La Lega mica è la Bulgaria!

Eh no. A loro piace venderla così. Cosa c’è di strano nel fare un referendum contro il proprio Consigliere di Stato? Niente! Viva la democrazia, viva le belle idee, viva la libertà che è primo valore della lega dei ticinesi. Ma la tassa sul sacco minaccia di diventare un bel problema in Via Monte Boglia.

È vero che la Lega è brava a non far uscire nulla. Si sbudellano come samurai in calore ma nemmeno uno schizzo di sangue (di solito) se ne esce dalle stanze del potere. Di solito. Ma andiamo con ordine. Zali propone la tassa sul sacco cantonale. Sembra che i Leghisti in parlamento, anche se in disaccordo con Boris, sposino la linea del compromesso (come avevamo scritto qui, http://gas.social/2016/11/zali-col-ps-e-la-lega-contro-siamo-allassurdo/) . Poi lunedì voltafaccia e parte il referendum. Ieri il Mattino ha scritto:

“Contro la tassa sul sacco del rüt è par­tito il referendum. Coerentemente con la linea che la Lega e questo giornale seguono da oltre due decenni. La rac­colta firme è già iniziata. Chiediamo che su questo tema sia il popolo a de­cidere.”

Peccato che, poco dopo, Ticinonews scriva:

“Alla vigilia della votazione in Gran Consiglio sembra che 14 deputati del gruppo parlamentare leghista, alla vigilia della votazione, si siano detti d’accordo nel sostenere la tassa. Pare invece che Boris Bignasca non ne volesse neppure sentir parlare e abbia minacciato referendum.”

Da qui il compromesso da rapporto PPD. Poi, però, qualcosa non è quadrato. Boris non è abituato a fare quello che dicono gli altri. È un po’ la scuola del papà: la democrazia lasciamola agli altri partiti. Prosegue nel suo articolo Ticinonews:

“I beninformati raccontano però che lunedì, un giorno prima il voto in Gran Consiglio, i formulari per il referendum fossero già belli che stampati, facendo saltare la mosca al naso a ben più di un leghista. Gli stessi dicono poi che, convocati da Attilio e Boris Bignasca, soltanto un colonnello e quattro deputati si siano detti favorevoli. La verità è che il referendum è da e per Lugano, che lo smaltimento dei rifiuti lo finanzia con le imposte. La conferma è arrivata dallo stesso Boris Bignasca.”

Boris sta tirando la corda. Lui non è il Nano e non può permettersi certe uscite che per il vecchio erano normali. La Lega ormai è, nel bene e nel male, un gruppo in cui due movimenti ben distinti si fronteggiano. E che prima o poi, quando il piccolo supererà la linea, arriveranno magari alla notte dei lunghi coltelli. È sufficiente stare ad aspettare.

Per quanto Zali, Borradori, Foletti e una frangia dei deputati in Gran Consiglio sopporteranno le prepotenze del pargolo? E, soprattutto: fino a quando lo stanco zio riuscirà a proteggerlo?

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