Bob Dylan e l’invidia penis di Baricco

Di Jacopo Scarinci

Che uno come Alessandro Baricco sia libero di dire il suo mucchio di consuete baggianate addirittura su Bob Dylan è emblematico di quanto il mondo sia allo sfascio. Perché il Nobel per la letteratura a un musicista, si è chiesto lo scrittore più letto dai poser e dai modaioli mai usciti vivi da letteratura seria e per questo rifugiatisi in quel piattume che sono le sue, chiamiamole così solo per affezione verso l’origine latina del termine, opere. Beh, non si sa davvero da dove iniziare a rispondergli.

“Che c’entra con la letteratura? Meglio dargli un Grammy Award”, ha detto Baricco. Non voglio fare il noioso, quindi magari è meglio non partire dalla Grecia classica e del rapporto che avevano le liriche con l’accompagnamento musicale. Limitiamoci al Novecento, anzi, agli ultimi cinquant’anni. Baricco, nella sua inspienza, non concepisce che livelli epici, lirici, poetici, narrativi abbiano raggiunto i testi di Genesis, King Crimson, De Andrè, Battiato giusto per dirne alcuni. “Rime of the ancient mariner” degli Iron Maiden, giusto per portare un altro esempio, è una mirabile condensazione in neanche 15 minuti di un poema incredibile di Coleridge. Quindi, caro Baricco, di che stai parlando?

Bob Dylan, menestrello di mille e mille storie, poeta e leggenda, uno che fortunatamente non sa nemmeno come si scriva “Baricco”, ha avuto questo riconoscimento a sorpresa. Ma a ben pensarci, appena smaltito lo stupore iniziale, è un Nobel perfettamente assegnato. Anche e soprattutto perché i lirismi di “Mr. Tambourine Man”, “Blowing in the Wind”, “All Along the Watchtower” o “Hurricane”, “Knocking on Heaven’s Door”, “Lay Lady Lay”, “Positevely Fourth Street” o “It’s All Over Now, Baby Blue” il primo Baricco che passa se li sogna di notte facendosi decollare un’invidia penis di quelle che non passano con una camomilla.

Ma forse, tutto questo, è in fondo normale, è parte dello show. In un mondo che considera Baricco uno scrittore e relega Michel Houellebecq al ruolo di “provocatore” è perfettamente normale che ci sia gente che storca il naso davanti a un Nobel per la letteratura assegnato a Bob Dylan.

Però noi abbiamo il lieto fine, perché all’invidioso travaso di bile si risponde appoggiando la puntina su “Highway 61 Revisited”, dimenticandosi d’incanto dell’esistenza di certa gente, cadendo assorti nella poesia. Che, come sempre, vince su tutto.

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