La scimmia coi tacchi

Di

Ecco qui, in poche scabre parole, cosa è salito al potere con Donald Trump:

“Ci sarà una ventata di aria fresca ora che una first lady di classe, bella e dignitosa tornerà alla Casa Bianca. Sono stanca di vedere una scimmia con i tacchi”.

Questa frase, non scritta ma appoggiata con entusiasmo (“Hai reso grande la mia giornata”), è costata il posto alla sindaca di Clay in West Virginia, Beverly Whaling. Lei e la sua amica su Facebook esultavano per il cambio della guardia alla Casa Bianca. La donna di classe è una modella slovena, Melania, la moglie di Donald Trump. La scimmia coi tacchi Michelle Obama.

Non so che paese sia Clay. So che non c’è neanche un afroamericano. E forse è meglio così. È un paesotto di 491 abitanti, con una Main Street con quattro case decenti, il municipio, un paio di negozi e il Clay West Bar. Birra e salsicce a prezzi popolari.

Questo grumo nero che esce da Clay è salito al potere con Donald Trump, quello che alcuni plaudono perché presunto pacifista, o perché di sicuro risolverà i problemi finanziari dell’America. Un presidente Usa che urla contro gli immigrati e che diventa così la bandiera del Klan o di questa gentaglia. Un presidente per cui le donne sono oggetti da prendere con la forza. Questa è l’idea che è passata ed è quella per cui i progressisti piangono e protestano. Il discorso profetico di Michelle Obama, tenuto a settembre, non è servito a far ragionare gli americani sulla violenza intrinseca nella candidatura Trump:

“(…) nessuna donna merita di essere trattata in questo modo. Nessuno di noi merita questo tipo di abusi. E so che è una campagna elettorale, ma non riguarda più solo la politica. Stiamo parlando delle basi della decenza umana. Stiamo parlando di cosa è giusto e cosa è sbagliato. (…)Gli uomini della mia vita non parlano e non hanno mai parlato così (…). Diciamolo in modo chiaro: gli uomini forti, quelli che sono davvero un modello, non hanno bisogno di offendere le donne per dimostrare il loro potere (…)”

Ma non sono gli uomini forti ad aver votato Trump. Sono quelli spaventati e impauriti, cresciuti con le torte di Nonna Papera sul davanzale. Con l’idea che il loro piccolo mondo antico sta scivolando via come la sabbia dell’Arkansas nella Grande depressione. È ovvio che non sono tutti razzisti. Semplicemente i razzisti hanno preso forza con le dichiarazioni del loro presidente. Sono usciti dalle tane, come quelli italiani, vidimati da anni di Berlusconi, un presidente tanto simile a Trump. La Kyenge, ministro di origini congolesi era la scimmia, l’orango. Come era uno scimmione per Gobbi Anson Carter, l’afroamericano del Lugano. Scimmie, gorilla, uh uh uh… Questo è quello che ci regala Trump, che ci ha regalato Berlusconi, che ci ha lasciato Gobbi. Un’idea vergognosa figlia di epoche che avevano scusanti ma che oggi non ne hanno più.

Io la scimmia coi tacchi la voterei anche domani. Anche oggi. La preferirei un miliardo di volte alla Barbie inutile di Trump. Perché molti di noi, anche se uomini, vogliono donne forti e determinate, materne e comprensive, sensibili e dure quando è necessario. Non pagliacci col parrucchino.

Noi quelle donne le seguiremmo in capo al mondo e forse, già oggi, lo facciamo nelle nostre case. Tutti i giorni.

unnamed

Ti potrebbero interessare: