La scuola selettiva di Quadri

Lorenzo Quadri è capo dicastero della scuola nel comune di Lugano.

Lugano, come tutti sappiamo, è un cantone nel cantone e, con quasi 70’000 abitanti, ha migliaia di allievi, che vanno dalle scuole dell’infanzia al liceo. Un corposo numero è quello dei docenti delle scuole comunali che, come ogni anno, si sono radunati al Palazzo dei Congressi nel collegio generale dei docenti a sentire i discorsi di ispettori, sindaco e capo dicastero.

Ha lasciato allibiti molti il succo del discorso di Quadri, che ha espresso il suo personale concetto di scuola di fronte agli operatori del settore. Il municipale a un certo punto se n’è uscito con una frase che ha fatto subito presagire come sarebbe andata a finire:

“… La scuola però naturalmente non è un servizio sociale, ma si trova spesso a doverne svolgere le mansioni.”

No, non sarà un servizio sociale in senso stretto, ma il suo ruolo in questo senso è spesso insostituibile. Sminuirne le potenzialità in questo senso è tipico di chi vede in maniera fobica tutto ciò che sa di socialità. Poi Quadri prosegue:

“(…) La prima missione della scuola è quella educativa e quindi la trasmissione del sapere. E a tal proposito sappiamo che è in cantiere a livello cantonale il famoso documento “La Scuola che verrà”, un documento corposo e un po’ ideologico…”

Documento che, siamo convinti, Quadri non ha nemmeno letto. Un documento che è stato creato e condiviso anche partendo dal basso e consultando docenti e operatori del settore scolastico. Certo, invece, è che la sua visione della scuola non sia ideologica invece:

“(…) nella misura in cui sarebbe certamente bello in nome dell’inclusione, questa parola molto alla moda che vuole portare tutti gli allievi allo stesso livello, magari non è sempre possibile , a me viene in mente l’immagine della siepe da potare alla stessa altezza poi si arriva rasoterra e non è questo il risultato a cui dovrebbe puntare la scuola. Non è questo lo scopo a cui deve puntare la scuola, per usare una parola meno bella dell’inclusione che può essere questa, e cioè: Selettiva, (mormorio in sala NdR) non tanto per bacchettare ma per il fatto che piaccia o meno, il mondo fuori dalla scuola è selettivo e quindi la scuola non è che può essere una specie di paese di utopia con regole proprie che sono diverse da quelle del mondo esterno perché altrimenti quando si tratta di passare da un mondo all’altro può diventare problematico. Non c’è scritto da nessuna parte che gli allievi debbano tutti andare al liceo o all’università.”

Inclusione non è una parola alla moda signor Quadri, e la scuola non è un campo dei marines, lo sa chiunque abbia avuto o ha un figlio con delle difficoltà. Scopo della scuola è raccogliere ognuno dei nostri bambini e farlo crescere in mezzo agli altri per fargli conoscere il massimo delle sue possibilità. Accompagnati per mano da bravi maestri che rimarranno per tutta la vita delle pietre miliari nelle loro menti. La scuola non è una gara a chi è più duro e cattivo, a chi riuscirà a staccare i più deboli. E “La Scuola che verrà” non prevede di tagliare la siepe rasoterra, ma di portare ogni allievo a esprimere il massimo che riesce a raggiungere per garantirgli il migliore futuro possibile.

La nostra scuola è come una carovana e dobbiamo aspettare il carro più lento, o perlomeno fornirgli una scorta: non abbandonarlo nella prateria. In quel carro magari oggi c’è uno svogliato Einstein o un incompreso Mozart. Ed è vero che non tutti devono andare all’università, ma nemmeno essere lasciati indietro per colpa di una visione liberista e privatista dell’educazione in stile Morisoli.

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Commenti da Facebook

  • Attenti a quell’uomo . Tenetelo chiuso in una classe di scuola media per una settimana ,poi fategli rifare il suo discorso.Magari ….

  • Attenzione alla riforma della scuola che verrà è una bufala enorme. Stavolta devo difendere il buon Quadri e ahimè biasimare chi scrive l’articolo chiedendo se per caso abbia letto il documento della scuola che verrà. Io ne sono informato e ho seguito il parto di questa “cosa” e devo dire che solo il15% del corpo docenti lo condivide.

  • Ma è già cosi’ ! Mia figlia andava al liceo , ogni anno una selezione specialmente il primo anno per farli desistere dal continuare , lei e altri 3 hanno continuato e finito il liceo . La sua scelta di frequentare un università all’estero è dovuta in parte anche da queste pressioni che non sono per nulla state apprezzate .

  • Parlava della scuola dell’obbligo? non ci posso credere. Per non livellare verso il basso basta dare alla scuola gli strumenti (e le finanze) di cui necessita.

  • Futuro nero per il Canton Ticino…

  • Per quanto non sia d’accordo con quadri, condivido cmq il fatto che la scuola abbia la pretesa di livellare tutti allo stesso modo. Sarebbe ora che la scuola si adatti un pò di più agli studenti e non viceversa… e che si tolga magari quello scempio dei livelli.

  • Nella scuola che verrà non ci saranno più i livelli e il suo obiettivo è quello di lavorare sulle reali capacità dell’allievo e non mettendo l’asticella per tutti alla stessa altezza.

    • Si formeranno degli ottimi esecutori competenti in materia ma privi di un pensiero critico. I livelli sono un finto problema, servirebbero delle classi meno numerose per poter differeziare a seconda dell’allievo, personale extrascolastico formato a risolvere e affrontare i problemi di un adolescente e le cui le famiglie non si fanno più carico.

    • Si formeranno degli ottimi esecutori competenti in materia ma privi di un pensiero critico. I livelli sono un finto problema, servirebbero delle classi meno numerose per poter differeziare a seconda dell’allievo, personale extrascolastico formato a risolvere e affrontare i problemi di un adolescente e le cui le famiglie non si fanno più carico.

    • Già la cosa che toglieranno quelli inutili livelli è già una buona cosa…

  • Cara Isabella Rocca mi spiace che il tuo post finisca con una frase in perfetto stile qualunquista in cui dici che fino ad oggi i docenti non hanno fatto nulla. Ma purtroppo per te io 12 anni in un’aula ad insegnare ci sono stato e credo di aver lavorato seriamente e lezioni di vita le accetto solo da chi può darle.

    • Non avere la coda di paglia, non sei certo l’unico insegnante in Ticino e non sono tutti come te (o come dici di essere) . Ci sono docenti che ripetono pari pari le stesse lezioni , allo stesso modo , con le stesse parole e le stesse schede per tutti gli anni di insegnamento . Loro sicuramente non saranno contenti della scuola che verrà

    • Ma il tuo problema qual’è??Far lavorare di più i docenti (ti ricordo che 4 docenti messi insieme fanno 1 anno di vacanza) o far si che i tuoi figli escano preparati ad affrontare una società ed un mondo del lavoro che li calerà nella realtà ed è distante dall’ambiente (scuola-famiglia) in cui hanno vissuto? Rifletti su quello che vuoi dire. Cogita..

    • Please, rispondi…alla domanda.

    • A parte che non vedo perché devi mettere in mezzo le vacanze dei docenti . Io voglio una scuola che aiuti i ragazzi , , che li metta nella situazione di tirare fuori il meglio di loro , ,che lavori sulle loro capacità , che non tarpi loro le ali se non sono bravi in matematica o tedesco. Voglio insegnanti che vedano i loro ragazzi per quello che sono e non come dei numeri. Voglio insegnanti che si rinnovino , si mettano anche loro in discussione e che trovino il modo per insegnare a TUTTI, non solo ai più bravi. Ti basta ? E smettila di darmi lezioni

    • Suvvia non ti sto dando lezioni ma ti invitavo ad argomentare evitando qualunquismi da bettola. La tua risposta è pertinente e mi piace, ma non credo che, cosi come me altri docenti abbiamo tarpato le ali a qualche ragazzo semplicemente perché gli abbiamo affibiato un 3. C’è molta comprensione e consapevolezza in tanti insegnanti che si trovano a contatto con i ragazzi ed è giusto non illuderli sul loro futuro. Non tutti hanno le stesse possibilità intellettuali per riuscire in carriere universitarie. Ti dirò che quelli bravi riusciranno sempre con qualsiasi metodo o riforma. Il problema riguarda chi ha difficoltà e che non potrà permettersi aiuti extrascolastici. Perché ciò non accada basterebbe per esempio ridurre considerevolmente il numero di allievi per classe per poter differeziare i programmi, potenziare gli aiuti allo studio, differenziare i percorsi scolastici ma soprattutto aiutare le famiglie a capire chi hanno in casa.

    • Una cosa non esclude l’altra.

  • Qualcuno si è mai chiesto quale è l’ esigenza per usare lo strumento della selezione, che ricorda fra l’ altro tempi storici molto bui ?
    Semplice, disincentivare i giovani già alle medie ad ambire a titoli accademici in modo da continuare ad importare valanghe di laureati dall’ Ue i quali spesso sono retribuiti meno del dovuto così da incrementare più Economia e quindi più introiti fiscali a minor costo possibile sia a livello svizzero che ticinese. Mica scemi eh ..effetti della cultura al soldo.

    • La statistiche parlano chiaro. I paesi come la CH che hanno la formazione professionale (apprendistato) vantano un minor tasso di disoccupazione giovanile. Piantiamola con questa mania di voler mandare tutti all’università. Si possono intraprendere percorsi professionali molto appaganti anche senza laurea.

    • 1.Forse sarebbe anche giunta l’ ora di non più cadere nei tranelli di chi commissiona le statistiche visto che pecca di poca credibilità dando tassi di disoccupazione farlocchi, visto che gli stessi non tengono conto delle molte persone in assistenza. E solo in Ticino se ne contano 8500 . Non a caso il vero dato del tasso disoccupazione giovanile in Ticino è al 12,5%. Ovviamente non conviene divulgare i reali tassi di disoccupazione.
      2. Di paesi europei che usano formare i giovani solo con un apprendistato non ne conosco. Da quanto ho vissuto io in Europa la maggioranza dei giovani dopo le scuole dell’ obbligo o frequenta un liceo con conseguente laurea, o frequentano scuole da 5 anni a tempo pieno per poi ottenere un diploma che non ha nulla a che fare con un attestato di frequenza relativo ad una scuola puramente professionale e che si frequenta giusto qualche giorno alla settimana. Vi sarà in Europa l’ obbligo di studi a tempo pieno fino almeno ai 19 anni perché la cultura generale nella vita è una fondamentale necessità anche per evitare di aver poche ambizioni e quindi poche soddisfazioni e godere di una certa libertà di scelta ed avere anche buone possibilità di poter concorrere sul lato meritocratico. Ma ben sappiamo che conviene importarsi una laureata in economia che un apprendista contabile, specie se poi il sistema agevola ciò non avendo in essere alcun ccl così da avere consistenza a basso prezzo, come dicevo prima.
      3. Penso che la laurea garantisce un ampia e profonda conoscenza ed è necessaria come base per garantire una certa competenza e professionalità che poi unita alla pratica può sfociare nella scelta di un ventaglio di professioni diverse. Un attestato può dare un livello di conoscenza di base ma soprattutto prepara ad una sola professione. Senza nulla togliere ma sono oggettivamente due cose ben differenti.
      4. È veramente bizzarro vedere gente che invece di invocare alla libertà di studio per tutti e all’ abbattimento totale di una qualsiasi idea di ” selezione” e dar così modo ai giovani di essere più concorrenziali circa la meritocrazia, ed essere più emotivamente ambiziosi e quindi potenzialmente più soddisfatti e felice, si metta invece a disdegnare ogni idea di progresso sociale emotivo e civile.
      Penso possa definirsi masochismo.

    • Urka qui abbiamo pure i punti….
      1) Le statistiche sono dei tranelli solo per chi non le sa leggere…. E poi mi sembra palese e senza bisogno di tante cifre a supporto che i paesi con formazione professionale se la passano meglio a livello di disoccupazione giovanile. Per info i paesi con il sistema dell’apprendistato sono Svizzera, Germania, Austria e Danimarca

      2) Vedi sopra, SVIZZERA GERMANIA AUSTRIA DANIMARCA. Però mi piace il tuo ragionamento, non ne conosco quindi non esistono….

      3) Sarà anche vero ma cosa c’entra? Siamo nel 2016 e mai come oggi la conoscenza è a disposizione di tutti, se proprio uno vuole può studiare e informarsi senza bisogno di università. Ormai la maggior parte delle lezioni lo studente le deve vedere in streaming in un’altra aula perchè ci sono 5000 iscritti al corso. Se diminuisce il numero di studenti migliora anche la qualità per gli altri.

      4) Non capisco cosa intendi ma vabbè, credo che tutti abbiano la possibilità (almeno da noi) di studiare no? Questo non vuole però dire che tutti debbano per forza farlo, sorpattutto pensando al costo generato. Siamo onesti, c’è chi è portato per lo studio e chi no! A dire il vero molti giovani mi fanno anche pena quando vengono forzati dalle famiglie a studiare per forza. Ho visto gente viverla malissimo.
      Chi poi desidera veramente studiare secondo me con l’impegno e la buona volontà riesce a raggiungere i criteri richiesti dalle scuole. Se non ci riesce vuol dire che non è la via che fa per lui. C’è da ricordare che fuori dalla scuola il mondo è spietato e non regala nulla a nessuno, meglio spiegarlo subito ai giovani. Non sarà politically correct ma credimi, meglio spiegare subito ai giovani come stanno le cose che illuderli con il paese dei balocchi per farli poi schiantare contro la realtà….

    • Guarda che oltre la Germania la Danimarca l’ Austria, anche l’ Italia la Francia ecc ecc ha la possibilità di apprendistato. Ma e’ palese che tu CONFONDI l’ apprendistato come PROFESSIONE che vige solo in Svizzera con la forma CONTRATTATTUALE che vige in UE. Infatti in Ue per poter accedere alla forma contrattuale denominata apprendistato bisogna essere diplomati e spesso laureati, in Svizzera no.
      Difficile capire un ragionamento se confondi fischi per fiaschi.
      Oltre a dimostrare di non conoscere e quindi storpiare una cosa per l’ altra dimostri di non comprendere cosa implica il diritto e la libertà di poter continuare gli studi senza alcuna discriminazione. Ossia senza classificazioni di livelli A o B che di fatto pone una assurda discriminante ed incivile selezione che impedisce a molti almeno la possibilità di provarci. Anche perché in età poco più che adolescenziale non è umanamente possibile avere la maturita adeguata per sapere cosa si vuol fare nella vita.
      Ma da una persona che incredibilmente arriva ad affermare che più si è iscritti ad corso più è minore la qualità di studio la selezione è un fattore mentale dovuto al severo e drastico conformismo. Sicuramente con questi “elevati” concetti arriveresti ad affermare che in Svizzera i bambini down sono estraniati dalle classi perché disturbano lo studio dei selezionati. Chiamala come vuoi ma non di certo civiltà progresso ed uguaglianza.
      Poi bizzarro che tu parta dal presupposto che un giovane non abbia voglia di continuare gli studi e che lo stesso difficilmente ne sarà in grado.
      Anche questo elemento fa venire in mente un altro fattore ben radicato :
      l’ insicurezza. Complimenti per i contributi perché riesci perfettamente a comporre il quadro del perché tocca importarsi la bellezza di 350 mila frontalieri.

    • Apprendistato = professione, integrazione di bimbi down nella scuola, 350k frontalieri…. Scusa ma perdo il filo in questo potpourri, lasciamo stare va

    • Si immagino che cogliere dei semplici nessi dev’ essere abbastanza difficile per chi confonde una cosa per un altra ( i contratti di apprendistato europei sono in genere riservati ai laureati non ai ragazzi di 4° media) e sostiene una discussione senza capire di cosa stia realmente parlando. Se poi ci aggiungi anche l’ arroganza ..
      L’ imbarazzo fa tagliare corto invece le mie risate ancora durano.

  • Lorenzo Quadri capo dicastero della scuola?? Ahahahaha…..

  • Una volta ho visto un vecchio documentario in bianco e nero che elogiava il concetto di scuola selettiva ma non ci ho capito nulla perchè era parlato IN TEDESCO.

  • Quanto espresso dal Municipale e Consigliare Nazionale Lorenzo Quadri NON esiste!. Non lo dico io ma … la legge della scuola, più in particolare l’art. 2 (finalità della scuola). Lui dovrebbe conoscerla, anzi ci ha persino giurato su. Poi, poi la scuola che verrà è tutto un altro discorso, comunque successivo. L’uscita di Quadri (davanti ad un plenum…, incredibile) è palesemente fuori legge. Altro che Lisa Bosia … . Sono comunque d’accordo con quanto affermato da Orlando Casellini: faccia una settimana dentro un’aula eppoi vediamo.

  • Lo scopo della scuola è quello di, oltre che insegnare il “sapere”, creare opportunità educative: la scuola è formatrice in relazione alle possibilità di ognuno; si preoccupa della personalità, delle competenze, delle difficoltà e del carattere di ciascun bambino. La scuola pubblica accoglie tutti senza distinzione: non solo si costruisce il sapere, ma si formano gli adulti di domani che, se avranno conosciuto azioni di accoglienza, giustizia, empatia all’interno del sistema scolastico, saranno cittadini consapevoli e responsabili. Inaccettabile un sistema che produca disuguaglianza sociale e culturale!! D’accordo sul fatto che Quadri debba fare l’esperienza diretta in classe: i ragazzi se lo mangerebbero in un sol boccone… 😉

    • L’immagine è triste. Equità è dare ad ognuno quanto gli si può dare, non togliere ad alcuni per portare tutti allo stesso livello. Immagine veramente fuori luogo.

    • Sta solo ad indicare che a tutti viene permesso di arrivare a guardare oltre con le caratteristiche e le capacità che si ritrova: la scuola può arrivare a tale obiettivo attraverso gli strumenti che possiede. Nello specifico, non è che chi è più competente viene abbandonato a sé stesso e non fatto evolvere, mentre chi è in difficoltà ha tutti gli aiuti del caso. Nella scuola esiste un metodo efficace che è la differenziazione: ad ogni capacità e competenza espressa, compiti ed esercizi adeguati per arrivare ad un obiettivo comune.

    • E poi a volte sì, succede che per aiutare un bambino in difficoltà nella riuscita di un compito dato, la docente è presente fisicamente e attivamente con quest’ultimo, togliendo così al momento il suo aiuto a chi sa svolgere in modo autonomo. Quindi è un togliere a qualcuno per dare a qualcun altro, ma è comunque una ruota che gira. In un altro momento succederà il contrario. Al momento, ai docenti, non è stato dato il dono dell’ubiquità…e penso che sia il suo intervento a essere fuori luogo.

    • Le consiglio anche di andare a vedere il significato di “equità” sul dizionario, che non corrisponde a quello che lei ha scritto.

    • Equità è obiettività. E l’immagine non trasmette equità. Lo farebbe se tutti potessero sì guardare oltre ma da altezze comunque diverse. Livellare non è essere equi.

    • Aggiungo solo che la differenziazione può certamente dare una mano e deve essere attuata. Ma, forse, mancano le condizioni perché ciò sia possibile e fatto in modo serio. La nuova riforma, per ora, in questo senso non mi convince perché fra le varie pecche riduce di poco gli effettivi in classe e, per alcune materie, penalizza fortemente la relazione docente-allievo, imprescindibile per una seria e mirata differenziazione. Pronta a ricredermi, ma per ora proprio non mi convince.

    • No, non è il significato corretto. Penso che lei voglia far credere di sapere, quando in realtà non sa e non conosce la scuola e dimostra di non aver capiro neanche gli esempi. Nessuno livella nessuno: a scuola i programmi hanno degli obiettivi comuni che tutti devono raggiungere: qualcuno li raggiunge facilmente, altri con difficoltà. Il lavoro dell’insegnante sta proprio qui: creare percorsi adeguati affinché tutti possano raggiungere tale obiettivo. Con questo la saluto.

    • Ok. Non conosco la scuola :-). Saluti a lei.

  • Che poi lui ha solo da ringraziare la scuola inclusiva e meno selettiva …

  • Lorenzina Lapazza

    A capo dicastero servirebbe Marioli.
    Lui si che di ‘squole’ se ne intende.
    Non è un mistero che l’elettore ed eletto leghista siano comunemente semi-analfabeti.
    Conoscete un leghista scolarizzato o con il quoziente intellettivo superiore a 35?
    Questi qui – in questo momento di difficoltà – daranno il colpo di grazia al Ticino.

  • Punto di vista (serio): ricordiamoci anche delle proposte di Morisoli e Pamini sulla scuola. Aggiungiamo questo pensiero e possiamo trarre un risultato che va vibrare le vene dei polsi.

  • Punto di vista (ironico): la Selezione. Eh già.. anche quella Naturale, a volte, sbaglia! 😀

  • È un po’ un vzio,anche Pamini, se non sbaglio, aveva la fissa della selezione naturale.

  • Quadri codino , peccato che chi è nato prima di te non agiva così . L’unico vantaggio e che si fossero comportati con te , come tu ti comporti con gli altri ti ora non rompevi con le tue cazzate . Non saresti stato NESSUNO , il giusto ruolo che ti si addice

  • Sull’ampia consultazione dei docenti potrei dissentire…e fra l’altro è una delle critiche mosse dai docenti stessi al gruppo che sta facendo la riforma. Informarsi…

  • È davvero questo il senso di questo articolo ? Sulla consultazione dei docenti ?

  • Secondo me la considerazione fatta da quadri che riporto è piuttosto realistica..
    .-.-.-
    “(…) nella misura in cui sarebbe certamente bello in nome dell’inclusione, questa parola molto alla moda che vuole portare tutti gli allievi allo stesso livello, magari non è sempre possibile , a me viene in mente l’immagine della siepe da potare alla stessa altezza poi si arriva rasoterra e non è questo il risultato a cui dovrebbe puntare la scuola. Non è questo lo scopo a cui deve puntare la scuola, per usare una parola meno bella dell’inclusione che può essere questa, e cioè: Selettiva, (mormorio in sala NdR) non tanto per bacchettare ma per il fatto che piaccia o meno, il mondo fuori dalla scuola è selettivo e quindi la scuola non è che può essere una specie di paese di utopia con regole proprie che sono diverse da quelle del mondo esterno perché altrimenti quando si tratta di passare da un mondo all’altro può diventare problematico. Non c’è scritto da nessuna parte che gli allievi debbano tutti andare al liceo o all’università.”
    .-.-.-.-
    I “guru” dell’insegnamento, specie quelli di sinistra ( ma và..? ), sono portati a “massificare” l’istruzione verso il basso invece che, senza esagerare, portare ad una sana competizione tra gli allievi…
    Se un “tipo” è veramente un “genio in ritardo”, avrà tutto il tempo per rifarsi, dato che le opportunità non mancano, anche se lasciato per un po’ al palo….
    Non sono per niente d’accordo di “aspettare l’ultimo” come invece afferma l’articolista ( qui sotto..) e, forse, gli attivisti del GAS.
    Ma, probabilmente, vivono in una società parallela…
    .-.-.-.-.-.
    “(…) La nostra scuola è come una carovana e dobbiamo aspettare il carro più lento, o perlomeno fornirgli una scorta: non abbandonarlo nella prateria. In quel carro magari oggi c’è uno svogliato Einstein o un incompreso Mozart. Ed è vero che non tutti devono andare all’università, ma nemmeno essere lasciati indietro per colpa di una visione liberista e privatista dell’educazione in stile Morisoli.

  • Questi sono personaggi che fanno i reucci nel proprio pollaio, ma che appena mettono il naso fuori da tre metri quadrati si beccano randellate sui denti.

  • Incredibile come uno dei maggiori assenteisti del panorama politico ticinese riesca a dire delle gran bestiate ogni volta che apre bocca …

  • Sulla “Scuola che verrà” vorrei sapere da cosa avete dedotto che è stata pensata anche dal basso? Mai parlato con un docente per sapere cosa ne pensa?

  • non conosce la differenza tra educazione e istruzione, perché non mi stupisce?

  • sicuramente da ragazzino aveva pochi amici

  • La scuola è di fatto un’istituzione a carattere sociale e non lo dico io sarebbe opportuno ogni tanto rivedere il vocabolario della lingua a italiana…

    Vocabolario;
    A scuòla (pop. o poet. scòla) s. f. [lat. schŏla, dal gr. σχολή, che in origine significava (come otium per i Latini) libero e piacevole uso delle proprie forze, soprattutto spirituali, indipendentemente da ogni bisogno o scopo pratico, e più tardi luogo dove si attende allo studio]. – 1. Istituzione a carattere sociale che, attraverso un’attività didattica organizzata e strutturata, tende a dare un’educazione, una formazione umana e culturale, una preparazione specifica in una determinata disciplina, arte, tecnica, professione, ecc. Con questo sign., che è il più com., la parola è in genere accompagnata da determinazioni che ne specificano il carattere, le materie d’insegnamento, le persone cui l’insegnamento è diretto, ecc.: s. materna; s. elementare; s. primaria, quella comprensiva di scuola materna e scuola elementare; s. media o secondaria, distinta in inferiore o di primo grado, superiore o di secondo grado; apertura, chiusura delle s., dell’anno scolastico; riforma della s.; maestro di s., maestro elementare; compagni di s.; gli alunni delle s.; i bidelli, i custodi delle s.; libri per la s., i libri scolastici; s. pubblica, che dipende direttamente dallo stato; s. privata, gestita da enti o persone private; s. pareggiata e s. parificata (v. rispettivam. pareggiato e parificare); s. dell’obbligo, la scuola che deve essere frequentata per legge da tutti i cittadini (per molto tempo costituita da un minimo di otto anni di istruzione e successivamente innalzata a dieci); s. a tempo pieno, in cui l’attività didattica si svolge sia nel mattino che nel pomeriggio; s. serale, frequentata di sera da chi durante il giorno lavora; s. sperimentale, v. sperimentale

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