Chi comanda al Corriere?

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Il Corriere del Ticino, che dice essere giornale indipendente, mostra di non conoscere una delle regole più elementari del giornalismo: la separazione tra editore e giornale. Perché? Vediamo insieme.

Sono frequenti gli editoriali di Marcello Foa il quale, però, è amministratore delegato del gruppo editoriale del Corriere del Ticino: l’uomo forte dell’editore insomma, il braccio operativo, quello che stacca gli assegni. Fermi tutti. È normale che un amministratore delegato scriva sul “proprio” giornale? Chi decide la linea dello stesso? Quello che legalmente è il direttore responsabile, quindi quello che in caso di gabole ci finisce di mezzo, o l’amministratore delegato? E quando in due pezzi sullo stesso tema ci sono delle vistose contraddizioni, il lettore-cittadino come interpreta il fatto che amministratore delegato e direttore responsabile abbiano una diversa visione? Il massimo dirigente del gruppo editoriale che controlla, finisce col commissariare il lavoro del direttore responsabile e di tanti giornalisti? Marcello Foa, a queste domande, potrebbe rispondere che nonostante tutto lui è un giornalista, e quindi ha il sacrosanto diritto di scrivere. Certo, ci mancherebbe. Solo che in questo caso dimostrerebbe da solo una grande verità. Ovvero che nessun editore si è mai sognato di interferire così sul quotidiano di sua proprietà, tranne uno: Silvio Berlusconi.

Marcello Foa dal 1989 al 2011 è stato a il Giornale, con ruoli di primissimo piano. Fu assunto da Indro Montanelli, uno che nel 1994 diede una lezione di giornalismo e indipendenza alla propria redazione e al mondo intero. Silvio Berlusconi, una volta lanciatosi in politica, in una riunione coi giornalisti del Giornale chiese loro l’appoggio alla propria iniziativa promettendo in cambio (e solo in cambio) investimenti e correzione del deficit. La redazione si spaccò, e Indro Montanelli, non tollerando di dover diventare uno scribacchino al servizio del proprio editore, se ne andò dal Giornale (da lui fondato) con una discreta truppa di penne tra le quali Marco Travaglio e Beppe Severgnini. Che lezione ha tratto Foa da questa storia? Nessuna: nel Giornale che Berlusconi ha trasformato da quotidiano in bollettino partitico al soldo del suo partito, Foa ha sempre più fatto carriera e sul suo sito internet ancora oggi tiene il suo blog. Evidentemente per lui il giornalismo è questo: un gioco di potere, dove si va dove tira il vento e poco più.

Tornando a noi e al Corriere del Ticino, a questo punto, e tenendo conto di tutte le nostre considerazioni, ci rimane un’ultima domanda: qual è il ruolo di un editore “puro” in un territorio piccolo e nel mezzo di questioni gigantesche come il Ticino di oggi? Tenere bordone alla Lega o mantenere un punto di vista sobrio e “borghese” (in senso buono) come volevano i fondatori?

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