Dal Triplete a Icardi, che amarezza

Di Jacopo Scarinci

C’era una volta l’Inter, e non c’è bisogno di andare indietro di decenni. Perché l’Inter che ieri ci è mancata non è stata quella (solo) dei trionfi, ma quella degli Uomini – con la maiuscola. L’Inter dei Materazzi, dei Milito, degli Zanetti e dei Cambiasso. Uomini, appunto, che il primo Icardi di passaggio l’avrebbero appeso al muro dello spogliatoio.

Non è colpa di Icardi essere completamente senza cervello, capita anche nelle migliori famiglie. La colpa è di una società inesistente che gli ha sempre permesso di far quello che voleva: dall’usare la moglie come procuratrice che Wolf of Wall Street levati proprio, al fargli pubblicare un’autobiografia – a lui che vive su Instagram, non su Borges – senza controllarla. Viene da ridere. In un mondo sempre più informatizzato, le società calcistiche controllano con miriadi di addetti stampa ogni virgola che esce dalle bocche dei tesserati e gli sfugge una bomba termonucleare come un attacco frontale del capitano agli ultrà?

Icardi sarà stupido, ma non è scemo. Se ha scritto (traduzione: fatto scrivere) che in pratica gli ultrà dell’Inter sono una banda di idioti, è per un motivo preciso. La mancata cessione estiva? Il rinnovo del contratto gestito dalla moglie? Semplice e tristissima incapacità di intendere e di volere se non – a volte, mica è Maradona – coi piedi? Boh. Fatto sta che da ieri la guerra civile in seno all’Inter dalla notte di Madrid – son passati già sei anni, sembra ieri, vita amara – ha ricevuto l’upgrade del tutti contro tutti. Il direttore sportivo legna pubblicamente il proprio capitano, il vicepresidente fa capire che lo stesso capitano sarà degradato e poco più che cazziato sonoramente, l’allenatore – uno che nel pianeta Inter sembra Eta Beta al cospetto di Archimede Pitagorico – che, davanti alle telecamere con la faccia di uno che sta andando al martirio, dice di non volerne parlare. Per non dire della reazione degli ultrà, come al solito e come si conviene a questi lord inglesi estremamente pacata: fischi, insulti, striscioni compreso quello mafiosetto espostogli sotto casa dove si è arrivati a tanto così dall’aggressione fisica al tapino reietto che era solito esultare chiedendo alla curva di fargli sentire il rumore: molti auguri.

Siamo all’OK Corral, ed è inutile pensare che con Facchetti o Moratti niente di ciò sarebbe successo, che Mourinho e Zanetti avrebbero gestito la cosa in maniera diversa, che Milito – o anche un Evaristo Beccalossi, eh – non avrebbe mai cercato l’affronto con chi, inutile negare, contribuisce a pagare gli stipendi: i tifosi, che piaccia o no comprendono anche quelli che non fareste sposare a vostra figlia.

Il calcio, quello che amiamo, scende di un altro mezzo metro verso il fondo del barile, mentre, dall’Inghilterra, giunge notizia che la federazione voglia mettere Mourinho sotto inchiesta per aver imbracciato preventivamente il bazooka, in conferenza stampa, contro l’arbitro di Liverpool-Manchester United di questa sera. Nostalgia, nostalgia canaglia.

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