Cade un Super Puma, ma l’esercito serve davvero?

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Le statistiche dicono che le disgrazie tendono ad arrivare a gruppi di tre. Nessuno ha mai capito come mai, ma pare sia una realtà. Dopo il Tiger F5 della Patrouille Suisse perso in un air show in Olanda e l’FA 18 schiantatosi nella zona del Susten con la morte del pilota, continua la serie nera per l’aviazione militare. L’altroieri infatti c’è stato lo schianto sul Gottardo di un Super Puma, elicottero militare in dotazione all’esercito insieme ai Cougar e agli EC 635, tutti di fabbricazione francese. 2 i morti purtroppo. Se poi sommiamo a questi incidenti l’FA 18 caduto in territorio francese nell’ottobre 2015, alcune domande sono lecite. Di questo passo non ci servirà una guerra per decimare un’aviazione già esigua di per sé.

A prescindere dall’affetto che ognuno può o meno avere per le forze armate, sarebbe interessante porsi delle domande non tanto sull’aviazione, ma sull’utilità di un esercito come quello odierno in un paese come la Svizzera. Attualmente l’aviazione svizzera possiede 30 FA 18 (28 ora) e 53 Tiger F5 (52 ora), anche se ne utilizza solo 26. Già sappiamo che il pattugliamento dello spazio aereo si svolge solo di giorno, e che delle convenzioni coi paesi vicini ce ne garantiscono la copertura 24 ore su 24. Siamo pure coscienti che le nostre forze aeree, in caso di una poco probabile invasione dall’Europa, non reggerebbero l’urto con un esercito moderno e quantitativamente più fornito. Ci basti pensare che la Germania ha in uso 240 aerei da combattimento, la Francia 215 e l’Italia circa 320.

Ma la domanda reale è: a cosa serve oggi un’aviazione militare, nell’ambito europeo, con una struttura sociale e un’economia globalizzate, dove ogni paese è interdipendente dall’altro?

E l’esercito? I carri? Con un territorio minuscolo come il nostro che senso hanno? Non sarebbe meglio spendere questi soldi, ad esempio, per una protezione civile forte, ben addestrata e con gli ultimi ritrovati tecnologici? Non sarebbe meglio offrire all’Europa una competenza che già abbiamo e in cui siamo maestri, per dare lustro al nostro paese? Non sarebbe meglio creare con i miliardi spesi per l’esercito, posti di lavoro? Non sarebbe coraggioso smantellare l’armata per creare una task force d’aiuto che ci invidierebbe tutto il mondo? Sembra assurdo vero? Smantellare l’esercito. Eppure sono 22 gli Stati al mondo che non possiedono forze armate. Lasciamo perdere la Micronesia o il Principato di Monaco, e lasciamo anche perdere quegli stati che sono difesi da terzi, come le isole Marshall o l‘Islanda, e prendiamo esempio dal Costa Rica.

Privo di esercito dal 1949, il Costa Rica è piazzato strategicamente in mezzo alle due Americhe, e confina con Panama e Nicaragua. Saranno le palme o la mancanza dell’esercito, non si sa, ma il Costa Rica è stato classificata al primo posto per la felicità media della popolazione. Ha 5 milioni di abitanti, noi 8. Il Costa Rica è neutrale, noi pure. Ma soprattutto, la rinuncia alle forze armate ha permesso di deviare preziose risorse nello sviluppo umano, nelle infrastrutture e nella protezione del patrimonio botanico e faunistico, vero tesoro del paese. Fatto che sembra assurdo, la mancanza di una casta militare, ha reso il Costa Rica, che è posizionato in una delle zone più a rischio bellico del mondo, un paese tra i più stabili dell’America latina, e teniamo presente che al confine ha avuto la rivoluzione e la guerriglia Nicaraguense durate per decenni.

Delle due, o siamo scemi noi o sono furbi quelli del Costa Rica. Pensiamoci, potremmo essere i secondi più felici al mondo.

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