Zombie strippers

Di Mystico

Che sorpresa questo film! Sarcastico, sovversivo! Ben girato, ben recitato… imprevedibile! La buona riuscita di “Zombie Strippers” si fonda su un concetto curioso. Ovvero quello di creare una pellicola originale, infarcendola di luoghi comuni. Un paradosso? No, anzi… Se l’ammucchiata di cliché e banalità avviene con un certo criterio, il risultato può essere addirittura geniale. Ai realizzatori di “Zombie Strippers” questo esercizio è riuscito davvero bene. La locandina di questo film non gli rende giustizia, perché lo fa apparire come un comunissimo horror movie di serie B, quando invece non può essere considerato né un film dell’orrore né uno di serie B. Ma in fondo, se un’ammucchiata di cliché deve essere, che lo sia in tutto e per tutto, senza eccezioni, quindi già a partire dalla locandina.

Scritto e diretto da Jay Lee, “Zombie Strippers” si svolge quasi interamente all’interno di un locale di spogliarelli. L’intero film in fondo non è altro che la storia di ciò che accade una volta che il virus dei “morti viventi” si diffonde al suo interno. Già, perché c’è chi, confrontato con questa terribile invasione di zombie, pensa di farci attorno un bel gruzzoletto. Il padrone del locale, interpretato dall’attore Robert Englund (il volto e il corpo del leggendario Freddy Krueger nei film della serie Nightmare), si rende conto che la morte attribuisce alle sue spogliarelliste un potenziale erotico ancora maggiore. Da morte sono ancora più piccanti e il pubblico le adora. Tutto dunque gira attorno alle vicende del night e dei suoi frequentatori. Il resto viene spiegato in un’introduzione di una ventina di minuti: il virus che trasforma gli uomini in zombie è stato inventato a fini militari, è stato creato negli stabilimenti della compagnia “Dabel Iù” (W in inglese) di proprietà di Bush e compagni di merenda. Insomma, la gente muore e possiamo dire che è tutta colpa di Bush, (ma guarda un po’… un altro cliché?). Questa parte introduttiva del film ,che vola ad un ritmo incalzante e la cui ironia risulta alquanto brillante, ci presenta anche gli “eroi” cui è affidata la salvezza degli Stati Uniti: una squadra di militari scelti che sul curriculum vanta, tra le ultime missioni, una vittoria in battaglia niente meno che contro Satana e le forze del male! Not bad…

La scanzonata e densa introduzione del film, permette al pubblico di entrare in sintonia con la linea comica degli autori per poi comprendere e apprezzare le successive scelte, prima fra tutte: la raffica di luoghi comuni che regge quasi ogni dialogo del film. E’ una costante accozzaglia di frasi fatte, tanto che nei rari momenti in cui si sentono dire frasi sensate e davvero profonde, queste assumono un’importanza notevole. Il regista ne approfitta per far passare determinati messaggi…

Zombie Strippers” prende per i fondelli gli eroi americani, i suoi soldati invincibili e ottusi, i guerrafondai, gli appassionati di armi della “National Rifle Association” e naturalmente l’amministrazione Bush. Deride le spogliarelliste orgogliose e rifatte, deride i loro papponi privi di scrupoli, deride gli ingenui che durante la notte si gongolano nei locali a luci rosse gettando banconote da 20 dollari come pioggia sui corpi di quelle ragazze, pronti magari ad innamorarsi appena una di loro gli dedica uno sguardo. Poi c’è una ragazza sensibile che si distingue da tutte quelle fredde tette al silicone. E’ figlia di contadini, struccata, naturale e pulita come il sapone. E’ cattolica. E’ ingenua. Ma sua nonna ha bisogno di soldi per un’importante operazione e lei si sacrifica per la causa, offrendo il suo corpo sull’altare della “lap dance”, sigh… E avanti con i luoghi comuni del cinema!

Zombie Strippers” prende in giro ogni cosa che viene fatta o vissuta senza un briciolo di intelligenza e senza spirito critico: poco importa se la pace o la guerra, il sesso a pagamento o la verginità… Non è un film moralista, non mette in evidenza l’assenza di valori bensì la più totale assenza della ragione: la facoltà di pensare liberamente. Tutti i protagonisti di questo film fanno e si fanno del male perché sono complici di una totale incapacità di analisi; si limitano ad agire. Fanno e basta, in funzione di conclusioni affrettate e superficiali, poco importa se quelle di una spogliarellista interessata unicamente al suo aspetto fisico o quelle di un sergente dell’esercito che mette a disposizione la sua vita per salvare il mondo. Li rende uguali il fatto che agiscono entrambi per inerzia. Non pensano. E il regista ce li dà in pasto…

È un concentrato di luoghi comuni, talmente ben utilizzati da risultare nel complesso tutt’altro che comuni e, anzi, addirittura geniali. I personaggi rispecchiano perfettamente gli stereotipi del cinema: soprattutto la squadra speciale dell’esercito chiamata a far fronte all’invasione degli zombie. Ricalcano perfettamente l’immagine degli eroi in divisa grigioverde che abbiamo guardato combattere (e vincere) in decine di film d’azione; e i loro discorsi sembrano tratti da un collage delle scene più patriottiche ed eroiche viste nei film degli ultimi 20 anni (frasi tipo “Oggi è un buon giorno per morire”).

Sono certo che chi ha guardato e amato “Team America” saprà gustarsi anche questo film.

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