I frontalieri scapperanno dal Ticino?

Di Corrado Mordasini

Eccola, tirala tirala e la corda si rompe. Roberto Maroni, governatore della Lombardia:

“Chiederò una zona Franca a Renzi, È una legge che il Consiglio regionale ha approvato nel febbraio 2014, iscritta all’ordine del giorno delle Commissioni Camera e Senato, ma giace in quei cassetti da oltre due anni. Oggi chiederò a Renzi e domani lo farò ufficialmente a Palazzo Chigi, di metterla nella legge di Stabilità 2017. È una zona franca per la fascia di confine con la Svizzera che consente benefici fiscali alle aziende e consente ai lavoratori lombardi di rimanere qui e non andare a fare i pendolari in Svizzera”

Il che si tradurrebbe in un crollo dell’economia ticinese, privata della manodopera a basso costo del frontalierato. Abbiamo chiesto a Generoso Chiaradonna, giornalista esperto in economia per laRegione se la possibilità è reale:

“La legge invocata da Maroni già esiste ma ha bisogno dell’avallo di Roma per essere implementata. In seguito, visto che l’Italia è nella comunità europea, dovrà sottostare al vaglio di Bruxelles, che prevede sì delle deroghe per zone franche, anche se seguendo delle regole di mercato ogni intervento statale e protezionistico non è visto molto di buon occhio. Esistono in Europa zone franche autorizzate a finalità economiche, ma devono essere zone depresse e marginali. Il Nord della Lombardia, Como e Varese si possono difficilmente ritenere zone depresse, essendo tra le più ricche d’Italia. L’iter dunque non sarà facile né immediato. Diciamo che la possibilità politica di creare una zona del genere esiste.”

Se la cosa dovesse però andare in porto a quel punto per il Ticino saranno problemi seri, aggiungiamo noi.

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