Le cose grossolane lasciamole agli altri

Di Manuele Bertoli

Caro Luca Soldini,

ho letto il tuo pezzo su GAS, “La democrazia partecipata” (leggi qui). Faccio il politico, ora per professione e prima del 2011 per sostanziale volontariato (prendevo circa 20’000.- franchi all’anno di gettoni parlamentari per un 50% buono tra Gran Consiglio e presidenza gratuita del Partito Socialista). Nel tuo ritratto non mi sono proprio riconosciuto e non credo di essere l’unico.

Anche se non vorrai credermi, svolgo una professione di assoluto servizio e metto su di un piano secondario il voto. Non fosse così me ne guarderei bene dal prendere posizioni non particolarmente popolari, come ho fatto e continuerò a fare quando e perché ci credo.

Anche se non vorrai credermi, non preferisco aperitivi e serate pubbliche in cui il mondo deve venire a casa mia, piuttosto che essere io ad andare verso il mondo per capire quali sono i reali problemi che lo stesso deve affrontare. Un bicchiere di vino non mi dispiace, ma dei problemi reali mi sono sempre occupato in passato, lavorando per 15 anni per l’Associazione Inquilini e per 10 anni per la Unitas, associazione dei ciechi, e di certo non ho terminato ora. A partire dalla scuola (visito tutti i plenum degli oltre 60 istituti scolastici cantonali ogni legislatura), ma la lista dei contatti diretti con la realtà sociale è ben più lunga.

Anche se non vorrai credermi, l’idea di rappresentare come dici tu uno sportello per accaparrarmi voti durante i periodi elettorali e di votazioni mi fa semplicemente schifo.

Mi perdonerai, spero, se non mi metterò a fare l’asfaltatore, il commesso (che ho già fatto quando avevo 20 anni), lo studente (esperienza già percorsa), il pittore (che ho già fatto quando si trattava di ristrutturare la sede dell’Associazione inquilini, soldi non ce n’erano per chiamare una ditta), l’infermiere, il docente e l’educatore (non lo sono, ma ho fatto almeno 14 anni di monitore di colonie integrate). Siamo animali intelligenti, così si dice, e siamo in grado di capire, se lo vogliamo, anche le esperienze che gli altri ci raccontano, senza per forza averle vissute. Possiamo capire chi perde una persona cara senza avere un lutto in famiglia, capire il dramma di chi deve piantare tutto e scappare dalla guerra senza aver dovuto vivere questa esperienza, conosco persone che capiscono bene cosa significhi vivere senza vedere anche se loro non sono cieche.

La cravatta non la porto più, la giacca sì, e nella vita reale ci sono eccome. Io vengo volentieri a trovarti dove lavori, ma vieni tu una volta da me per vedere com’è il lavoro di chi cerca di rappresentare al meglio i cittadini che la vita ce l’hanno dura, dovendosi guardare dai colpi alla schiena, in minoranza e ogni tanto anche accumunato nei ritratti generici con quelli che mangiano, bevono e non fanno un… Forse potrai scoprire che le cose sono differenziate, che non tutto è uguale, che c’è politico e politico, come c’è certamente educatore e educatore.

Lascia ad altri le facilonerie e le generalizzazioni, il “e nüm a pagum” sbraitato anche da chi non ha mai pagato nulla, i consigli sarcastici sulla buona gestione dello Stato dispensati anche da chi non ha mai gestito nemmeno il cassetto del proprio comodino, le categorie di persone rappresentate grossolanamente. Sedicenti aggiustatori del mondo con quattro cavolate e tre slogan ce ne sono già abbastanza, purtroppo la vita e la democrazia partecipata sono ben più complicate.

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