Non chiamatele prostitute!

Di Calvero

Siamo sicuri che il sindaco di Madrid era ben intenzionato quando, tra un chorizo e due tapas ci ha pensato. Infatti, recentemente ha rilasciato un comunicato alla stampa secondo il quale certi termini dovrebbero essere cambiati. Secondo Manuel Carmena, le prostitute non dovrebbero essere chiamate così, ma apostrofate come “donne in situazione di prostituzione” e, i clienti, “prostitutori”.

Seppur grandi fans del politically correct, forse qui la cosa la facciamo diventare un po’ complessa. Per correttezza allora dovremmo chiamare i parrucchieri “persone in condizione di tagliare capelli e barbe” e i casari “persone in situazione di trasformare latte in prodotti caseari solidi”. E i bigliettai del bus? “Dispensatori di titoli valevoli per il trasporto pubblico”. Niente in contrario, eh. Solo che forse così l’esercizio della lingua diventerebbe un po’ complicato. E i clienti? Quelli dei calzolai? “Scarpatori”. Quelli dei fioristi: “Infioratori”? Quelli dei macellai? “Macellatori”, “carnificatori”, “salumatori”, no… ”salamai”? “Mortadelliferi”? O peggio ancora, qualificandoli spregiativamente, vista l’ondata vegan “fomentatori di uccisioni animali al fine di fruirne il cadavere?”… Aaargh!

Certo che si rimpiange quando gli operatori ecologici erano gli spazzini e i designer d’interni 3D erano i vetrinisti. Poi dite che il mondo non è diventato più complicato.

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