Un uomo qualunque

Di Mystico

Quante volte gli USA sono stati teatro di sparatorie, quanti folli hanno aperto il fuoco in qualche edificio scolastico, ufficio o supermercato? Già, troppi. Ma cosa passa nella loro testa nei giorni che precedono gli assalti? Un Christian Slater addirittura magistrale interpreta Bob Maconel, il protagonista di “Un uomo qualunque”, eccellente dramma scritto e diretto da Frank Cappello nel 2007. Tanta azione, tanti colpi di scena e molta psicologia.  Iniziamo allora!

Ogni mattina Bob cammina a testa bassa nell’atrio affollato dell’azienda per cui lavora; si dirige spaesato alla sua postazione: scrivania e computer, all’interno di un separé due metri per due. “La gabbia”, come la definisce il rampante direttore di Bob. Cammina e rimugina sulla sua penosa esistenza. Quanto odio prova per quei colleghi crudeli e superficiali! Ha una pistola. Ha 5 pallottole ed è intenzionato a scaricarle contro alcuni di loro, i peggiori. Ma aprire il fuoco in ufficio non è una decisione che si prende sui due piedi nemmeno quando non si ha più nulla da perdere. Ci vuole tempo prima di passare dall’intenzione ai fatti. Serve un’altra dose di frustrazione. E poi un’altra ancora. Un giorno e poi un altro e un altro ancora. Finché il vaso trabocca.

Svelo solo i primi minuti di film: Bob prepara la sua folle vendetta da tempo. La pistola è pronta, ogni proiettile ha la sua vittima designata. Sul frigorifero di casa ha appeso una lettera che spiegherà al mondo le motivazioni del suo gesto, perché lui poi si toglierà la vita. E’ visibile il suo tormento, nonostante agisca in gran segreto e cerchi di non far trasparire le sue emozioni. La fronte suda e quello che si cela dietro a un paio di vecchi occhiali è uno sguardo angosciato. E’ uno dei numerosi e anonimi impiegati che svolgono noiose mansioni amministrative per una potente società, che ha sede in un moderno palazzo del centro. Un “mediocre”, vittima di una vita priva di stimoli, ossessivo, impiegato maniacale nell’ordine e malfidente. Sul lavoro non ha buoni rapporti con nessuno. Le umiliazioni sono il suo pane quotidiano. Il suo diretto superiore, più giovane di lui, lo tratta peggio di uno zerbino. Bob è frustrato. Ostenta calma piatta ma sta per esplodere; è solo questione di tempo.

Il fatidico giorno arriva. Ma succede qualcosa di pazzesco: impugna la pistola quando sente… degli spari! Boom, un corpo cade. Boom, ne cade un altro. Cinque dipendenti della società stesi al suolo, uccisi da un altro impiegato; un omicida che ha preceduto Bob di pochi secondi. I più fortunati dipendenti della società nel frattempo si sono messi in salvo. Nell’ufficio rimangono solo i cadaveri, l’omicida e Bob. I due si guardano. Bob ha gli occhi sgranati e la bocca spalancata. E’ incredulo. Gli chiede come mai non abbia ucciso anche lui: “Perché tu, Bob, sei più insignificante di me”, gli risponde. Inizia così un coinvolgente dialogo tra i due squilibrati.

Questo è solo l’inizio: 20 minuti senza respiro! Poi, un attimo di calma e ci si sofferma ad immaginare cosa potrebbe succedere in seguito, completamente rapiti da una storia confezionata in una pungente veste cinematografica, originale, in cui la realtà fredda e cruda degli eventi si alterna alla visionaria interpretazione degli stessi, che erompe dalla mente allucinata del protagonista. Il pubblico non sa mai cosa aspettarsi.

Il film è, sin dall’inizio, un’immersione nella personalità cupa e malata di Bob. La realtà di un uomo fortemente disturbato viene narrata con freddo e lucido realismo. Bob, nella sua follia, comunica con uno dei pesciolini del suo acquario. E’ l’unica creatura che ha il permesso di avvicinarsi intimamente alla sua persona, che conosce i suoi segreti. E’ come se Bob delegasse a quel pesce le riflessioni della sua stessa coscienza.

Un uomo qualunque” è un film appassionante e intelligente. Un tuffo nella psiche malata di Bob e in quella non certo sana di tutti gli altri: colleghi, superiori, vicini di casa. Se Bob è dominato dall’angoscia, gli altri abbondano di leggerezza e superficialità. Saranno anche meno pericolosi di lui, ma altrettanto spaventosi.

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