L’altra faccia di Gorino: Riace, la città dell’accoglienza

Di Marco Narzisi

C’è un’umanità che smette di essere tale, e rifiuta e respinge donne e bambini in cerca di una nuova speranza, alza barricate contro i disperati, accampa bizzarre teorie sull’inferiorità degli africani rispetto ai bianchi e scarica la responsabilità dell’accoglienza sugli altri.

Ma quelle quattro anime nere di Gorino non sono l’Italia, non sono il mondo: c’è un’altra faccia della medaglia, ed è quella che si apre all’altro, che accoglie chi ha perso tutto, che dà una nuova possibilità.

Riace, paesino sulla costa jonica della Calabria, 1800 abitanti e una fama solo nominale dovuto al ritrovamento, nelle sue acque, dei famosi Bronzi, ha offerto e offre un esempio di come accogliere i rifugiati possa diventare davvero una fonte di nuove risorse e di crescita comune, al di là della retorica (anche di sinistra): il sindaco, Domenico Lucano, è finito sulle pagine di “Fortune” nella classifica dei 50 uomini più influenti al mondo, insieme a Papa Bergoglio, Bono Vox, Angela Merkel, unico italiano in questa Top 50, per aver rivitalizzato il paese grazie ai profughi che fin dal 1998 accoglie sulla base di un programma e di un metodo preciso.

A Riace i primi rifugiati arrivarono nel 1998, un gruppo di circa 200 curdi su un barcone: trovano case lasciate vuote da un’emigrazione in uscita inarrestabile e una situazione economica stagnante. Oggi, su 1800 abitanti, 400 sono stranieri, di 20 diverse nazionalità, perfettamente integrati nel territorio grazie a una formula di accoglienza virtuosa che unisce aiuto pubblico e vigilanza locale: i profughi, infatti, non sono stati collocati in alberghi o ostelli, ma ad essi sono state assegnate le circa 150 abitazioni abbandonate, sono stati organizzati laboratori artigianali per favorire la formazione professionale e scuole per i bambini; inoltre, a demolire la becera retorica della Destra, i famosi 35€ che lo Stato stanzia per ogni rifugiato sono stati versati direttamente all’amministrazione, che anziché dare ai profughi del denaro, rischiando poi che i fondi vadano dispersi, consegna dei buoni acquisto di vario genere utilizzabili solamente a Riace, rimettendo così in moto l’economia locale.

Riace ci regala una speranza, dopo la montagna di merda che gli abitanti di Gorino, parroco in testa, hanno buttato in faccia a donne e bambini in cerca di una nuova possibilità: soprattutto, ci dimostra che esistono ancora uomini e donne veri, che hanno memoria di ciò che sono stati, persone che conservano ancora l’empatia e il senso di solidarietà per chi oggi vive il dramma dell’emigrazione e della fuga dal vuoto di speranze. Se il nord respinge e alza le barricate, il Sud accoglie: Riace non è Gorino, e ce ne vorrebbero altre dieci, cento, mille di realtà così.

A chi dice: “Accoglieteli a casa vostra” il sindaco di Riace ha risposto “Va bene”.  E non c’è peggior schiaffo per la Destra becera che mettere in ridicolo i suoi starnazzanti slogan.

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