Gli anni dell’impegno

Di Jacopo Scarinci

“Morte accidentale di un anarchico”, che momento alto, che teatro che supera se stesso. Questa ricostruzione della vicenda di Pino Pinelli, morto cadendo da una finestra della questura di Milano nel 1969, costò a Dario Fo una quarantina di processi. Indicativo di che aria si respirasse in Italia in quegli anni.

Erano gli anni degli intellettuali. Erano gli anni di Dario Fo, del Pasolini ammazzato che, come disse Alberto Moravia al suo funerale, “fugge a piedi, è inseguito da qualche cosa che non ha volto e che è quello che l’ha ucciso, è un’immagine emblematica di questo paese.” Non era facile essere un intellettuale in quel periodo, ma loro (e molti altri) lo erano. Pasolini lo fu con la poesia, con la narrazione, con il giornalismo. Fo con il teatro, comico e intransigente, grottesco e realista, di denuncia e di inchiesta. Ebbero il grande merito di tradurre per il loro pubblico una realtà, un presente comprensibili appieno solo a chi era nella stanza dei bottoni. Raccontarono a un’Italia ormai abituata a una bomba un giorno, un assassinio il giorno dopo, un governo caduto l’altro ancora che in fondo no, non poteva essere normalità. Che c’era qualcosa dietro, che c’era qualche manovratore, che non bisognava abbrutirsi, accettare chini il baratro avvicinarsi. La coscienza civile al risveglio, si dice.

Trent’anni dopo “Morte accidentale di un anarchico”, Fo scrisse “Marino è libero! Marino è innocente!” contestando con 120 prove la condanna per l’omicidio del commissario Calabresi comminata a Sofri, Bompressi e Pietrostefani, che ai tempi della morte di Pinelli gli lanciarono contro una campagna di stampa dalle colonne di Lotta Continua. 120 motivi per i quali non potevano essere stati loro i mandanti di un omicidio, la cultura che si sostituisce a una magistratura spesso inetta, l’intellettuale che si sostituisce al giudice spesso non super partes.

Perché, in fondo, l’intellettuale, come i matti, risponde solo a se stesso. E negli anni dell’impegno, essere un intellettuale significava accendere coscienze, spiegare, dire quello che altri non dicevano. E la verità, anche.

Sipario.

Ti potrebbero interessare: