LAIN, di nuovo tutti schedati?

Di

Tra poco, andrà al vaglio del voto la modifica di legge sulla LAIN, la votazione che propone di opporsi alla legge approvata in consiglio federale lo scorso settembre.

Questa legge è volta ad aumentare l’autonomia, la competenza e soprattutto l’estensione dei servizi segreti svizzeri. In soldoni, questo permetterà il controllo di email, telefonate e messaggi personali. L’unica motivazione richiesta è quella del sospetto, che ora verrebbe stabilito dal servizio senza il veto di un tribunale. La memoria corre allo scandalo delle schedature: un periodo in cui centinaia di migliaia di cittadini elvetici vennero sorvegliati e schedati solo in seguito a un viaggio, una conoscenza, un contatto o perché presenti a una manifestazione. La storia potrebbe ripetersi. Sebbene si tratti di una misura giustificata dall’aumento del rischio terrorismo, non possiamo permettere che un simile scenario si ripeta. Soprattutto considerata la scarsa efficacia avuta da impianti di sorveglianza simili, per esempio in America, dove sparatorie ed eccidi sono all’ordine del giorno.

Ma nel dettaglio, cosa potrebbe accadere agli svizzeri? Quali informazioni sarebbero raccolte? Con che estensione? Per capirlo, ipotizziamo un cittadino ticinese medio: di mezza età, con esperienza lavorativa e una discreta rete sociale. Questa persona ha casa, indirizzo fisico e di email, amicizie, un conto in banca e uno smartphone con il nuovo gioco dei Pokemon. In caso di sospetto, i servizi segreti hanno già molte informazioni: vari indirizzi, domicilio, numero di conto, e avvenimenti significativi della sua vita. Dal conto in banca si può facilmente risalire a ogni acquisto, versamento o prelievo fatto dal soggetto. Dall’indirizzo sia informatico che fisico si può estrapolare ogni scambio di messaggi, ogni pacco o file inviato e ricevuto (con accesso al contenuto), ogni persona o ente contattato. Anche se non ce ne rendiamo forse conto, già queste informazioni possono tracciare un ottimo ritratto di una persona. Ma quello che più dobbiamo temere è quello che può dire il nostro cellulare: con il nuovo giochino dei Pokemon è balzata alla ribalta la facilità con cui ogni persona può trasmettere la sua posizione a un server in cui sono registrate le posizioni di molti altri. Grazie ai mezzi informatici dei servizi, il segnale del nostro telefono può far trapelare costantemente la nostra posizione fisica con precisione di metri. Poi c’è da considerare quante informazioni passano attraverso il nostro telefono: tutte le chiamate, tutte le linee telefoniche internazionali usate, tutti i messaggi mandati sia via sms, whatsapp o simili. Ogni sito visitato, ogni ricerca di google fatta o video su youtube guardato.

Lo stato è giustificato a sorvegliarci per aver digitato la parola “ISIS” a scopo informativo o per pura curiosità? Allo stato è permesso spogliarmi della mia privacy perché ho comprato un oggetto proveniente dalla Siria?

Ti potrebbero interessare: