Fatti sotto, Donald

Di Jacopo Scarinci

Il cialtrone è diventato cialtrone in chief e saranno anni un po’ così. Ieri si sono lette divertentissime analisi che se Sanders al posto di Clinton signora mia che successone, che egli ha vinto solleticando la pancia del Paese quando invero ha preso meno voti sia di Romney nel 2012 sia di McCain nel 2008 e si è letto del sito dell’immigrazione canadese andato in tilt. Sarà. Affascinante finché si vuole, ma il punto è un altro.

Donald Trump alla Casa Bianca rappresenta il punto ultimo del masochismo umano. Peggio c’è solo l’olocausto nucleare, ma sembra che nonostante la battutona di Obama – costata chissà quanti voti – il sistema americano non preveda che il presidente possa giocare coi codici delle testate come fosse Candy Crush Saga. La curva più in basso di così non può scendere, e appunto per questo bisogna entrare nella forzata ottica di considerare Trump come una catastrofe necessaria per tornare a riprendere possesso delle nostre facoltà. Il pressapochismo e l’ignoranza dilagante hanno portato la gente a credere a tizi come lui? Bene: fatti sotto, Donald. Sei andato nelle periferie di Philadelphia e Cleveland a dire “Votatemi e tornerete ad avere un lavoro”? Bene, che qualcuno della tanto indignata stampa torni lì tra sei mesi, tra un anno, tra tre anni e chieda loro se quel lavoro è arrivato. Ti ha votato chi da 40 dollari all’ora nel Maryland è finito, per la stessa mansione, a prenderne 20 in Oklahoma? Che gli infighettati giornalisti americani si sveglino e scendano in Oklahoma a verificare se un tecnico informatico a caso che ti ha votato ha ricevuto l’aumento.

Trump non ha rubato nulla. Ha usato le tecniche del marketing, è stato portato in trionfo da un elettorato che prima di lui bocciò un veterano di guerra e un mormone, ha fottuto a destra e a manca gente che – spiace, è così – è stata prontissima a farsi fottere. Davanti a questa eclisse del buon senso e davanti al trionfo – orrore! – della faciloneria con la quale molta gente crede che bazzecole come globalizzazione e storture finanziarie si possano risolvere affidandosi a certi personaggi, la sfida è il fact checking costante. Ma non delle promesse elettorali che si sa, son foglie nel vento: delle azioni. L’indignazione va bene, ma se ‘sti qua stanno arrivando al governo ovunque, se bofonchiatori e analfabeti stanno soppiantando scienziati e laureati è anche colpa di chi tutto ciò lo ha permesso. Si inverta la rotta, e se non piace un cialtrone in chief come Trump lo si combatta con il controllo, con le indagini e le inchieste nei Battleground States andati ai repubblicani e si guardi quanto, cosa e perché Trump farà – o più verosimilmente: non farà – per loro. Solo così si smascherano gli apprendisti stregoni.

Stimolo per i dubbiosi. Facciamolo anche noi nel nostro piccolo: in Ticino sono migliorate le condizioni lavorative, economiche, sociali e di salute da quando la Lega spadroneggia indisturbata? Come dite? Ah.

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