Ha ragione Righinetti (e la colpa è nostra)

Nelle sue prime opere Mozart si astenne dal segnare le legature di frase, soprattutto perché il corno all’epoca era senza cilindri ma, con l’avvento delle ritorte, lo strumento poté essere riadattato (ok, questa introduzione ha lo scopo di scoraggiare i leghisti della prima ora dal continuare la lettura…) Ora inizio.

Mentre il manto di critiche rivolte a Righinetti e ai suoi articoli per diversamente dotati sta piano piano scaricando a terra tutta la sua potenza, voglio spezzare una lancia in suo favore. Non ha certo bisogno che qualcuno corra in sua difesa, ma è opportuno offrire al lettore un punto di vista diverso.

Per me Righinetti ha ragione per due motivi. Il primo lo riassumo così: la storia che i giornali si fanno per i lettori è una cagata pazzesca (con tutti i 92 minuti di applausi a seguire). Così fosse, per lo zoccolo acritico e descolarizzato di una qualsiasi popolazione, basterebbe fare giornali con tette, culi e palloni da calcio. Immaginate se ci fosse un giornale con il quale, chessò, si lanciasse una crociata contro i frontalieri e gli stranieri, magari farcendolo di bufale. Il popolo più descolarizzato e acritico sarebbe in visibilio, il giornalismo però verrebbe accoltellato al petto.

Il secondo motivo va spiegato un po’ più in profondità. Dal punto di vista commerciale, tra una notizia e un hot dog non c’è nessuna differenza, soprattutto da quando l’informazione digitale sta lentamente mandando in soffitta la carta. Sui giornali, quelli da sfogliare inumidendo l’indice, una notizia è vecchia quando viene pubblicata e, in più, ha 24 ore di tempo per stagionare. Sul web una notizia ha una validità che varia dai 20 minuti a diverse (poche) ore e, esattamente come un panino, deve essere venduta in fretta. La carta ha anche un limite di spazio, sul web lo spazio non esiste. Anche il giornale, quello di carta, va farcito come un panino. Occorre comprendere se quella carta è buona da mangiare o serve solo ad arrotolarcelo, il panino. Ed è qui che casca l’asino. Il Mattino della Domenica ha, tra i suoi effetti nefasti, quello di rovinare la buona stampa perché, diciamolo, il Corriere del Ticino fino a pochi anni fa era un buon giornale e ora, per sopravvivere, deve riuscire a diventare più tabloid, sforzandosi di dare al lettore ciò che questo vuole.

E, allora, se c’è davvero qualcuno che legge con passione quel giornale pieno di rancore contro il diverso a meno che non sia una prostituta, apre le porte al giornalismo alla Righinetti. Se il popolo acritico sceglie di mangiare cacca, perché il Corriere del Ticino non ha il diritto di riempirgli il piatto, tra l’altro a pagamento?

Di chi è la colpa? del Corriere? di Righinetti? del popolo acritico che riesce a lenire la frustrazione solo leggendo scurrilità intellettuali, scorrettezze e storpiature della realtà? Barrare ciò che conviene.

Il problema non è leggere Novella 2000. Il problema è leggere solo Novella 2000. (Cit.)

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