Di reginette gay e maschi alfa in crisi

Stupisce sempre meno che personaggi del mondo dello spettacolo, siano cantanti, attori/attrici, star della TV o altro, facciano outing dichiarando pubblicamente la propria omosessualità: da Elton John a Ricky Martin, Jodie Foster e chi più ne ha più ne metta, ormai le rivelazioni sono all’ordine del giorno.

Però quando a dichiarare di essere in una coppia omosessuale è nientepopodimeno che una reginetta di bellezza, ovvero Miss Svizzera 2013,  Dominique Rinderknecht, un po’ di scalpore lo fa: perché, diciamocelo, le reginette di bellezza sono un po’ messe là a perpetuare simbolicamente l’antica tradizione delle pretendenti che sfilano mostrando le proprie grazie al Gran Khan o al maschio alfa di turno che sceglierà fra di esse la sua favorita; la Miss, per l’uomo nostrano, è quella creatura spesso priva di discernimento che incarna ciò che da una donna egli si aspetta: giovane, carina, belle forme, vuole la pace del mondo (o nascere nel 1942 per non far la guerra, dicono) e le piace sculettare per farsi votare, per poi finire a condurre qualche grottesco talk show o partecipare ad un reality.

E invece, cari maschietti, vedo già aprirsi una crepa nella vostra placida sicurezza, sento il PLIN PLIN dei cocci delle vostre certezze che crollano, leggo la confusione nei vostri occhi: ma come, state sicuramente dicendo adesso, a quella, che sculettava sulla passerella in costume in pasto ai nostri voraci istinti e alle nostre sfrenate fantasie, piace la topa? Ma non erano tutte mascoline, ‘ste lesbiche? Non dovrebbero giocare a calcio o fare sollevamento pesi anziché infoiarci per poi farci crollare ogni speranza?

Sono desolato, amico maschio alfa, ma stavolta tocca a te sbattere contro la dura realtà: la Miss che hai sempre indicato alla tua amica, o magari anche alla tua fidanzata o moglie, come modello di bellezza, dando implicitamente dei dettami su come vorresti fosse la tua donna ideale, in realtà preferirebbe farsi la tua donna piuttosto che te.  È la nemesi per tutte le volte che hai chiamato qualcuno “frocio”, magari il cantante che piace alla tua ragazza: c’est la vie, stacci.

Al di là delle rivalse LGBT e delle prese per i fondelli del maschio alfa, la dichiarazione di omosessualità di una Miss è il colpo di grazia su un concorso che è un dinosauro sociale, un fossile vivente di una mentalità che sta venendo giù a picconate, per almeno un paio di motivi:

  • La Miss come “bellezza tipica nazionale” ormai nel 2016 è un concetto fondamentalmente sciovinista, per non dire quasi razzista, e se già fece scalpore una Miss Italia mulatta di diversi anni fa, il fatto che una delle ultime Miss Ticino fosse una ragazza di origine angolana e un’altra fra le prime fosse ucraina la dice lunga su come non esista più di fatto la “donna ticinese” archetipica. E questo è un bene, sicuramente.
  • Al di là di ogni moralismo sulla donna-oggetto, un concorso in cui vieni premiata e magari fai carriera perché mostri le chiappette e sculetti è un suicidio culturale, tout court. Soprattutto, nel momento in cui berciamo contro il burqa in nome dell’emancipazione femminile, un po’ di coerenza, suvvia! Bene hanno fatto in Islanda (sempre avanti, loro!) a iscriversi in massa al concorso per la Miss nazionale approfittando del fatto che il regolamento non specificava requisiti di genere ed età: ed eccoti pensionati, casalinghe, studenti, pescatori, e via dicendo. Poesia.

E allora, lunga vita alla Miss che ama la topa, viva il palestrato a cui piace l’uomo peloso! Abbattiamo a picconate gli stereotipi di genere, una santa volta!

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