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Quando i buonisti sbancarono San Siro

Carrascodi Gherardo Caccia

Vi racconto una storia. È una storia che inizia da lontano, tanti anni fa, ma neanche troppi. Ambientata in un Ticino diverso, ma non troppo. Anche allora c’erano i buonisti e chi li etichettava come tali, magari usando epiteti più coloriti nei bar, ma mai fuori, mai sulla stampa e mai in occasioni ufficiali. C’erano forse più pudore e rispetto, almeno per la politica e la cosa pubblica.

La storia narra di un golpe avvenuto in una terra lontana, il Cile, dove un governo democraticamente eletto viene destituito dal generale Pinochet. Iniziano a scomparire persone, si fanno prigionieri politici. Per alcuni cileni la vita in patria è impossibile, bisogna scappare, cercare rifugio in altri luoghi, lontani: l’Europa. La Svizzera fa muro, anche all’ora c’erano emigranti ben accetti e taluni meno, rifugiati ben accetti e altri meno: i cileni erano meno. Questa storia lontana s’intreccia però con il coraggio di uomini e donne che, come oggi, non ci pensano un attimo a rimboccarsi le maniche per dare aiuto concreto a chi scappa dalla morte certa. Ed eccoli qua i nostri eroi: ul Pierin, ul Peppin, le loro famiglie e i loro compagni.

Si narrano ancora le loro gesta, in quelle sere di politica di paese. Si narra che ul Pierin faceva la spola da Milano al Ticino partendo dalla sua Balerna, con un auto di scorta posteggiata sul retro del bar. E sì, perché si sapeva che quelli lì, i rossi, portavano illegalmente in patria i cileni da Milano, e qualcuno quindi si appostava davanti al bar ad aspettare che ul Pierin uscisse dal locale in cui era entrato e ripartisse con l’auto in direzione della dogana… macché, ul Pierin non veniva più fuori dal bar. E ul Peppin? Lui aveva pure la moglie spagnola e che quindi faceva da intermediaria tra i ticinesi e i cileni appena sbarcati in una terra che non conoscevano. C’erano poi i compagni, le loro famiglie, che ospitavano illegalmente i cileni nascondendoli fin tanto che era necessario. 500 ne sono arrivati in Ticino di cileni, famiglie intere. Tutta colpa di quei buonisti rossi, per colpa loro anche i cileni abbiamo qui adesso.

Ma i cileni, come gli italiani, i portoghesi, gli jugoslavi, poi si integrano, crescono. E quel bambino che era in fasce su una macchina che lo faceva entrare illegalmente in Ticino vent’anni dopo ha una maglia bianconera sulle spalle, gioca a Cornaredo, in quel Lugano magico che si ritrova a giocare in UEFA. Quel 26 settembre 1995 quel ragazzo venuto da lontano calca l’erba di San Siro contro l’Inter e su punizione segna un gol che rimarrà nelle memorie di tutti. Il suo nome? Edo Carrasco. Ma quello è soprattutto il gol dal Pierin, dal Peppin, dal Rico, dal Dimitri clown e tutti quei buonisti che, con la loro cocciutaggine, con i loro valori e il loro coraggio, quella sera l’hanno resa possibile. 1-0.

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