“Before the Flood” – Di Caprio e National Geographic per la decrescita felice.

Hai visto il film di Leo di Caprio sull’ambiente con National Geographic? No? Allora fila a guardartelo, ne vale la pena! Anzi, fai così, guardatelo direttamente qua sotto.

Ma per evitare qualsiasi mito fateci cominciare con una critica: di Di Caprio è contraddittorio. Un esempio: per fare il film Revenant hanno spostato l’intera troupe in Sudamerica perché in Canada non c’è più neve. Nel documentario osservano il problema evidenziando che non è normale che non ci sia più neve in Canada. Ma… il fatto che si facciano film milionari e per farli si spostino troupe da centinaia di persone da una parte all’altra del globo non aiuta certo a limitare il riscaldamento globale.

Queste contraddizioni condannano il lavoro di Di Caprio? Assolutamente no.

Abbiamo un problema che va molto, molto al di là del filmone girato da Hollywood. La società del consumo risponde a delle logiche economiche devastanti: solo un aumento del consumo potrà garantire che quanto di comodo ottenuto fino ad adesso continui non solo ad esserci per tutti quelli che già ne hanno goduto, ma anche per gli altri che verranno. Una corsa autodistruttiva a cui, per motivi che mischiano ideologie e speranze, non sembra possibile mettere freno.

Siamo sinceri: la nostra cultura attuale è una merda. Il film di Di Caprio ci informa dei sintomi, palesa su una situazione allucinata, ma non può essere un punto culturale di arrivo. Il film spinge moltissimo sul cambiamento di fonti energetiche. Ma non propone veramente cambiamenti politici per smettere di consumare.

Quel film deve valere come punto di partenza per tutti noi. Dobbiamo renderci conto che dobbiamo cambiare il nostro stile di vita, anzitutto imponendo riforme decisive a livello politico. La teoria della “decrescita felice” è senza dubbio un interessante mix teorico che prevede innovazioni individuali, sociali e politiche che vanno sostenute. Ragazzi siamone consapevoli: avere un mondo più sostenibile ci costerà qualcosa. In termini di lussi che ci permettiamo, in termini di conflitti sociali che possono scaturire sia con i milionari che dovranno passare alla cassa e con le vecchie generazioni che hanno goduto dell’illusione del progresso e che non vengono più capite dai giovani.

Sta a noi riuscire ad accettare questa sfida. È molto di più di cambiare solo una lampadina, si tratta di riunirsi e cercare di cambiare gli automatismi culturali, per cambiare la politica. È dannatamente più complesso della grande moda dell’indignazione, “indigny”, qua ora ci vuole impegno, “engagement”.

https://www.youtube.com/watch?v=qluqp4xmkqI

 

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