5 buoni motivi per sostenere Bertoli (e uno no)

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Chi scrive è lontano dal socialismo e si è fermato al materialismo dialettico e all’empiriocriticismo. Due fasi davvero interessanti che vengono qui citate solo per escludere i leghisti dal resto della lettura. Tanto loro Bertoli non lo appoggeranno mai.

Arriviamo al dunque. Ci sono (almeno) 5 buoni motivi per sostenere Bertoli in un momento assai delicato per il Cantone. E lo dice uno che per Bertoli non ha alcuna simpatia. Ciò non significa che non ci si possa addentrare in un discorso equo e non esente da critiche.

The effect of heart activity on brain function

Governa con il cuore e con il cervello. Il titolo è stato volutamente scritto in inglese, per scoraggiare i leghisti che sono riusciti a superare la lettura di “empiriocriticismo” e sono arrivati fino a qui.

Certo, quando si governa il cuore non è affatto necessario, ma escluderne l’uso non è prescritto da nessun medico. Il caso della famiglia ecuadoriana ha dimostrato, e non ce n’era bisogno, che Bertoli ha saputo pensare prima alle persone, pur muovendosi all’interno di norme e procedure. La capacità di vedere prima l’uomo e poi lo straniero è meravigliosa. Qui un assaggio della sua delicatezza e della sua umanità.

Un uomo solo

Al governo è solo. Solo perché è l’unico socialista al Consiglio di Stato, solo perché i suoi colleghi non provengono da partiti ideologicamente affini al PS. Pur tra mille difficoltà non ha mai mollato, mostrando di avere una professionalità e un’auto-disciplina di rara intensità. Va ricordato che in passato non è sempre stato così, neppure in casa socialista. Patrizia Pesenti si è persa durante il suo mandato e Marina Masoni, colta con le mani nel sacco, ha osato (ripeto: osato!) trarre vantaggio dal suo mal di schiena per restare attaccata alla poltrona il più a lungo possibile.

Il coraggio di dire basta

Il clima politico ticinese è ridicolo. Il Mattino non risparmia insulti e, con esso, si schierano tutte quelle persone che non sanno misurare i propri commenti sui social. In un simile ambiente il dialogo è impossibile, se per allentare la presa occorre fare ricorso alla magistratura, allora ben venga il coraggio di querelare. Gli strumenti offerti dalla giustizia sono preziosi e ricorrervi non è da biasimare, purché il tenore sia liberatorio e non sanzionatorio. Bertoli non vi ha fatto ricorso per difendere la propria immagine ma per contribuire a creare un panorama non castrante. Ognuno può dire quello che vuole, si possono muovere anche accuse pesanti a chicchessia, ma ci vuole equilibrio e ci vogliono argomenti (e prove) a sostegno.

Il coraggio di staccarsi

Lo scorso mese di marzo, nel pieno delle dimostrazioni dei docenti, Bertoli ha avuto il coraggio di staccarsi dalle linee del PS. Se il partito non l’ha presa benissimo (non a torto), va anche considerato che il ministro ha voce in capitolo, vive quotidianamente i problemi della scuola e se ha ritenuto di dovere esprimere una voce diversa (diritto peraltro sacrosanto e democratico) ha avuto motivi validi e, anche in questo caso, non a torto. Nell’estremo politico opposto, quando Zali e Gobbi si discostano dalle linee del partito, lo fanno per inventare tasse, balzelli e ridicoli controlli dei casellari giudiziali che poi Il Mattino spaccerà per miracolosi.

Visione politica

Tra i 5 che siedono a capo dei dipartimenti, Bertoli è quello con la visione politica più affidabile. Ha una scuola alle spalle, anni di gavetta durante i quali ha misurato con mano il tessuto sociale del Cantone. Vent’anni passati all’Unione Inquilini fanno entrare nelle case della gente, danno una corretta misura delle difficoltà quotidiane di chi paga un affitto e, a tratti, offrono una preoccupante visione sul modo di ragionare di chi le pigioni le incassa. Consumatore contro produttore, cittadino contro azienda, operaio contro padrone. Tra i 5 è l’unico ad avere una coscienza e una conoscenza politica, è l’unico i cui discorsi si inseriscono in modo coerente con i tempi e i problemi che attanagliano il Cantone. Dopo di lui, per trasparenza, va citato Zali. Gli altri sembrano sempre fuori luogo e fuori tempo.

(Ri)conosce i suoi limiti

Leggere il blog di Bertoli aiuta. Al di là della scrittura schietta e della lettura piacevole. Questo è un esempio scelto tra tanti, in cui non si vergogna di dimostrarsi uomo e come tale fallace, persino debole. Sa usare quella delicatezza di cui tutti noi non dovremmo mai fare a meno.

Questi i motivi per cui sostenere Bertoli, al di là del credo e del partito. Sostenerlo significa fare del bene al Cantone e a se stessi.

C’è un motivo per bacchettarlo. Un motivo grosso come una casa e qui è necessario chiamarsi a raccolta, perché si può scegliere di voltargli le spalle, oppure di aprire un dialogo tra Stato e cittadini.

La scuola (cribbio!)

Perdio Manuele, permettimi di darti del tu. Ti rendi conto di cosa stai facendo? Il futuro sarà fatto di micro-impiego, perché l’industria 4.0, la robotizzazione dei processi, i flussi automatizzati, l’intelligenza artificiale, il web e lo spostamento delle filiere produttive nell’Est del mondo, stanno modificando radicalmente il concetto di impiego. La scuola va rifondata. Vanno rifondati i metodi di insegnamento, il materiale, va introdotta la programmazione sin dalle elementari, va spinto l’inglese. Ci vogliono stampanti 3D, ci vogliono periodi di autogestione, lezioni in streaming che gli allievi devono seguire da casa. Occorre abituarli perché chi ha iniziato le elementari oggi, se vorrà frequentare un’università, molto probabilmente lo farà online.

Bisogna che la scuola diventi guida efficace ed effettiva per condurre i nostri giovani verso il mondo del lavoro. Perché, Manuele, non ti spingi un po’ più in là? Se, da una parte, è coscienzioso avviare una tavola rotonda e ascoltare i docenti, dall’altra parte (cribbio, cribbio e ancora cribbio!), perché non aggiungi qualche posto a tavola e non ascolti anche i datori di lavoro? Loro non hanno voce in capitolo? Chi, meglio di loro, può dirti di quali competenze c’è bisogno? Sono certo, Manuele, che l’idea non ti sembrerà molto peregrina ma, allora, perché non lo fai? Apri il dibattito a favore di quelle figure professionali poco definite, come i technology specialist, quelli che fiutano da che parte tira il vento e portano le nuove tecnologie nelle multinazionali per cui lavorano. Sono loro che anticipano e, in parte, dettano il futuro. Perché, visto che i numeri umani ce li hai, non vuoi passare alla storia come il primo ministro ticinese che organizza una tavola rotonda con esperti provenienti da diversi paesi? Regala ai giovani nuovi stimoli, sradica questo sistema scolastico ormai superato, sii la molla che fa scattare il cambiamento. Qualcuno deve farlo. Perché non tu?

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