errico

Di

aron d'erricodi Daniele Danesi

Aron D’Errico è uno che scrive e pensa. Certo, sarebbe meglio che prima pensasse e poi scrivesse ma resta un individuo interessante, perché ha ancora ampi margini di peggioramento. Dare un nome alla sua produzione giornalistica è complesso, perché ciò che scrive è il contrario esatto di un articolo e “disarticolo” non vuole dire nulla.

I lettori di GAS hanno già letto questo pezzullo in cui si analizza il volo pindarico con cui l’impavido D’Errico sostiene che Lisa Bosia Mirra (e con lei tutti i socialisti del globo terracqueo) sia una cattivona con la “K” maiuscola e tutti quelli che fanno spallucce davanti al dramma di Como siano invece buoni e giusti. Ma il buon Aron ha deliziato i palati meno esigenti con una lunga fila di chicche editoriali che potete osservare qui in tutta la loro desolante povertà di spirito. Una serie impressionante di notizie non verificate, di autoreti clamorose in rovesciata e di ignoranza etica e professionale. Perché Aron, per quanto giovane, ricalca alla perfezione lo stampo leghista: opposizione a qualsiasi cosa, umorismo che rivaluta lo humor inglese, richiesta di dimissioni lanciate a mazzi e mai una soluzione.

Ma torniamo a noi. Ogni giornale ha un direttore responsabile che, tra i tanti compiti che svolge, deve decidere cosa è pubblicabile e cosa invece va cassato. Se le perle di saggezza di Aron vengono pubblicate non è certo colpa sua, le responsabilità vere sono da addebitare al direttore che non sa fare il suo mestiere e, del resto, se lo sapesse fare Il Mattino sarebbe un organo di informazione e non un incauto mix di notizie false e ottusità di terza mano.

Aron indossa i panni del lupo ma in realtà è un agnello. Un agnello sacrificale che il direttore responsabile de Il Mattino manda allo sbaraglio, magari facendosi una grassa risata, perché è evidente che un pochino lo detestino anche i suoi colleghi giornalisti dell’online e della carta domenicale. I problemi sono quindi due: chi dirige non sa dirigere e chi scrive non sa scrivere.

Ora farò una cosa che metterà in imbarazzo i leghisti, fornirò una soluzione. Un giornalista bravo passa metà della sua giornata a leggere ciò che scrivono i colleghi più bravi di lui e si dedica alla formazione che, nella sua professione, non conosce sosta. Un buon punto di partenza è un libro di 372 pagine, intitolato “Il giornalista quasi perfetto”, di un certo David Randall, guru inglese che tutti i giornalisti hanno studiato e che nella redazione de Il Mattino non conosce nessuno, soprattutto perché non è patrizio di Corticiasca. Questo consiglio però non vale per Aron, perché i libri di Randall non sono mai stati pubblicati a fumetti. Ad Aron mi sento di dare un altro consiglio: dedicati a un altro sport perché il giornalismo non è il tuo pane e, probabilmente, nella Lega qualcuno ti prende per il sedere e ti ha scambiato per Arnold Winkelried.

PS: gli svizzeri sanno chi era costui, se qualcuno non lo sapesse può sempre cercarlo su Google. Invece tu Aron clicca qui

Ti potrebbero interessare: