Facciamoci comprare dalla Cina

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L’avvocato Paolo Bernasconi, in un’intervista al Corriere della Sera (leggila cliccando qui), coglie il punto su “Prima i nostri”: un voto (l’ennesimo) di pancia, crea più problemi di quanti risolva. Bernasconi spiega con chiarezza ciò che è sotto gli occhi di coloro che vogliono vedere. Qui non c’entrano la partigianeria o la politica, c’entra solo l’intelligenza. Lega e UDC continuano a portare avanti una politica di slogan vuoti che non hanno applicabilità. È come se chiedessi a gran voce una riduzione per i biglietti del battello per attraversare il lago e il battello non esiste. Un esercizio totalmente inutile e stupido. Ma leggiamo Bernasconi:

“Non si riuscirà ad attuare la norma prima di tutto perché è incostituzionale, introduce delle disparità tra cittadini e fa prevalere un criterio come la residenza sul merito e le capacità, condizionando la libertà di scelta delle imprese. Ma soprattutto sarà la realtà a imporsi. Sono in contatto con numerosi ceo di società grandi e piccole, che vivono di export. E sapete cosa mi dicono tutti? Che in Svizzera non c’è abbastanza manodopera, che abbiamo bisogno di lavoratori provenienti dall’estero. Torniamo al problema della mancanza di cultura economica: la Svizzera oggi corre un grosso rischio, quello che alcuni dei suoi gioielli imprenditoriali vengano acquistati dalla Cina, cioè un Paese statalista. E noi di che cosa stiamo a discutere? Di impedire l’arrivo di persone utili alle nostre aziende.”

E qui siamo sempre di fronte a cavolate solenni come la votazione del 9 febbraio contro l’immigrazione di massa. Se certa gente usasse il cervello invece di piazzare crocette a pera, si renderebbe conto che misure come un freno al dumping sono realistiche mentre la clausola di “Prima i nostri” è un’idiozia bella e buona, come spiega bene Bernasconi.

Riassumiamo per semplicità.

L’iniziativa come votata è incostituzionale (cioè, fa a pugni con la costituzione svizzera). Non è possibile far prevalere il diritto di residenza ad altre capacità. Detto paro paro, lascio a casa uno competente per dare il posto (sempre che lo voglia al prezzo che stabilisco io) a un residente che magari non sa fare questo lavoro? Ma come è possibile, mi chiedono alcuni, votare una cosa che non è attuabile? È possibile con la democrazia diretta, dove il diritto alla libertà travalica la logica. E allora io posso proporre ai cittadini iniziative che non hanno né capo né coda e non sono attuabili, e i cittadini possono votarle. Poi queste iniziative si schiantano allegramente contro il muro della logica e delle leggi, e questo fa ancora il gioco di chi le ha proposte e che poi, puntuale, sbandiera al “popolo” quanto siano cattivi i politici che non vogliono realizzare le loro volontà. Palle: non è che non vogliono, semplicemente non possono.

Questo è un sistema perverso e una presa per i fondelli della popolazione, soprattutto di chi si informa poco. È un dovere dei media smascherare queste votazioni-truffa, seriamente e con parole semplici, sennò domani arriverà la votazione “Viviamo fino a 200 anni” e ce la si prenderà col governo perché, invece, a 80 anni restiamo lì come baccalà.

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