Lettera aperta a TIO

Di Corrado Mordasini

Caro TIO, perché fai un bell’articolo con un titolo di merda? Eh sì, spiegaci, spiegalo a noi webeti perché un articolo sul carcere minorile di Pramont in Vallese, che avete visitato, e di cui esponete i vantaggi, ha un titolo così volgarmente distruttivo?

No, davvero, ci interessa. Siamo convinti che da voi ci siano ottimi professionisti a lavorare, ma l’unico dubbio è che la logica dei clic, che sono poi quelli che garantiscono la pubblicità, vi imponga di mettere un titolo che, in fondo, non c’entra quasi nulla col pezzo. Non solo, ma evoca praticamente il contrario, con toni da legaioli, rispetto a quello che asserisce l’articolo. Se infatti nel pezzo possiamo leggere «Da noi arrivano i casi più problematici» spiega il direttore del Cef, Alexandre Comby. «Le misure di sicurezza sono rigorose quanto quelle per la privacy», veniamo a sapere che la sicurezza è gestita in modo ottimale, e riuscite anche a stemperare la polemica sui costi:

Polemiche sui costi – «Nei nostri laboratori i ragazzi seguono percorsi personalizzati di inserimento lavorativo, che sfociano in stages in azienda – spiega Comby – ognuno di loro è seguito da un team multidisciplinare educativo. I costi finanziari di strutture come questa (4 in tutta la Svizzera) sono stati oggetto di polemiche in passato. Famoso il caso di Carlos, il 18enne beneficiario di un costoso programma (29mila franchi al mese) di presa a carico di cui si è molto parlato anche in Ticino. I risultati valgono la spesa? Le statistiche dicono di sì. «La percentuale di recidiva dei minorenni nel nostro paese è del 40%, in Germania e Francia del 90-95%» sottolinea Medici.

E, per i ticinesi detenuti, le cose vanno ancora meglio a quanto ci raccontate:

Dei 7 detenuti ticinesi, solo uno ha commesso reati minori una volta uscito da Pramont. Quattro di loro hanno conseguito un attestato federale di capacità. «Oggi lavorano, fanno una vita normale» conclude Medici. Comby: «I ticinesi? Non hanno mai causato problemi. Alcuni si rifiutano di esprimersi in francese, all’inizio. Ma dopo tre mesi lo parlano alla perfezione. Ed escono di qui parlando una lingua nazionale in più».    

Chapeau, bravi. In fondo ci fate capire che lo scopo della detenzione minorile non è la vendetta, ma il recupero di giovani che potenzialmente potrebbero di nuovo delinquere. E se abbiamo evitato in questo modo anche solo una nuova vittima abbiamo fatto un buon lavoro come società, e la spesa ne è valsa la pena. Ma allora, caro TIO, perché titoli l’articolo “Sette ticinesi nel carcere di lusso: auto, cavalli e anche una barca”?

Sai cosa hai ottenuto? Che i webeti come noi, che magari leggono solo i titoli, si incazzano e non leggono neanche l’articolo. E per questo hai 19 pollicioni alzati e 120 abbassati. Perché quei 120, che sono solo la punta dell’iceberg, sono incazzati e non hanno letto, e saranno a casa loro a macerare perché i giovani delinquenti stanno meglio di loro. Questo non è un servizio pubblico, è mentire alla gente. Ed è anche avvilente nei confronti di chi ha scritto l’articolo che, supponiamo, non è anche il responsabile del titolo.

Ci piacerebbe capire, caro TIO. Puoi fare un buon lavoro: dillo al tuo editore, la schiavitù dei clic, non è sempre la via giusta.

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