Marina Masoni, il Ticino in ginocchio ringrazia

Di Redazione

1996: Masoni presenta le 101 misure per il rilancio economico, una serie di ideuzze su quanto siano belle la deregolamentazione, la liberalizzazione, la privatizzazione e quanto vada sfalciato il ruolo regolatore del cattivo Stato;

1997: il governo firma una nuova concessione che Borradori garantisce blindata per l’impianto smaltimento rifiuti con il consorzio Thermoselect/Badenwerk. La maggioranza di governo (Borradori-Buffi-Masoni) si autofrega, cancellando la clausola a tutela del Cantone stesso. il sistema Thermoselect si rivelerà fallimentare e a pagare saranno i Ticinesi, mentre la Lega si scopre poi pesantemente foraggiata dalla stessa Thermoselect;

1998: Masoni, Carlo Pelanda (assunto da Masoni e pagato 3 milioni di franchi dai contribuenti) e il gruppo coordinato da Franco Ambrosetti, fido di Masoni, presentano il top del liberismo nel “Libro bianco sullo sviluppo economico cantonale nello scenario della globalizzazione”;

2000: Masoni presenta il terzo pacchetto di sgravi fiscali, che farà mancare ulteriori 33 milioni. Pesenti si dissocia. Il parlamento lo approverà in dicembre, contraria la sinistra;

2001: Masoni presenta una nuova base legale per BancaStato, che ne estende il campo d’attività anche a operazioni a rischio. Sappiamo oggi dove siamo finiti. Vengono arrestati il vicepresidente di BancaStato Tuto Rossi (quello che adesso ci dà lezioni su come gestire la cosa pubblica) e il vicedirettore Kurt Betschart per il buco da 22 milioni causato all’istituto di credito con rischiose operazioni sui derivati. Rossi e Betschart saranno condannati nel 2006 a due anni ciascuno, con importanti riduzioni di pena per il ruolo troppo passivo tenuto dai vertici della banca;

2002: il parlamento approva il quarto pacchetto di sgravi fiscali. Contraria la sinistra. E via così! Il Ticino è il quarto Cantone con il fisco più leggero dopo i paradisi di Zugo, Svitto e Nidvaldo;

2003: a furia di sgravi, mancano 235 milioni all’anno. Si evidenzia una sostanziale stagnazione delle entrate fiscali a fronte di un’esplosione dei bisogni. Il sistema Masoni fa sì che le aziende si installino in Ticino per fruire degli importanti sgravi e, finito il periodo dei benefici, si dislochino altrove.

2006: il governo toglie la direzione politica del fisco a Masoni e la assegna a Gendotti, traendo le conseguenze del “fiscogate”. Emerge che la mancanza di personale e il notevole aumento delle pratiche hanno fatto perdere milioni all’erario, come dimostra anche un’inchiesta di Area. Masoni non era mai intervenuta per correggere la rotta lasciando che la situazione degenerasse. Si scopre pure che la famiglia Masoni ha una fondazione a Svitto di cui la direttrice del Dfe è fra le beneficiarie. (fonte: qui)

Alla fine non ci sono cazzi che tengano. Marina Masoni, con la complicità liberale, della Lega, dell’UDC e del PPD ha massacrato questo cantone, lasciandolo in braghe di tela. Tutti i sacrifici, le arrabbiature e le tragedie di oggi sono riconducibili a una politica liberista totalmente assurda e sbugiardata dagli anni. Ma questi zucconi fanno finta di niente e continuano sempre sulla stessa strada.

Oggi Lega, Liberali, PPD e UDC chiedono nuovi sgravi, nuovo sangue da salassare al cantone e alla sua gente, per favorire sempre aziende e amici degli amici il cui valore aggiunto è lo stesso di un campo di ravanelli. Poi arrivano Vitta e Beltraminelli, i soliti noti dei soliti partiti a dire che tutto va bene, che i nostri direttori d’azienda sono dei geni, che la disoccupazione è in calo e che quelli in assistenza non sono poi così tanti. Non è un dramma, per l’amor di Dio, c’è chi sta peggio, ma sentirsi presi per il culo a questo modo è un attimino frustrante.

Quando reagiranno i Ticinesi, senza nascondersi dietro a iniziative o votazioni farlocche come quella del 9 febbraio o “Prima i nostri”? Sì, quella dell’UDC, difesa da Tuto Rossi, da Marchesi e dal milionario Pinoja?

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