Non siamo mica scemi!

Di Corrado Mordasini

Qui c’è il rischio di tediare il lettore, che si ritrova ogni volta a sorbirsi anche le nostre tirate su Prima i nostri. Ma non è colpa nostra, noi ci limitiamo a dibattere, da buon portale di controinformazione, di quelli che sono i fatti e non aria fritta.

Le ultime battute in merito alla famigerata iniziativa Prima i nostri, promossa da UDC e Lega, sono che tutti gli attori civili, e cioè sindacati e Camera di commercio, non hanno nessuna intenzione di partecipare alla fantomatica tavola rotonda caldeggiata da Marchesi e combriccola. Infatti sia UNIA che OCST, sindacati di sinistra l’uno e cattolico l’altro, sia la Camera di Commercio, di stampo borghese, disertano l’invito dell’UDC come a dire ci spiace, ma voi fate i pasticci e voi ve li risolvete.

Gli attori “civili” chiamati in causa non ci stanno, ritengono la questione politica e dunque siano i politici a fare delle proposte. Allo stesso modo, i partiti chiedono a Lega e UDC di essere loro, in quanto fautori dell’iniziativa, a spiegare come agire e come implementarla. UDC e Lega sono sempre più isolati dalla società e dai partiti che, stavolta, non ci stanno a farsi prendere per il naso. Ora li si aspetta al varco. Tanti proclami e starnazzi prima del voto rischiano, dopo, di diventare carta straccia. Ricordiamo che le vaghe misure finora espresse dall’UDC sono o inapplicabili, o già in atto o sono già state proposte anni fa da altri. Insomma, stavolta sarà perlomeno interessante vedere se i soliti chiuditori di frontiere saranno in grado di governare decentemente. Perché a sbraitare sono capaci tutti, a tirare il carro un po’ meno.

Ricordiamo che Marchesi paventava un’applicazione a più stadi, e aveva chiamato in prima battuta lo Stato (e ti pareva). Peccato che lo Stato già attua le preferenze indigene, così come le strutture parastatali. Lo dimostrano le esigue percentuali di frontalieri sia in governo (polizia e scuole) che nella RSI. Un’eccezione la fa il sanitario, dove è, attualmente, quasi impossibile coprire le falle con persone formate ticinesi. Insomma, altro che Stato. Se lo Stato e il parastatale fossero il privato, la percentuale di frontalieri non arriverebbe nemmeno al 5%.

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