Gobby Solo, c’è un limite a tutto

Questa è una “lettera aperta”, di quelle che i lettori mandano ai quotidiani. Quella in cui il cittadino piccolo piccolo dà del tu al personaggio di spicco a cui sta scrivendo. Non ci riesco, Onorevole Gobbi. Ed è grave. Non ci riesco perché lei non è una di quelle persone, secondo il mio insindacabile giudizio, che lascerei entrare nella schiera di quelle con cui andrei a bere una birra.

La faccenda dei No Borders a Chiasso è la sua tomba politica. Quella che sta mettendo in crisi anche il suo elettorato. Peggio, quella che sta mettendo in crisi la parte più acritica del suo elettorato, quelli che per lei si sarebbero lanciati da un ponte anche senza paracadute.

Quegli imbecilli che a Chiasso hanno ceduto all’inciviltà vanno identificati e assicurati alla giustizia. E se nell’iter che va dall’istruttoria alla pena qualcuno gli desse un calcione nel sedere nessuno farebbe polemica. Perché se lo meritano e perché, evidentemente, in casa propria non ne hanno mai preso uno.

Ma spostare l’accento su un gruppetto di stupidi non la esime dalle schiaccianti responsabilità che anche lei, Onorevole Gobbi, ha. Il suo intervento, quello con cui ha enfatizzato le scritte sui muri e non il motivo per cui la gente ha marciato, è una vergogna e non si capisce se lo ha fatto per pettinare il suo ego oppure perché crede di avere a che fare con una platea di stolti.

Chi ha partecipato in modo naturale alla manifestazione ha lanciato un messaggio forte a diversi destinatari, tra i quali anche lei. Apparire sordo non la farà sembrare più forte, fare voli pindarici per estrapolare solo le scritte sui muri la fa apparire persino indecente. La questione degli insulti alle forze dell’ordine va assolutamente demonizzata e considerando la situazione, chi ha a cuore l’umanità, non si concentra sui metodi staliniani che queste, secondo alcuni testimoni, avrebbero usato.

Per creare una similitudine, lei fa parte di quel gruppetto di bimbi che, all’asilo, hanno avviato la bagarre e fa parte di quelli che corre dalla maestra per dirle che le hanno sporcato il grembiule. Lo so, non è l’esempio più illuminante, ma calza a pennello. Perché fino a qui lei ha mostrato un modo infantile di proporsi al suo elettorato e al popolo.

Perché la cosa importante, signor Ministro, è il messaggio: basta differenze di razza, basta occlusioni mentali, basta discriminazioni. Basta. Non è questo il Ticino che vogliamo per i nostri figli, non è questo il Ticino che i nostri nonni ci hanno lasciato. Non è questo. E se si ostinerà a volerlo credere, rimarrà solo.

Il Ticino è una terra libera, meravigliosa. I ticinesi sono quelli che sanno ancora fare uso della cortesia, che salutano per strada, il ticinese è la commessa che saluta il cliente che entra, che paga e che esce. Il ticinese ha ancora la terra nel sangue, nel DNA ha ancora tracce della povertà ottocentesca, sa da dove viene e vuole sapere dove va. E dalla sua politica, Onorevole Gobbi, non arrivano segnali che indichino una rotta. Questa approssimazione delle coordinate, questa barca che cambia direzione a seconda del vento, questa politica improvvisata che crede di potere calare dall’alto a beneficio di tutti beh, questo modo di condurre lo Stato, non piace e, per fortuna, piace sempre meno a chi è davvero ticinese.

Perché il ticinese è quello che si piega ma non si spezza, quello che nonostante le difficoltà guarda ancora con fiducia al futuro. Pensi, signor Ministro, secondo il suo partito “i ticinesi votano Lega”. In questi giorni stiamo capendo esattamente il contrario: i ticinesi, quelli che scendono in piazza per esprimere disappunto e per richiamare alla moralità, quelli che abbracciano concetti alti e illuminati, quelli non votano Lega.

Continuando così lei, Onorevole Gobbi, rimarrà solo. E non è così che deve andare.

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