Dalla democrazia diretta alla demenza indiretta

Di Recondit

Il segnale è chiaro: i ticinesi vogliono lavorare al posto dei frontalieri, ma non vogliono combattere il dumping. In altre parole: vogliono fare un lavoro di merda pagato un cazzo.

Un’esagerazione, un’iperbole, ma che rende l’idea di quanto avvenuto con la votazione sulle due iniziative cantonali domenica. E occhio: la colpa non è di chi ha votato, no. La colpa è di chi l’ha mandato a votare. Quelli che sembrano ormai usare il popolo più che per esercitare la democrazia diretta, per espandere il morbo della demenza indiretta.

Glielo è stato detto in tutte le salse, agli iniziativisti: “non possiamo applicare quello che promettete. È contro la legge federale, è contro la legge europea. Non si può fare. È impossibile”. Niente. Peggio dei bambini che si sdraiano per terra al supermercato perché vogliono la playstation.

Dice: “il popolo ci ha dato ragione”. E grazie al cazzo: promettete il Nirvana, vuoi che votino contro? A sto punto perché non lanciare un’iniziativa che obblighi le gnocche a darla via a tutti? No, aspetta: un bel referendum contro il brutto tempo. Oppure una legge che vieti ai piccioni di cagare. Anzi: un bel voto contro le emorroidi.

Dice: “si ma il popolo ha dato un segnale”. Arigrazie al cazzo: pure io se finisco su un’isoletta deserta faccio i segnali di fumo. Ma se non passano navi, tocca mangiare cocchi, pescare con le mani e ammazzarmi di seghe.

L’iniziativa vuole applicare i principi della votazione del 9 febbraio. Peccato che il parlamento federale li abbia appena stravolti, i principi del 9 febbraio, proprio perché non riesce ad applicarli. Per applicarli bisognerebbe rinunciare ai bilaterali.

Dice: usciamo dai bilaterali. Siamo svizzeri, siamo strafighi, chissenefrega. Può essere, ma a ‘sto punto “Prima i nostri” diventa ancora più inutilmente ridicola. Sì perché, cicio: se usciamo dai Bilaterali, tutte quelle belle fabbrichette che utilizzano i frontalieri spariscono prima che tu faccia una scoreggia. Vanno in Romania, in Slovacchia, in Papua Nuova Guinea. E i frontalieri con loro. Ma cicio: non è che i posti di lavoro restano, eh? Evaporano anche loro.

Con in più il discorso che se dovremo aggiustare il cesso, dovremo chiamare un idraulico uzbeko, perché in Svizzera ce ne sono troppo pochi, e quelli dell’UE ci faranno dei bei pernacchioni.

Quindi, fatemi capire: ‘sto voto a cosa serve, esattamente? Serve a una cosa sola: a vincere.

Non abbiamo più dei politici, abbiamo dei giocatori di flipper. Fregauncazzo se una cosa si può o non si può fare. L’importante è vincere, farsi eleggere, prendere voti, fare punti, insomma. Come al flipper, appunto.

E quelli che non vincono che fanno? Giocano in difesa. Sì, parlo dell’iniziativa sul dumping. Problematica? Può darsi. Indigesta alle aziende? Sicuramente. Ma cazzo, era una cosa di sinistra: il PS dov’era? Probabilmente chiuso al cesso a riflettere su quanti voti avrebbe potuto forse eventualmente nel caso perdere se l’avesse sostenuta con la forza necessaria. Oh: i No sono stati il 52%, eh? Si poteva vincerla quella votazione. Ma no: troppo rischioso, meglio attendere tempi migliori, meglio non rischiare. Sosteniamo, ma sosteniamo anche il controprogetto. Non esponiamoci troppo. Teniamo il piede in due scarpe. Hai visto mai?

Il PS ticinese ormai sembra un ragazzetto che a furia di preoccuparsi del due di picche non scopa mai.

Non si capisce se siano peggio i giocatori di flipper o quelli che manco giocano perché non possono battere il record. A noi, che stiamo qua, guardiamo e pensiamo, invece, resta solo da aspettare l’extraball.

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