Qualcuno pensa di avere a che fare con degli stupidi

Fatemelo scrivere alla Mattino della Domenica: a furia di concentrarsi sui dettagli, si perde di vista il quadro d’insieme. Punto. Disegnino?

La settimana appena andata in onda ha definitivamente confermato la profonda inadeguatezza della politica di Palazzo. “Prima i nostri” è propaganda à la Berlusconi. Nel 2011, nel pieno del processo Mediatrade, l’allora Presidente del consiglio italiano (per la quarta volta!) riempiva le piazze davanti ai palazzi di giustizia. Per i media erano tutti suoi sostenitori, accorsi a stringersi attorno al loro beniamino in un momento di difficoltà. Poi si è scoperto che erano persone comprate. Sì, comprate. Comparse ingaggiate per 20 euro, un panino e una birra.

“Prima i nostri” è la stessa cosa, è il panino dato in pasto a chi non ha la curiosità di leggere più di due righe, sono 20 euro di speranza da investire con leggerezza in un futuro roseo che non arriverà mai. E la birra? Se la sono bevuta tutta i promotori dell’iniziativa.

C’è qualcuno che prende i ticinesi per il sedere, facendo credere loro che i frontalieri rubano il lavoro. Per quanto sia banale e persino noioso, il problema è il frontalierato e non i frontalieri i quali, peraltro, non rubano niente ma occupano posizioni che gli vengono offerte.

Nei giorni post-voto Siccardi è diventato il nuovo Gesù, odiato dalla folla, crocefisso dai media, sacrificato per salvare tutti i datori di lavoro peccatori. Seriamente… ma cosa ci si poteva aspettare di diverso da un imprenditore? Qualcuno ha davvero creduto che dicesse di essere un filantropo e di sacrificare l’utile in nome del popolo ticinese? Ma da quando? L’imprenditorialità ha un solo (microscopico) principio: massimo profitto con il minimo sforzo. Non leggo tanta coerenza quando osservo le code di macchine con targhe ticinesi attraversare i valichi per gli acquisti settimanali. Per qualcuno gli imprenditori devono preferire “i nostri” ma chi va nella parte italiana dell’Insubria a spendere euro favorisce “i loro”. Benone. Venga messo agli atti e andiamo avanti.

Siccardi è diventato il dettaglio, il quadro di insieme è a Bellinzona e non ha nulla a che vedere con “Prima i nostri” (ma, precisamente, “nostri” chi?), ha a che vedere con l’incapacità di vedere il mondo e di comprendere, magari un pelino in anticipo, quali derive prenderanno l’economia e le necessità future della piazza (economica, finanziaria e di impresa)

Quei folli che, in Ticino, pronunciano la parola “Insubria” vengono insultati con superficiale freddezza, perché l’Italia, ovviamente, è il nemico da sconfiggere e dal quale restare alla larga.

Invece (e i leghisti si facciano pure il sangue amaro), basta farsi un giro per Novara, Como, Pavia e quella parte della Lombardia che rientra nel triangolo insubrico, per comprendere che gli italiani maledetti hanno capito ciò che a Bellinzona stentano persino ad intuire: si può fare. La Regione insubrica è piena di aziende estere che non danno troppa importanza alla voce “stipendi”, perché bruciano centinaia di milioni in ricerca, acquisizioni e sviluppo. Un nome? Google. Un altro nome? Alstom Transport. Un altro? General Electric. Per queste (e molte altre) aziende, la voce stipendi non è la più chiassosa del conto economico.

Eppure il Ticino ha un’imposizione fiscale più bassa, minore burocrazia e, per quanto brutto da scrivere, più elasticità in materia di assunzioni e licenziamenti. Perché queste aziende hanno scelto l’Insubria? Semplice, perché sono state attratte e attirate. Tutto questo mentre in Ticino si riapre la caccia alle streghe e si accendono i roghi su cui immolare frontalieri e Siccardi.

A Bellinzona fanno finta di non potere attrarre aziende a valore aggiunto, di proporre linee fiscali più morbide, chiedendo però agli imprenditori di aumentare la massa salariale. E se in Italia ci riescono significa solo che a Bellinzona, tra Consiglieri e granconsiglieri, è pieno di gente più vecchia di mia nonna. Questo il risultato di quasi 3 decenni di liberalismo sfrenato. L’economia è una scienza sociale, risponde ad Avogadro, non ai Siccardi e nemmeno ai governanti.

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Commenti da Facebook

  • Sono d’accordo su tutto, tranne per una questione: c’è troppa superficialità nell’affrontare il problema.
    Il problema appunto è causato dal raffronto di due sistemi diversi
    – il frontaliere è italiano e ciò che guadagna in Svizzera rappresenta la sua disponibilità economica sul territorio italiano dove il sistema sociale si basa sulla presa in carico da parte dello stato di tutti gli italiani che abitano sul territorio.
    – per lo svizzero con lo stipendio deve far fronte privatamente a tante spese molto alte ( cassa malati in primis, assicurazioni, avs, lpp, la spesa che costa il doppio, gli affitti che costano il triplo ecc.)
    In conclusione: se è vero che col costo di due frontalieri paghi uno svizzero, uno svizzero con lo stipendio di un frontaliere non riuscirebbe non a vivere ma appena a sopravvivere.
    Quindi tornando a quanto riportato nell’articolo l’imprenditore che ovviamente trova più interessante assumere il frontaliere che con metà dello stipendio di uno svizzero è pure contento non può essere colpevolizzato.
    Peró rimane il vero problema ovvero il sistema sociale svizzero rischia di crollare e gli svizzeri andare sempre più in assistenza se non riescono più a trovare un lavoro adeguatamente pagato per sopravvivere in Svizzera.

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